Una “ciova de sivo e di pilo” per migliorare le proprietà balistiche degli archibugi napoletani
L'apporto decisivo delle armi da fuoco napoletane a Lepanto che poterono perforare gli scudi lignei dei turchi
Immagine creata con intelligenza artificiale - Archibugiere napoletano che mira dalla distanza di 80 metri un prigioniero del carcere della Vicaria
L’intuizione del borgognone Cardinale Antoine Perrenot de Granvelle, da poco vicerè di Napoli (1571) contribuì a determinare la superiorità tecnologica delle armi da fuoco della Santa Lega contro i turchi.
Egli sapeva che a Napoli si costruivano i più precisi archibugi d’Europa in quanto non si era ancora spenta l’eco di un fatto strepitoso, avvenuto alcuni decenni prima della propria nomina a Vicerè di Napoli: l’esecuzione di un prigioniero della Vicaria da parte di un sicario del principe di Salerno, dalla distanza di 80 metri.
Il poveretto aveva impudentemente sporto il capo tra le sbarre, esponendosi alla mira di un archibugiere che nulla aveva da invidiare ad un moderno Navy SEAL americano, con un colpo solo centrò il bersaglio.
L’evoluzione della tecnica di fuoco Napoletana divenne fondamentale per perforare le difese ottomane a Lepanto.
I controcorsari partenopei avevano sviluppato poi una miglioria agli archibugi in dotazione, utilizzando polveri di azione non dilaniante, ma progressiva, con l’aumento del nitrato di potassio, ma la svolta venne ponendo una “ciova de sivo e di pilo” (una borra di sego e di peli) tra la polvere da sparo e il proiettile aumentando l’efficacia del colpo. Gli scudi turchi venivano ora perforati anche alla distanza di sessanta canne.
Lo stesso Granvelle volle che venisse aumentata la componente salina anche nella polvere pirica dei cannoni per ottenere una gittata superiore a quella dei cannoni ottomani.
La capitale del Viceregno accolse i maestri delle armi che studiarono le migliori strategie per combattere all’arma bianca sulle tolde delle navi.
Le navi che ripartirono da Napoli il 22 agosto 1571 alla volta di Messina custodivano nel loro ventre le innovazioni tecnologiche militari che contribuirono alla vittoria sullo stretto dei Dardanelli.
Giovanni Chiavarello, La Battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), Istituto Editoriale di Storia patria, 1976, Napoli
Dassi Diego
01/04/2026