ARTICOLO DEL GIORNO

13/03/2026

Il distruttore di torri

Il dominio di Oberto Pelavicino e l'importanza delle torri in età comunale

Uomini di Oberto distruggono le torri delle città conquistate - Immagine creata con IA 

"Oberto Pallavicino, uomo crudele e potente, spianava le torri dei grandi come un vento furioso spiana le canne." Con queste parole il frate francescano parmense Salimbene de Adam, si riferiva alle azioni di conquista dei comuni italiani da parte di Oberto Pelavicino (per il quale non nutriva grande stima).

Il Pallavicino (1197 - 1269) - come anche era chiamato - fu infatti una figura centrale nella storia comunale nord-italiana del '200. Dalla fine degli anni 40 del '200, fino al 1266 riuscì, tramite un sottile gioco di alleanze politiche, abilità militari e appoggio della corona imperiale (parte ghibellina), a governare un terrirorio che andava dal cremonese al piacentino al parmense ed anche, in maniera non così diretta sul bresciano e nel milanese. 

In particolare, Oberto Pelavicino ebbe nella città di Cremona - la più importante nel Nord Italia assieme a Milano - il suo dominio più duraturo e radicato governando la città, assieme poi all'amico Buoso da Dovara, senza soluzioni di continuità dal 1250 al 1266. Per prendere il controllo della città, dovette inizialmente assediarla e, grazie alle sue doti militari, la espugnò in poco tempo. Una volta dentro le mura cittadine fece abbattere le più di 100 torri che Cremona aveva; tanto che "mutò aspetto" (secondo gli Annales Cremonenses) passando da "una selva di torri private" a "una città piana e disciplinata"

Questa azione a primo impatto di crudeltà del Pelavicino in realtà nel Medioevo era una mossa molto strategica. In età comunale infatti le città, soprattutto quelle più importanti dal punto di vista politico e militare (come Cremona in questo caso), erigevano molte torri, le quali non avevano solo uno scopo militare/difensivo (avvistare i nemici lontani ed attaccare chi assediava le mura), ma simboleggiavano anche il prestigio cittadino. Più una torre era imponente e visibile alle città rivali, più significava che la città in questione godeva di forza e prestigio. Oberto abbattendo le torri volle dimostrare che era lui il signore della città ed inoltre ne avrebbe regolamentato la costruzione detenendo anche il prestigio architettonico oltre che politico. Una vera mossa da grande stratega di età comunale.



Bibliografia:

Maddalena Moglia, Il Marchese e la Città, Mondadori, 2020

Autore:

Marco Locatelli, laureando in Scienze Storiche presso Unimi

Data di pubblicazione:
13/03/2026