ARTICOLO DEL GIORNO

10/04/2026

Pomodoro-fobia

L'iniziale paura verso i pomodori

Un conquistador spagnolo coglie dei pomodori (seppur rossi) in Mesoamerica - Immagine generata con IA. 

La prima presentazione del pomodoro avvenne nella tenuta di campagna del granduca di Toscana, Cosimo de' Medici, il 31 ottobre del 1548. Come è ben noto, le origini di questa pianta, oggi utilizzatissima nella cucina italiana, sono da ricercarsi in America Centrale e nella sua importazione in Europa da parte dei conquistadores spagnoli, guidati da Hernán Cortés. Cosimo non era di certo nuovo alle scoperte provenienti dal Nuovo Mondo: essendo sposato alla spagnola Eleonora di Toledo, il granduca di Toscana vedeva frequentemente arrivare sementi e piante provenienti dal continente americano. Quella sera, tuttavia, l'accoglienza riservata alla pietanza fu assai tiepida. Nessuno all'epoca si sarebbe mai sognato di impiegare il pomodoro in cucina - tantomeno immaginarsi che sarebbe diventato l'ingrediente chiave della cucina italiana. Infatti, all'inizio il pomodoro era una pianta decorativa e i suoi frutti, che in origine erano gialli, impiegarono un po' ad acquisire il consueto colorito rosso in seguito a incroci e ibridazioni. Qualcuno che ne aveva elogiato le qualità culinarie c'era già stato in effetti: si trattava dal missionario francescano Bernardino de Sahagún, strenuo difensore e conoscitore della cultura azteca. Sahagún tentò di mostrare come il consumo di pomodoro fosse abitudinario nelle popolazioni sottomesse dagli spagnoli, ma questa difesa ad oltranza delle popolazioni indigene gli guadagnò un'acrimonia che pochi all'epoca potevano vantare. Dopo che Filippo II di Spagna ordinò la distruzione di tutte le sue opere, la cattiva fama di Bernardino de Sahagún influenzò anche le sue opere: come scrivono Alberto Grandi e Daniele Soffiati, "se il frate diceva che il pomodoro era commestibile e pure buono, non bisognava dargli retta". Inoltre, per un'associazione grossolana fu facile convincersi che il pomodoro fosse tossico, visto che le sue foglie apparivano molto simili a quelle di erba morella o di belladonna, piante ben note e di cui era risaputa la tossicità delle foglie. In effetti, va notato che un altro membro della famiglia delle Solanacee, il peperone, non subì mai la diffidenza del pomodoro, vittima di un "metodo di indagine ancora molto lontano da quello scientifico". Ci vollero ben tre secoli prima che il pomodoro diventasse un ingrediente chiave in cucina - ma questa è un'altra storia. 



Bibliografia:

Alberto Grandi e Daniele Soffiati, La cucina italiana non esiste, Milano, Mondadori, 2024, pp. 84-87. 

Autore:

Giacomo Tacconi - Dottore Magistrale Unibo 

Data di pubblicazione:
10/04/2026