ARTICOLO DEL GIORNO

17/05/2026

Quando Venezia rischiò di passare al protestantesimo

Lo scontro tra la Serenissima e il Papa e lo scisma sfiorato

Monumento dedicato a fra' Paolo Sarpi in Campo Santa Fosca a Venezia, eretta dallo scultore Emilio Marsili (1841-1926) nel 1892. Per il ruolo avuto nel dibattito scaturito in seguito all'interdetto, Sarpi fu nominato consigliere ufficiale in teologia e diritto canonico della Repubblica di Venezia,  e nel 1619 scrisse una monumentale opera storica sul Concilio di Trento, l'Istoria del Concilio Tridentino. - Commons Wikimedia

Nel 1605, la Repubblica di Venezia arrestò due chierici accusati di violenza sessuale e omicidio. Negli stessi anni, Venezia aveva promulgato delle leggi che limitavano il diritto ecclesiastico di fondare chiese e ospedali, acquistare terre e ricevere donazioni testamentarie. Papa Paolo V reagì chiedendo che i due chierici fossero giudicati dalle autorità ecclesiastiche e che le leggi, ritenute lesive dei diritti e delle libertà della Chiesa, fossero ritirate. Alla risposta negativa dei veneziani, nel 1606 Paolo V lanciò la scomunica collettiva contro la Serenissima. Venezia si rifiutò di far rispettare l’interdetto, minacciando l’espulsione dei religiosi che si fossero rifiutati di provvedere ai bisogni spirituali della popolazione. Quasi tutti i chierici obbedirono, a eccezione di alcuni sacerdoti, fatti arrestare, e dei gesuiti, dei cappuccini e dei teatini, che furono espulsi. Lo scontro tra Venezia e Roma suscitò grande attenzione in tutta Europa, con numerose prese di posizione. L’università di Padova si schierò con Venezia, mentre quella di Bologna con il Papa. Gli Asburgo di Spagna e d’Austria parteggiavano per Roma, mentre l’Inghilterra si schierò con Venezia. Non a caso, in quegli anni, il doge era Leonardo Donà, esponente della fazione dei “Giovani”, ovvero quella parte di patrizi anti-papali che guardavano alla Francia e alle potenze protestanti come l’Olanda e l’Inghilterra. Non solo: mentre a difendere la posizione di Roma sul piano teorico vi era il gesuita Roberto Bellarmino, a prendere le parti di Venezia fu Paolo Sarpi, membro dell’ordine dei Servi di Maria. Questi era un frate molto critico nei confronti della Chiesa di Roma e ricercato dall’Inquisizione, che auspicava addirittura una rottura di Venezia con la Chiesa Cattolica e la costituzione di una sorta di chiesa autocefala. In effetti, a causa del sentimento antipapale diffuso tra i veneziani in quel momento, la Serenissima andò effettivamente vicina a uno scisma. Tuttavia, alla fine, anche tramite la mediazione di un cardinale francese, la frattura venne ricomposta. Venezia accettò di consegnare i due chierici ai francesi (i quali poi li consegnarono alle autorità pontificie) e le leggi contro la Chiesa furono momentaneamente disapplicate. In compenso, il papa ritirò l’interdetto, Venezia non si scusò e i gesuiti non furono riammessi nello stato per oltre 50 anni. Sei mesi dopo, Paolo Sarpi sopravvisse a un attentato, quasi certamente orchestrato dal papa. Egli stesso dichiarò: “Nello stiletto che si è spezzato contro il mio zigomo, riconosco lo stile della curia romana”.



Bibliografia:

Eamon Duffy, La grande storia dei papi. Santi, peccatori, vicari di Cristo, Mondadori, 2017.

Frederic C. Lane, Storia di Venezia, Einaudi, 2015.

Gian Luca Potestà, Giovanni Vian, Storia del cristianesimoil Mulino, 2014.

Autore:

Leone Buggio

Data di pubblicazione:
17/05/2026