L’asse inedita tra Roma e Mosca alla fine della Guerra Fredda
Gli stretti rapporti tra Andreotti e Gorbacev tra gli anni '80 e gli anni '90
Michail Gorbacev nel 1987 - Wikimedia
Nel 1983 si costituì il primo governo Craxi, nel quale il Ministero degli Esteri venne affidato ad Andreotti. Nell'anno successivo, il ministro degli Esteri prese a visitare con frequenza Mosca ed iniziò ben presto a rivolgere un’attenzione particolare a Michail Gorbacev, che l’anno successivo diventò segretario generale del Pcus, la carica più alta a Mosca. All’indomani della sua nomina, il leader sovietico rese nota la sua intenzione di riformare i legami con i suoi satelliti dell'est Europa, democratizzandoli e restituendo loro libertà d’azione. Andreotti percepì che la liberalizzazione dell’Europa orientale non sarebbe stata che un beneficio per le prospettive della Comunità europea. Non a caso, lo stesso Andreotti si avvicinó molto a paesi dell'est Europa come la Polonia, la Jugoslavia e l'Ungheria.
Nel corso del 1989 i regimi comunisti esteuropei crollarono sotto la spinta popolare e con il benestare apparente di Mosca, iniziando quel processo che porterà gran parte di essi nella Nato e nelle istituzioni europee. Questi paesi erano infatti alla ricerca del sostegno della Comunità Europea, prospettiva considerata con favore da Andreotti, che nel frattempo era tornato a Palazzo Chigi. Egli peró era preoccupato della grave situazione economica e politica dell’Unione Sovietica e, a suo giudizio, Gorbacev andava aiutato e sostenuto.
I processi di ridefinizione geopolitica dell’Europa orientale non cambiarono l’atteggiamento di Gorbacev, che anzi continuava a vedere nell’Italia, ed in Andreotti, un partner importante e affidabile. Il leader sovietico, nel novembre 1990, incontrò Andreotti a Roma e stipularono l’Accordo di collaborazione e di amicizia tra Italia ed Urss, che approfondiva e regolamentava la cooperazione economica, industriale e scientifico-tecnologica tra i due paesi. Il Presidente del Consiglio sottolineò il «ruolo precursore rappresentato sulla scena paneuropea dalla collaborazione dell’Italia e dell’Unione Sovietica»; per questo, secondo Andreotti, gli accordi sono «la conferma della nostra collaborazione non solo commerciale, ma vorrei dire ideale verso una sempre maggiore integrazione europea». Gorbacev rispose con riconoscenza. L’Urss poté contare su di un’assistenza finanziaria di oltre settanta miliardi di lire, il più consistente aiuto mai realizzato dall’Italia verso qualunque paese straniero, mentre entrambi i governi convergevano sulla direzione da intraprendere per stemperare la crisi irachena del 1990-91: essi infatti proponevano una soluzione negoziata per evitare una guerra, ma la loro posizione venne scartata.
A. Varsori, L’Italia e la fine della guerra fredda. La politica estera dei governi Andreotti (1989-1992), il Mulino, 2013.
Diego Monaci
02/08/2026