Il Primo Red Scare
Le persecuzioni verso i comunisti statunitensi del Primo dopoguerra
Vignetta satirica del 1919, raffigurante un "Anarchico europeo" intento a distruggere la Statua della Libertà - Wikimedia
Dopo la fine della Prima guerra mondiale e l'avvento mondiale dell'immaginario rivoluzionario sovietico, negli Stati Uniti d'America abbiamo varie azioni terroristiche, presumibilmente, riconducibili alle frange più a sinistra di movimenti anarchici. Il numero delle vittime di queste arrivò a superare le 35 e quello dei feriti gravi il doppio centinaio, portando l'opinione pubblica a una condizione di diffusa diffidenza nei confronti di qualsiasi tipo di pensiero facente parte del mondo socialista e marxista. A questi avvenimenti andarono a sommarsi anche teorie secondo le quali i comunisti stanitensi avessero contatti diretti con gli organi di potere del Reich tedesco ormai dissolto, vista la loro colpa di aver reintrodotto Lenin in Russia dopo averlo prelevato dal suo esilio in Svizzera. Gli statunitensi avevano paura di diventare il secondo obbiettivo di un fantomatico complotto rivoluzionario mondiale.
Questa diffusa condanna nei confronti delle idee comuniste negli Stati Uniti non si ebbe solo a livello popolare e, ben presto, il Governo cominciò ad attuare delle misure repressive nei loro confronti. Il compito fu affidato al Generale Palmer. Il militare cominciò a organizzare e a foraggiare una politica di arresto generale e, nella maggior parte dei casi, indebita di esponenti e iscritti ai due partiti di fede comunista statunitensi. Dopo l'autunno del 1919 i membri delle associazioni di immigrati europei, soprattutto operai e appartenenti a frange politiche di sinistra, molto presenti nel costrutto sociale statunitense, subirono ingenti opere di rimpatrio ed esplusione forzate. Di conseguenza, gli iscritti al CPUSA e al CLP calarono dell'80%, fra chi fu arrestato - tra i quali ricordiamo gli importanti esponenti Gitlow e Ruthenberg -, chi distrusse la tessera del partito per paura della polizia e chi venne espulso dai vertici partitici per sospette collusioni con le forze dell'ordine.
Chi rimaneva tra le fila comuniste dopo le persecuzioni governative erano gli individui più convinti ed estremisti, i quali avevano ben centrato in mente l'obbiettivo finale rivoluzionario. Tuttavia, nel 1920 la paura di possibili azioni rivoluzionarie andò scemando, sia per la mitigazione del contesto internazionale, sia per la condanna da parte del Dipartimento del Lavoro statunitense nei confronti delle azioni repressive indebite di Palmer. A questo proposito, nel 1921, il Presidente Harding permise la scarcerazione della quasi totalità degli arrestati per motivi politici degli anni precedenti.
Harvey E. Klehr, John Earl Haynes; The American Communist Movement: Storming Heaven Itself; 1992; Twayne Pub
25/09/2026