Giovanni Maria Angioy a Sassari
Il tentativo di abolizione del feudalesimo sardo
Giovanni Maria Angioy entra a Sassari - Wikimedia
Il 28 aprile del 1794 a Cagliari scoppiò una grande rivolta contro il governo sabaudo della città e dell'isola, la quale portò allo scatenarsi dei Vespri sardi. Ogni anno in Sardegna questo avvenimento viene ricordato con la ricorrenza chiamata Sa die de sa Sardigna (letteralmente "La giornata della Sardegna"). Questa festività viene pubblicizzata come un momento della storia in cui tutta l'isola ha fatto fronte unico contro il potere straniero, ma la realtà ci racconta che questa è stata una rivoluzione lasciata a metà e soffocata dagli stessi sardi.
Giovanni Maria Angioy era un giurista e grande proprietario terriero sardo, discendente di una famiglia nobile del paese di Bono, nella regione storica del Goceano. La sua storia si intreccia con quella dei Vespri sardi dal momento in cui il Vicerè sabaudo Balbiano fu cacciato da Cagliari dopo una rivolta del popolo in armi, generata dal malcontento dovuto alla mancata elargizione delle richieste degli Stamenti sardi a seguito della vittoria di questi contro il tentativo di invasione dei francesi rivoluzionari nel capoluogo. Angioy faceva parte del tribunale della Real Udienza nel momento in cui prese le redini del governo dell'isola in mancanza di un vicerè.
Durante i tre anni dei Vespri sardi nel movimento rivoluzionario sardo si crearono due correnti di pensiero principali: quella moderata, che supportava la sola richiesta di conferma delle richieste stamentarie da parte del sovrano sabaudo, guidata da Efisio Luigi Pintor e quella radicale, che puntava alla completa dissoluzione del sistema feudale per via pacifica, guidata dallo stesso Giovanni Maria Angioy. Questo scontro fu sempre soggetto a una sostanziale diffidenza tra le parti e si esacerbò a seguito della trucidazione a Cagliari di giudici sassaresi fedeli al re e alle rivolte nei feudi dei nobili sassaresi nel Logudoro, con la conseguente presa d'assedio di Sassari da parte dei vassalli.
Sassari, infatti, era ormai diventata la roccaforte del pugno duro sabaudo negli affari di Sardegna e di fatto si era distaccata del tutto dal governo di Cagliari foraggiato dalla complicità del nuovo Vicerè Vivalda. Gli Stamenti sardi riuniuti decisero così di mandare Giovanni Maria Angioy a capo di un esercito verso Sassari per prendere la situazione in mano, ma come arrivò nella città il 28 febbraio del 1796 la fazione moderata del Pintor si stava già liberando degli esponenti fedeli al rivale. Le idee dell'Angioy vennero etichettate come giacobine e la sua spedizione dichiarata illegale, costringendolo così a un esilio forzato in Francia fino alla sua morte.
A cura di Manlio Brigaglia, Attilio Mastino, Gian Giacomo Ortu, Storia della Sardegna: dal Settecento ad oggi, Laterza, 2006.
2026-04-28