Presagi infausti

Costruire la morte di un dio

Calpurnia sorregge il cadavere di Cesare - Immagine creata con IA

Il Cesare che si apprestava ad affrontare le Idi di Marzo era ormai al culmine del suo potere: dopo aver trionfato sui suoi nemici pompeiani, il cinquantacinquenne dictator si apprestava a un non meglio definito progetto di riforma costituzionale della Res Publica - si suppone di stampo monarchico - e predisponeva nuove campagne sia contro i Parti in Oriente, sia contro le popolazioni germaniche.

Ovviamente, i suoi progetti sarebbero stati vanificati dal suo imminente omicidio.

Data l'importanza del personaggio e la sua eredità politica, era prevedibile che fiorissero numerosi racconti su presunti presagi e su persone che avrebbero cercato di metterlo in guardia; Cesare tra l'altro venne divinizzato due anni dopo la sua morte, per cui le circostanze della morte del futuro divus Iulius dovevano possedere necessariamente connotati paranormali. Si racconta, innanzitutto, di visioni di fuochi fatui, di uccelli solitari nel Foro e di inquietanti rumori notturni nell'Urbe. Si tramanda che Cesare, in qualità di pontifex maximus, stesse compiendo un sacrificio, ma non riuscisse a trovare il cuore della vittima - presagio infausto.

Quanto alle figure che pare avessero cercato di avvertirlo del pericolo, le più note furono l'aruspice etrusco Spurinna e la moglie di Cesare, Calpurnia: il primo gli intimò di guardarsi dalle Idi di Marzo - e non mancò di ricordarglielo prima di entrare nella curia, mentre la seconda fece sogni terribili, nei quali vedeva il crollo della loro casa e il cadavere del marito. Addirittura, venne scomodato il personaggio di Capi, mitico fondatore di Capua: nel corso di demolizioni in loco dei coloni cesariani, fu rinvenuta la sua tomba e una lastra bronzea con le seguenti parole: "Quando saranno scoperte le osse di Capi, un discendente di Iulo verrà assassinato per mano di consanguinei, e subito dopo sarà vendicato con grandi stragi e lutti per l'Italia"; un chiaro riferimento al cesaricida Marco Giunio Bruto e alle dicerie che lo presentavano come figlio illegittimo di Cesare.

Probabilmente Cesare, nonostante avesse delle note simpatie epicuree, fu influenzato da questi presagi, poiché sembra che avesse deciso di restare e rimandare la seduta del 15 marzo. Tuttavia, quella stessa mattina venne raggiunto da Decimo Bruto, suo luogotenente in Gallia e congiurato, che lo convinse a partecipare, sostenendo che la sua assenza avrebbe potuto essere interpretata come un atto di mancato rispetto verso il Senato.



Bibliografia:

Svetonio, "Vite dei Cesari", libro I edito BUR-Rizzoli, 1982.

Plutarco, "Vite Parallele. Le vite di Alessandro e Cesare", Rusconi Libri, 2021.

L. Canfora, "Giulio Cesare. Il dittatore democratico", Laterza, 2006.

Autore:

Alessandro Pagano - Dottore magistrale in Filologia Moderna

Data di pubblicazione:
2026-03-15