Il segreto della vittoria a Lepanto: le Galeazze veneziane
L’artiglieria pesante sulle navi da guerra veneziane sposta gli equilibri del conflitto a Lepanto
Battaglia di Lepanto - Andrea Vicentino - Correr Museum - Wikimedia
“Quattro cose si conobbero essere state utilissime per i cristiani; le galeazze, lo sparar prima dell’artiglierie, la credenza c’hebbero i nemici del terreno, e l’archibugieria”.
Nelle sue valutazioni, il Conte di Biccari, Ferrante Caracciolo, inserisce l’utilizzo delle galeazze veneziane al primo posto tra i motivi della vittoria della Lega Santa a Lepanto.
Le fonti pervenute ci rivelano che le sei galeazze schierate da Francesco Duodo, comandante veneziano da quando nel 1570 il maggior consiglio gli aveva affidato questo onere, portavano in tutto 12 fra colubrine e cannoni da 50 o da 60 libbre, e ben 89 altri pezzi grossi, fino a 30 libbre, per completare l’armamento con altri 58 pezzi minori. Tutte le testimonianze confermano che i turchi non cercarono di abbordare le galeazze, che apparivano «come castelli in mare, da non esser da umana forza vinti», ma di sorpassarle al più presto per arrivare all’urto con il resto della flotta; tuttavia, quando erano ancora lontani dalla linea nemica, si trovarono sotto il fuoco delle navi veneziane.
I comandanti ottomani, verosimilmente perplessi da questi vascelli di nuovo genere, li avevano probabilmente scambiati per navi da carico poco pericolose.
L’effetto di fuoco delle galeazze sugli ottomani fu devastante, le ultime immagini che molti soldati videro furono bagliori e fumo, e molti caddero ancor prima di udire il tuono dei cannoni.
I proiettili trovavano facili obiettivi nella fitta formazione nemica, sfracellando insieme legno e carne. Duodo aveva assestato agli ottomani un gancio poderoso; li aveva messi in ginocchio.
Questi ultimi non erano preparati alla potenza delle cannonate veneziane, erano invece fiduciosi della propria flotta che era provvista di armi da fuoco, ma dimensionate per uno scontro “uomo a uomo” all’assalto delle navi cristiane.
Il fatto che si trovassero di fronte un’artiglieria pesante, capace di “sollevare una galea dall’acqua”, stravolse la tattica militare concepita precedentemente poiché non permetteva la manovra alle navi turche, ammassate l’una all’altra.
Le galeazze avevano il vantaggio di ricaricare e sparare più volte i propri cannoni, che erano distribuiti a prua, a poppa e «a meza galia». Le galere ottomane venivano continuamente bersagliate anche alle spalle.
Decine e decine di turchi vennero falcidati e dilaniati; gli alberi vacillarono e caddero in mare; l’acqua si riversò negli scavi fracassati. L’equilibrio dello scontro si spostava definitivamnte a favore dei cristiani grazie alla potenza di fuoco delle sei galeazze della Serenissima.
Ferrante Caracciolo, I commentari delle guerre fatte co’ turchi da D.Giovanni D’Austria dopo che venne in Italia, Giorgio Marescotti, 1581 Florence, p.45
Alessandro Barbero, La battaglia dei tre imperi, Laterza, 2012, Bari-Rome
Arrigo Petacco, La Croce e la Mezzaluna, Arnoldo Mondadori Publisher, 2005, Milan
Niccolò Capponi, Lepanto 1571, Il saggiatore, 2010, Milan
Dassi Diego
16/01/2026