Incontri ravvicinati del terzo tipo
I Neanderthal hanno incontrato gli ‘’alieni’’ tra i 90 mila e i 40 mila anni fa.
Comparazione teschio di Homo sapiens a sinistra e Homo Neanderthalensis a destra (Museo nazionale di storia naturale, Cleveland) - Wikimedia
Immaginatevi la scena: siete seduti tranquillamente sul divano, avete appena finito di mangiare e all’improvviso sentite dei rumori in giardino. Vi avvicinate alla finestra per vedere cosa c’è e vedete un individuo simile a voi ma allo stesso tempo diverso, come vi sentireste?
Questo è esattamente quello che successe nell’Asia occidentale, fra i 90 mila e i 40 mila anni fa, quando i Neanderthal videro per la prima volta una nuova specie umana. Per la prima volta l’uomo di Neanderthal incontrò Homo sapiens. Da questo incontro nascerà una delle pagine più affascinanti delle nostra origini, un periodo caratterizzato da scambi, competizione, convivenza e… attrazione.
Per decenni gli studi evoluzionistici interpretavano questo periodo come un’avanzata incontrollabile di homo sapiens, la nostra specie caratterizzata da una forte adattabilità ai vari ambienti e climi ha colonizzato l’intero globo in poche decine di migliaia di anni (briciole in termini preistorici) e che ha ‘’schiacciato’’ i Neanderthal.
Il punto di svolta avvenne poco più di un decennio fa, quando Svante Pääbo, riuscì ad analizzare l’intero genoma di homo Neanderthalensis. Il risultato? Le popolazioni euroasiatiche moderne condividono con questa specie una percentuale variabile dal 2 al 4% di DNA. Tradotto, gruppi di Sapiens e gruppi Neanderthal si sono accoppiati, presumibilmente nell’area del Vicino Oriente Antico.
Scendendo nel dettaglio, questa ibridazione non è sempre stata così semplice. Di fatto, i geni derivanti dai Neanderthal sono integrati nei nostri cromosomi non sessuali (autosomi) ma non compaiono nel DNA mitocondriale o nel cromosoma Y. Queste analisi implicano che l’unione tra un maschio Neanderthal e una femmina Sapiens portasse ad una incompatibilità genetica (con aborti spontanei o figli maschi sterili), al contrario, l’incrocio tra maschi Sapiens e femmine Neanderthal produceva individui sani e fertili.
Un esempio ancora più affascinante riguarda lo scheletro di un Sapiens ritrovato in Romania a Peştera cu Oase e denominato Oase 1. Il suo DNA mostra una percentuale neandertaliana compresa fra il 6 e il 9%, questo significa che il suo antenato Neanderthal era distante solo 4/6 generazioni (immaginatevi un quadrisavolo)
In conclusione, possiamo tranquillamente affermare come questi alieni - noi - abbiano inglobato all’interno del loro DNA moderno l’umanità precedente che viveva in Asia e in Europa. I Neanderthal non si sono mai estinti ma vivono ancora oggi insieme a noi.
Sito: F. L. Mendez, G. D. Poznik, S. Castellano, C. D. Bustamante, in The Divergence of Neandertal and Modern Human Y Chromosomes, in The American Journal of Human Genetics «AJHG», vol. 98, pp. 728-734, 7 aprile 2016 (consultato luglio 2026)
Sito: Q. Fu, M. Hajdinjak, O. T. Moldovan, S. Constantin, S. Mallick, P. Skoglund, N. Patterson, N. Rohland, I. Lazaridis, B. Nickel, B. Viola, K. Prüfer, M. Meyer, J. Kelso, D. Reich, S. Pääbo, in An early modern human from Romania with a recent Neanderthal ancestor, in Nature vol 524 (consultato luglio 2026)
Matteo Morea
08/11/2026