Come l'argento americano rovinò la Spagna
Il disastro economico e finanziaro spagnolo in seguito alla conquista dell'America
Illustrazione del 1590 raffigurante un galeone spagnolo nelle Filippine. I galeoni erano le navi simbolo dell'Impero Spagnolo: in essi era contenuto l'argento che, una volta arrivato in Spagna, generava inflazione e impediva lo sviluppo di una nascente borghesia industriale in favore di un sempre più ampio ceto parassitario di nobili, clero e mercanti arricchiti. - Commons Wikimedia.
Apparentemente, si potrebbe pensare che la conquista dei territori americani e delle loro ricchezze abbia contribuito allo sviluppo dell’economia e dell'industria spagnola nel corso dell’età moderna. Tuttavia, è vero esattamente il contrario. In effetti, in seguito alla conquista dei territori americani cominciarono ad affluire in Spagna ingenti ricchezze, soprattutto a partire dagli anni ’40 del ‘500, quando vennero scoperte ingenti miniere d’argento in Perù e in Messico. La “febbre dell’argento” prese rapidamente il posto di quella dell’oro, che aveva guidato Cortés e i primi conquistadores. Si stima che, tra il 1503 e il 1660, le navi spagnole abbiano portato dal Nuovo Mondo circa 16 milioni di tonnellate d’argento. Tuttavia, buona parte di esso era destinato al pagamento dei banchieri, soprattutto tedeschi e genovesi, con cui la corona spagnola si era indebitata per finanziare le sue costose guerre. Sempre per ripagare il debito con le banche, Filippo II aveva aumentato le tasse, ostacolando lo sviluppo dell’industria locale e comportando l’aumento dei prezzi. Questo aumento non fu dovuto solo alla politica fiscale: l’arrivo dell’argento americano aveva portato a moltiplicare di almeno quattro volte la quantità di moneta circolante in Europa, portando di conseguenza ad una forte inflazione. Questo avvantaggiò i paesi manufatturieri e svantaggiò quelli che dipendevano dalle importazioni, come la Spagna. Essa, infatti, pagando con l’argento americano, importava tessuti e vini dalla Francia, arazzi dal Belgio, tele dall'Olanda, vetri veneziani, broccati fiorentini e armi milanesi. Ciò faceva si che la bilancia commerciale spagnola fosse perennemente in deficit. L’industria locale era infatti praticamente inesistente, e il suo sviluppo fu ostacolato dalle stesse ricchezze provenienti dall’America. I nobili del regno, infatti, spendevano il denaro ottenuto dalle rendite delle miniere americane per costruire sfarzosi palazzi e importare prodotti di lusso dall’estero anziché investire nell’economia locale, facendo si che la concorrenza stroncasse sul nascere l’industria spagnola. Inoltre, i finanzieri e i mercanti appena arricchiti acquistavano terre e titoli nobiliari, divenendo nobili a loro volta, cosa che li esentava dalle tasse e portava a inasprire la pressione fiscale sulla restante popolazione. A dimostrazione di questo tracollo economico e industriale, nel 1558 a Siviglia vi erano 14 mila telai, mentre nel 1598 ne rimanevano solo 400. A causa di tutto ciò, durante il regno di Filippo II la Spagna dichiarò bancarotta per ben tre volte.
Eduardo Galeano, Le vene aperte dell'America Latina, Editions SUR, 2021
Leone Buggio, studente magistrale in "European History" presso l'Università degli Studi Roma Tre e l'Université Paris Cité
18/06/2026