L'esercito fascista
L'inquadramento militare dei fasci di combattimento
La Disperata operante a Firenze - Wikimedia
Nel maggio del 1921 il Partito Nazionale Fascista entrava per la prima volta in Parlamento, dopo essere stati coinvolti nel Blocco nazionale, una coalizione politica comprendente la quasi totalità dei partiti politici che intendevano porre un'argine all'avanzata dilagante dell'ideologia socialista in Italia. Questa entrata in grande stile del fascismo nella politica dei partiti italiana, era stata avvallata non di meno che dal Primo Ministro e leader dello storico Partito Liberale, che pensava a un'inquadratura di Mussolini e dei suoi seguaci all'interno della realtà partitica, come un modo per sedare il carattere più violento ed antisistemico delle squadracce.
Questo, come noi purtroppo ben sappiamo, non fu e Italo Balbo nel 1923 commentava così gli avvenimenti del settembre 1921 riguardanti la grande operazione di occupazione delle milizie fasciste ai danni della città di Ravenna: "Fu nel settembre del 1921, che lo squadrismo fascista di difesa prese una regolarissima forma militare". In questa breve citazione possiamo cogliere due spunti molto importanti: il primo è l'ostinazione al far apparire l'operato dello squadrismo fascista come una risposta alle violenze perpetrate dai socialisti definendolo "di difesa" e il secondo è il modo in cui Balbo cominci a parlare di "regolarissima forma militare".
Con l'avvento del fascismo in Parlamento, infatti, esso non venne sedato come auspicato da Giolitti, bensì prese i connotati di una vera e propria milizia nazionale, radicata capillarmente nel territorio e con proprie gerarchie parallele a quelle dell'esercito regolare. Il 20 settembre venne spedita una circolare a tutti i Fasci locali, nella quale venivano elencate le caratteristiche che ogni squadra fascista doveva possedere. Queste dovevano essere composte da 13 membri e da 22 se composte in contesto cittadino, compresi alfieri e capisquadra, con ogni membro che doveva avere almeno 18 anni. Nel caso in cui si avesse la possibilità di comporre più squadre, una di esse sarebbe dovuta essere chiamata Disperata e incaricata delle spedizioni esterne.
Questa irregimentazione pose le basi per la vera e propria fascistizzazione dell'Italia, con un movimento diventato partito che ormai sfidava e avrebbe presto intaccato, il monopolio della violenza posseduto dallo Stato. Da questo momento in poi, superata la crisi tra capi squadristi e Mussolini, la direzione sarebbe stata sempre quella verso una costante crescita di violenze e aumento di importanza di queste milizie fasciste con la democrazia che, a seguito di un dopoguerra buio, finiva per morire del tutto.
Emilio Gentile, E fu subito regime, il fascismo e la marcia su Roma, Editori Laterza, Roma-Bari, 2014.
19/08/2026