Patrizi e plebei: chi erano davvero?

Oltre il mito dei “ricchi contro poveri” nella Roma arcaica

Particolare dello scontro tra gli ordini, immagine creata con IA

Molto spesso si tende a semplificare queste realtà sociali, definendo i primi come i più ricchi e potenti e i secondi come i più umili. La questione era più complessa ed è ancora oggi dibattuta.

Il termine patricius deriva da patres e indica non solo, letteralmente, i padri, ma anche i capi delle gentes. Per Tito Livio essi discendevano dai cento patres che componevano il senato romano creato da Romolo. Per Plutarco si trattava dei primi membri del senato, i quali, dopo la fondazione, erano in grado di indicare il proprio padre. Il biografo greco attribuisce loro anche un’altra accezione, cioè quella di protettori con un vasto seguito clientelare; il termine si collegherebbe quindi all’attività di patronus.

Chi erano, invece, i plebei? È probabile che la plebe abbia preso coscienza della propria specificità grazie ai patrizi, i quali utilizzarono questo termine — plebs — per definire chi non era come loro. Per quali motivi? Sono ormai scartati i fattori di carattere economico, dal momento che esistevano plebei con sostanze anche maggiori di quelle dei patrizi e con propri clientes, favoriti soprattutto dal fatto che era la plebe a occuparsi prevalentemente dell’artigianato e del commercio. Tra la nobilitas, infatti, erano mal viste attività che non fossero legate alle rendite del proprio latifondo o al mestiere delle armi, anche se ciò non impedì ai patrizi di affidarsi in futuro a dei prestanome per gestire indirettamente attività commerciali.

Restano dunque da considerare i fattori socio-culturali e religiosi.

Uno dei momenti culminanti dello scontro tra le due parti fu la stesura delle leggi delle XII Tavole, da ascrivere alla metà del V secolo a.C.; i plebei, dopo una battaglia quinquennale, ne ottennero una revisione favorevole, in particolare sul diritto di connubium, cioè la possibilità di contrarre matrimonio anche con i patrizi attraverso la lex Canuleia del 445 a.C. Tale pratica permetteva soprattutto di stabilire alleanze e rapporti commerciali; dato il rifiuto iniziale di concederla alla plebe, possiamo ipotizzare che le vere differenze tra le due parti fossero da ricercare in tradizioni familiari ataviche, intrecciate con la religione, nelle quali i patrizi non riconoscevano i plebei, in quanto per loro estranei. È suggestiva l’ipotesi dello storico Kovaliov, secondo cui elementi di carattere matriarcale, tipicamente etruschi, che permanevano fra i plebei fossero una probabile causa dell’ostilità dei patrizi, organizzati su un piano sociale e familiare rigidamente patriarcale.



Bibliografia:

Plutarco, Vite Parallele – Teseo e Romolo, edito Bur-Rizzoli, Milano, 2019.

Tito Livio, Storia di Roma, libri I-II editi Bur-Rizzoli, Milano, 1982.

Brizzi G., Roma – potere e identità dalle origini alla nascita dell’impero cristiano, Patron Editore, Bologna, 2012.

Kovaliov Sergej I., Storia di Roma, edito Pgreco, Sesto San Giovanni (MI), 2013.

Autore:

Alessandro Pagano - Dottore magistrale in Filologia Moderna

Data di pubblicazione:
2026-08-25