ARTICOLO DEL GIORNO

01/10/2026

La triste fine del popolo Ainu

La storia dimenticata dell'isola di Hokkaido

Fotografia risalente al 1904 di alcune persone appartenenti al popolo Ainu in abiti tradizionali. Gli uomini Ainu erano soliti portare lunghe barbe come simbolo di virilità e saggezza, cosa che li distingueva nettamente dai giapponesi di etnia Yamato (il gruppo etnico maggioritario del Giappone). - Commons Wikimedia.

L’isola di Hokkaido, oggi associata unicamente al suggestivo paesaggio invernale giapponese, nasconde una storia da molti dimenticata. In origine, infatti, l’isola di Hokkaido era nota con il nome di Ezochi, e non era abitata dai giapponesi, bensì dal popolo degli Ainu. Costoro infatti, il cui nome, come quello di molte popolazioni indigene dell’Africa e dell’America, significava in origine “gli uomini”, si erano insediati sull’isola diversi millenni prima di Cristo. Per diversi secoli, essi vissero praticando la raccolta, la caccia e la pesca, creando una società di tipo tribale basata sui clan e il prestigio dei capi tribù e organizzando le comunità in piccoli villaggi noti come kotan. Gli Ainu avevano anche rapporti politici e commerciali con le potenze continentali, come la dinastia mongola degli Yuan e le dinastie cinesi dei Ming e dei Qing. Tra ‘500 e ‘600 i giapponesi di etnia Yamato intensificarono la propria influenza sulla parte meridionale dell’isola. Per molto tempo, i coloni giapponesi insediatisi a sud commerciarono pesce, seta e pellicce con gli Ainu, imponendo loro anche il pagamento di alcuni tributi. Le cose cambiarono in seguito alla Restaurazione Meiji: nel 1869, il governo imperiale occupò l’intera isola, annettendola ufficialmente nel 1874. Nello stesso anno, cominciò a favorire l’insediamento di coloni e lo sviluppo agricolo, minerario e industriale dell’isola. A fare le spese di tutto ciò fu il popolo Ainu: infatti, mentre tra gli anni ’70 e ’80 dell’800 nel complesso la popolazione dello Hokkaido passò da 58 mila a 240 mila abitanti, quella degli Ainu scese dai circa 80 mila presenti nel ‘700 a poco più di 10 mila nel 1870. Le terre degli Ainu furono confiscate e assegnate ai coloni, e molti indigeni furono trasferiti nelle regioni più inospitali e improduttive della regione, imponendo loro di abbandonare le loro tradizionali pratiche di caccia e raccolta per diventare contadini sedentari, col risultato che essi finirono per trasformarsi in semplice manodopera a basso costo per i giapponesi. Gli Ainu subirono anche un processo di assimilazione forzata alla cultura Yamato, ricevendo nomi giapponesi, venendo costretti a far studiare i loro figli nelle scuole giapponesi e abbandonare alcune loro pratiche culturali giudicate “barbare”, come i tatuaggi, in uso soprattutto presso le donne, e i sacrifici animali. Il governo giapponese, nel trattamento riservato agli Ainu, aveva preso come modello la politica delle riserve indiane attuata dagli americani, che in quegli anni infatti influenzavano fortemente il Paese del Sol Levante.



Bibliografia:

Andrea Revelant, Il Giappone moderno dall'Ottocento al 1945, Einaudi, 2018.

Autore:

Leone Buggio

Data di pubblicazione:
01/10/2026