Per non cadere prigioniero

La fine dell'irredentista trentino Mario Maddalena

Il volontario irredentista Mario Maddalena indossa l’uniforme da tenente degli Arditi con il distintivo di specialità, ricamato in oro, cucito sul braccio sinistro, sotto i due distintivi per ferite di guerra.

Mario Maddalena, nato a Rovereto il 28 settembre 1899, si arruola volontario, mentendo sulla propria età, il 24 luglio 1916. Essendo un irredentista trentino, nato suddito austro-ungarico, adotta il nome di battaglia di Mario Ferrario. Viene destinato al 6° reggimento alpini di stanza a Verona e, dopo circa un anno, è tenente nel battaglione Val Natisone dell'8° reggimento alpini. Durante le giornate di Caporetto Maddalena si trova nelle trincee sulle Alpi di Fassa, dove riesce a far ritirare il proprio reparto fino alla zona del Grappa dove domanda per essere inviato ad un reparto di Arditi. Maddalena ottiene il comando della 2ª compagnia del XXIX° reparto Arditi e, il 29 luglio 1918, partecipa all'azione per la conquista di Quota 703 in Val d'Adige. Il 3 agosto l'azione, vittoriosa per gli italiani, si conclude tragicamente. Accerchiato dalle truppe nemiche Mario, per non cadere prigioniero e correre il rischio di essere riconosciuto e impiccato come Cesare Battisti e Fabio Filzi, si suicida. Decorato, alla memoria, con Medaglia d'Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: "Comandante di due sezioni mitragliatrici in una compagnia d'assalto, nella preparazione di un'azione offensiva, eseguiva ardite ricognizioni fin sotto le vedette nemiche, riportando utili e preziose notizie. Eludendo poi l'intensa vigilanza dell'avversario, guidava i suoi uomini ad appiattirsi e breve distanza dalla posizione da assalire, e ivi restava ben undici ore in attesa del segnale d'attacco. Al momento opportuno muoveva quindi con bello impeto, alla difficile conquista, e, raggiunto lo sbocco di una galleria difesa da una mitragliatrice nemica, personalmente scaricava contro di questa una delle proprie armi da lui tolta al capo arma caduto. Ferito, rinunciava a ogni soccorso, riordinava i suoi uomini e riprendeva a combattere con immutato entusiasmo, finché non venne colpito nuovamente ed a morte. Doss Alto di Zures (Riva), 3 agosto 1918". Un cippo, posto nel luogo in cui cadde, e una lapide, sulla casa in cui nacque, ancora lo ricordano.



Bibliografia:

Francesco Frizzera, Davide Zendri, L’Esercito Italiano nella Prima guerra mondiale, l’uniforme grigio-verde 1909-1919, Verlag Militaria, Vienna, 2022.

Autore:

Davide Zendri

Data di pubblicazione:
2026-01-06