I progressi navali di Roma
Come la Repubblica rinnovò la sua flotta
Arsenale con ufficiali romani e ingegneri greci che progettano la nuova flotta - Immagine generata con IA
Un argomento ancora oggi oggetto di studi e discussioni riguarda il progresso raggiunto, a livello navale, dalla Repubblica Romana all'inizio della prima guerra punica, tale da permetterle di rivaleggiare con la potente flotta cartaginese. Ma come si spiega questo avanzamento?
La teoria più conosciuta riguarda la costruzione, da parte di Roma, di una nuova flotta basata sul modello di una nave cartaginese naufragata e, soprattutto, sull'utilizzo del corvus, una sorta di ponte levatoio che veniva calato sullo scafo nemico per permettere ai legionari di abbordare il naviglio. Tutto ciò è però una spiegazione assolutamente riduttiva e, in parte, superata.
Innanzitutto, la Repubblica Romana doveva già possedere una flotta allo scoppio del conflitto, le cui forze erano fornite in larga misura dai soci Italioti, in particolare dalla città di Taranto, sconfitta negli anni precedenti. Ovviamente si trattava di una flotta non paragonabile a quella di Cartagine, la quale si ritiene che avesse a disposizione una fleet in being di circa trecento navi, con ammiragli e marinai addestrati. Roma, dopo essere riuscita a sconfiggere separatamente Punici e Siracusani sulla terraferma già nel primo anno di conflitto (264 a.C.), ottenne successivamente un'alleanza con questi ultimi che - si potrebbe supporre - prevedesse non solo il supporto logistico di Siracusa e delle altre città siciliote alleate, ma soprattutto l'impiego di ausiliari e ingegneri sia nel campo poliorcetico, sia nel settore navale. La città aretusea, infatti, aveva già avuto modo di scontrarsi con Cartagine anni prima, quando era alleata e de facto tributaria di Pirro, re dell'Epiro. La vicenda della nave cartaginese incagliata, riportata da Polibio, potrebbe riferirsi a una quinquereme, la cui costruzione era quasi sconosciuta sia a Roma sia agli alleati italici, ma non, appunto, a Siracusa. Ciò spiegherebbe almeno in parte il divario tecnologico che Roma riuscì a colmare.
Passiamo ora al corvus. Tale strumento fu forse consigliato ai Romani nella città di Messina come mezzo per sopperire alla limitata velocità della flotta e per consentire un più agevole abbordaggio. Tuttavia, non fu sempre adottato come spesso si pensa: la sconfitta navale subita da Roma a Drepana (Trapani) nel 249 a.C. mise in chiaro quanto l'uso del corvus e la scarsa manovrabilità delle quinqueremi fossero spesso ingombranti e controproducenti, soprattutto alla luce delle manovre compiute dalle nuove quadriremi puniche. A tali limiti Roma riuscì a porre rimedio solo dopo essere tornata sul mare, nel 241 a.C.
C. Vacanti, Guerra per la Sicilia e guerra della Sicilia. Il ruolo delle città siciliane nel primo conflitto romano-punico, Jovene, Napoli, 2012.
Polibio, Storie, libri I-II, Bur-Rizzoli, Milano, 2001.
01/11/2026