A colloquio con lo Scià
L'impresa di Anthony Sherley
Ritratto di Anthony Sherley ad opera di Dominicus Custos - WikiCommons.
Nel 1598 il gentiluomo Anthony Sherley, avventuriero proveniente da una famiglia della gentry inglese e con un'educazione impartita dall'Università di Oxford, partì per una missione spericolata ma dall'inimmaginabile importanza geopolitica: raggiungere la Persia safavide. L’Inghilterra elisabettiana, osteggiata dalle grandi potenze cattoliche e interessata a stringere rapporti con l’Impero ottomano - finora con scarso successo -, guardava con interesse al Medio Oriente. Sin dall'annessione del Portogallo nel 1580, Filippo II di Spagna aveva monopolizzato il commercio marittimo orientale. La famiglia Sherley faceva parte della fazione del conte di Essex, fiero oppositore della Spagna, il quale aveva l'obiettivo di estendere l'influenza inglese per contrastare il predominio marittimo spagnolo. L'obiettivo di Essex era una coalizione anglo-olandese, a cui agganciare la Persia safavide, in grado di rivaleggiare contro la Spagna, il Portogallo e l'Impero Ottomano. Ciò però andava in controtendenza rispetto alla politica pro-ottomana alla corte di Elisabetta I. Sherley, senza mandato ufficiale, si pose l’obiettivo di stringere un'alleanza con lo scià Abbas I, sovrano riformista e abile stratega. Partito da Venezia nel maggio 1598, il gentiluomo arrivò alla corte di Abbas a Qazvin, la capitale safavide. Abbas, desideroso di rompere l'accerchiamento ottomano, accolse Sherley con grande favore e gli propose un compito audace: tornare in Europa come suo ambasciatore straordinario per cercare alleati contro Costantinopoli. Sherley accettò con entusiasmo e venne conferito di titoli onorifici (tra cui il titolo persiano di mirza, riservato ai principi) e fornito di lettere ufficiali per le corti europee. Come racconta Jerry Brotton, questo incontro fu emblematico di un'Inghilterra più globale di quanto la narrazione tradizionale suggerisca: il Mediterraneo e il Medio Oriente non erano confini lontani, ma teatri vitali di diplomazia e alleanze. Tuttavia, il progetto diplomatico di Sherley incontrò molti ostacoli. Tornato in Europa, trovò le corti diffidenti; anche a Londra, Elisabetta I, attenta a non irritare l’Impero Ottomano, si mostrò cauta a questo progetto di alleanza euro-persiana anti-ottomana. Il successore di Elisabetta, Giacomo I, cassò definitivamente i piani di Sherley, visto che il suo unico obiettivo era la pace con la Spagna. Sherley concluse gli ultimi anni della sua vita da esule in Spagna, anche se l’eco delle sue avventure influenzò profondamente l’immaginario elisabettiano.
Jerry Brotton, This Orient Isle: Elizabethan England and the Islamic World, Londra, Penguin, 2017, pp. 233-266.
2026-03-04