Dal deserto alla neve
Annibale valica le Alpi
Annibale valica le Alpi col suo esercito - Immagine generata con IA
L’attraversamento delle Alpi da parte di Annibale è un fatto che si tramanda da millenni e uno dei ricordi scolastici che meglio resiste al passare del tempo.
Il Barcide partì nel 218 a.C. da Nova Carthago (Cartagena), valicò i Pirenei orientali presso il Col de la Perche e raggiunse le Alpi passando in Italia da un valico alpino.
Quale “porta” il condottiero abbia attraversato per entrare in Italia rimane ancora materia di dibattimento, anche se gli studi propendono per il Moncenisio.
Le due fonti antiche (Polibio e Livio) sono particolarmente ricche di particolari nel trattare la traversata, tuttavia gli scarsi riferimenti topografici precisi hanno ingenerato la successiva incertezza e, quindi, i tanti studi conseguenti: fin dall’antichità questa impresa attirò su di sé un interesse notevole.
Annibale partì verso la fine di maggio e arrivò alla sommità del passo «nel momento in cui tramonta la costellazione delle Pleiadi», ovvero nell’ultima decade di ottobre.
La marcia sulle Alpi dovette senza dubbio essere faticosa oltre ogni dire: i soldati e gli animali erano già sfiancati da più di 1500 chilometri percorsi e le Alpi erano già imbiancate dalle prime nevi settembrine.
L’esercito non venne mai attaccato seriamente dalle popolazioni locali, le stesse però si lanciavano in azioni di guerriglia, poiché gole e alture erano luoghi perfetti per tendere imboscate a una colonna che, dagli elefanti in testa ai cavalli in coda, si snodava per chilometri.
Vale la pena evocare uno stratagemma che Annibale utilizzò per sfuggire a questo nemico incalzante: al calar della notte fece accendere i fuochi dell’accampamento, ma non fece arrestare la marcia, ingannando quindi gli indigeni e consentendo all’esercito di allontanarsi indisturbato dai luoghi delle imboscate.
L’ultimo tratto della marcia fu caratterizzato da bufere, neve e maltempo e il lungo corteo arrivò al valico quasi allo stremo delle forze e solo la visione del tramonto sulle valli italiane sotto di loro concesse la forza di proseguire.
L’Africa entrò così in Europa, ma pagando un costo altissimo: le fonti dicono che i cartaginesi alla partenza erano più di centomila e che arrivarono in Italia 20.000 fanti e 6.000 cavalli. La stima dei soldati alla partenza è senza dubbio troppo alta, ma da questi numeri traspare la difficoltà e la grandezza dell’impresa.
Non scordiamoci però che, per citare il libro “Annibale” di Gianni Granzotto «Annibale non è importante nella storia per aver attraversato le Alpi, ma per quello che fece dopo che le valicò, durante i quindici anni che trascorsero dal quel momento».
Polibio (autore), Domenico Musti (a cura di), Storie, Rizzoli 2001, Vol. 2 (Libri III-IV).
TIto Livio (autore), Paola Ramondetti (a cura di), Storie, UTET 1992 (Libri XXI-XXV).
Gianni Granzotto, Annibale, Mondadori 1998.
Codazzi Giovanni
12/06/2026