Da Princeps a Dominus
La deificazione dell’imperatore di Roma durante la dinastia severiana
Lawrence Alma-Tadema, Le rose di Eliogabalo, olio su tela, 1888. La scena raffigura uno dei miti che circolavano intorno a Eliogabalo sin dall'antichità. Nella Historia Augusta, testo redatto nel IV secolo e di incerta paternità, l'imperatore veniva accusato di avere sepolto dei commensali sotto una massa titanica di petali di rosa. - wikimedia
L’azione politica di Lucio Settimio Severo entrò nel vivo dopo la guerra civile del 193-197, con l’eliminazione dei rivali e la trasfigurazione dell’imperatore romano da protettore del Governo per conto del Senato in padrone dello Stato per conto dell’Esercito. Al concetto di princeps subentrò quello di dominus.
Il primo dinasta dei Severi sposò la nobile siriana Giulia Domna, importando una visione mediorientale del potere molto più legata alla religione e al diritto dinastico. La monetazione, in questo periodo, presenta la figura dell’imperatore con tratti divini, quali la corona solare. Dopo la sua dipartita nel 211, Giulia Domna e la sua cerchia di principesse siriane divennero le vere detentrici del potere. Rafforzò il primogenito Caracalla in contrapposizione al fratello minore Geta, assassinato neanche un anno dopo la morte del padre. Quando poi il prefetto del pretorio Macrino uccise a sua volta Caracalla, nel 217, fu sempre lei a far passare il nipote della propria sorella per un figlio di Caracalla e a garantirne l’ascesa al potere contro Macrino stesso, sconfitto dai suoi sostenitori nei pressi di Antiochia l’anno successivo.
Nel 218, Roma ebbe così per imperatore un sacerdote quattordicenne del culto solare in voga presso Emesa: Sesto Vario Avito Bassiano, meglio noto come Eliogabalo. Il soprannome gli derivò dalla divinità araba che adorava: El-Gabal. Il nuovo imperatore la importò, identificandola con il Sol Invictus e trasformando la religione pubblica in una forma di enoteismo. Le notizie su di lui ci arrivano dai suoi oppositori e sono colme di pettegolezzi, ma effettivamente il fervore con cui cercò di accentrare intorno a sé e al proprio dio la vita cultuale romana non ammetteva compromessi e insultava il conservatorismo della classe senatoria. Sembrava ignorare il fatto di stare vivendo in un’epoca instabile, in cui facilmente un gruppo di militari ribelli poteva tentare con la violenza di mettere al vertice un proprio leader. Nel 222, fu assassinato dai pretoriani e gli successe il cugino Alessandro, il quale avrebbe fatto poi la stessa fine nel 235. Da lì in poi, per circa cinquant’anni, l’Impero sarebbe sprofondato nell’anarchia militare.
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Articolo Sito: Ivan Ferrari, Storie di imberbi imperatori romani, La tigre di carta N.29, Luglio 2023 (consultato 2024)
Erodiano, Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio, Filippo Cassola (a cura di e traduz), Giulio Einaudi editore, 2017
Cassio Dione, Storia Romana, Alessandro Stroppa (a cura di, traduttore) Vol.9, BUR Rizzoli, 2018
Elio Lampridio, Giulio Capitolino, Elio Spartiano, Vulcacius Gallicanus, Trebellio Pollione, Flavio Vopisco, Storia Augusta, traduz. Nicola Lembo, Independently published, 2021
Ferrari Ivan
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23/01/2026