ARTICOLO DEL GIORNO

10/09/2026

Il “J’accuse” di Émile Zola e l' "affare Dreyfus"

Il dilemma tra la verità ed il prestigio dell'esercito nella Francia di fine Ottocento

La pagina dell’Aurore con l'articolo "J’Accuse...!" di Zola - Wikimedia

Parigi 13 gennaio 1898. All’alba, i lettori del quotidiano "L’Aurore" trovano in prima pagina un titolo che sembra un’esplosione: “J’accuse…!”. È un vero e proprio atto d’accusa pubblico contro lo Stato. A firmarlo è Émile Zola, uno degli scrittori più celebri di Francia, ma quel giorno scrive da testimone indignato. Egli mette nero su bianco ciò che pochi osano dire, cioè che la condanna del capitano Alfred Dreyfus è un errore giudiziario, costruito su menzogne.
Nel 1894 la Francia vive ancora nell’ombra della sconfitta contro la Germania del 1870-71. Il sospetto di tradimento è un’ossessione nazionale e, quando nello stato maggiore compare un documento segreto passato ai tedeschi, serve un colpevole. Alfred Dreyfus, ufficiale alsaziano, ebreo, è un bersaglio perfetto. Il processo è rapido e le prove sono fragili, alcune addirittura segrete, ma il verdetto è già scritto: Dreyfus è colpevole. Il 22 dicembre 1894 Dreyfus viene condannato ai lavori forzati a vita e deportato all’Isola del Diavolo, in Guyana. Durante la degradazione pubblica, gli strappano i gradi davanti a una folla che urla: “Morte all’ebreo”.
Nel 1896, però, il colonnello Georges Picquart scopre che il vero colpevole è un altro ufficiale, Ferdinand Walsin Esterhazy. Ma invece di riaprire il caso, l’esercito sceglie il silenzio. Ammettere l’errore significherebbe perdere credibilità, quindi meglio sacrificare un innocente.
Qui entra in scena Zola. Con “J’accuse”, lo scrittore fa nomi e cognomi ed accusa i vertici militari, i periti, i giudici. Egli denuncia un sistema che ha preferito proteggere se stesso piuttosto che cercare la verità. Zola viene processato per diffamazione e costretto all’esilio in Inghilterra, ma il caso esplode e la Francia si divide in due: da una parte i “dreyfusardi”, che chiedono giustizia; dall’altra gli "antidreyfusardi", che difendono l’esercito e vedono nel capitano il simbolo di un nemico interno.
Nel 1899 Dreyfus ottiene un nuovo processo. Ma anche questa volta viene condannato, seppur con attenuanti, in un verdetto contraddittorio. Solo una grazia presidenziale lo libera. La piena riabilitazione arriverà anni dopo, nel 1906, quando ormai il danno è irreparabile.
Il gesto di Zola, però, aveva cambiato tutto. Per la prima volta, gli intellettuali entrano apertamente nella battaglia politica, nasce l’idea moderna di opinione pubblica ed emerge una verità scomoda, cioè che anche uno Stato democratico può mentire e condannare un innocente.



Bibliografia:

P. Trellini, L'affaire. Tutti gli uomini del caso Dreyfus, Bompiani, 2022.

Autore:

Monaci Diego

Data di pubblicazione:
10/09/2026