ARTICOLO DEL GIORNO

12/02/2026

Il podio di Věra Čáslavská

Lo sguardo che divenne resistenza

Věra Čáslavská durante la gara di corpo libero alle Olimpiadi di Città del Messico, 1968 - Wikimedia Commons

Le Olimpiadi spesso nascondono potenti storie di popoli, e a volte basta un piccolo gesto per far riemergere questioni che si intrecciano con la politica, la memoria e le identità nazionali. Ai Giochi Olimpici del 1968 a Città del Messico, Věra Čáslavská, atleta cecoslovacca di ginnastica artistica, abbassò lo sguardo durante la cerimonia, e compì un gesto destinato ad entrare nella storia, superando i confini dello sport. Čáslavská confermò il suo dominio a Città del Messico conquistando ori e argenti in tutte le gare, inclusa la finale del corpo libero, ma, nonostante la sua esecuzione impeccabile, la giuria conferì un oro ex aequo a Věra e alla sovietica Larisa Letrik.

L’immagine delle due atlete sullo stesso gradino del podio, con le rispettive bandiere alle spalle, fu per Čáslavská una grande umiliazione. Quando risuonò l’inno sovietico, la ginnasta cecoslovacca piegò lo sguardo verso destra, rifiutandosi di assistere a quella scena amara. Grazie a quel semplice movimento del viso, Věra Čáslavská è entrata nella storia, diventando simbolo di resistenza e di dissidenza sociale.

Furono gli eventi che avevano colpito la Cecoslovacchia a rendere quel momento così doloroso: nell’agosto 1968, la “Primavera di Praga”, il tentativo riformista di introdurre maggiori libertà politiche e civili rispetto a quelle concesse dal regime sovietico, fu duramente repressa dalle truppe del Patto di Varsavia inviate da Mosca. La Cecoslovacchia, già Paese satellite, tornò così sotto il controllo rigido e oppressivo dell’URSS, fatto di censura, costante sorveglianza e repressione di ogni tipo di protesta.

Con quella ferita ancora aperta, a pochi mesi dall’apertura dei Giochi, Věra Čáslavská si presentò a Città del Messico non solo come atleta, ma come cittadina segnata dalle violenze accadute nel suo Paese.

Sulla pedana olimpica si intrecciarono così, momenti di sport e storia: una ginnasta cecoslovacca rappresentante di un Paese oppresso, costretta a condividere il primo posto olimpico con una ginnasta rappresentante del Paese oppressore, decise – pur rimanendo in silenzio – di dichiarare chiaramente la sua opposizione a quel tipo di potere. Su quel podio a Città del Messico, Věra Čáslavská non ha soltanto volto lo sguardo verso destra durante l’inno sovietico, ma ha comunicato il suo aperto rifiuto verso un regime oppressivo che aveva soffocato la libertà del suo Paese, dando voce ad un’intera nazione ferita e mortificata ed è diventata ad oggi, uno dei simboli più potenti della storia civile del Novecento.



Bibliografia:

Riccardo Gazzaniga, Abbiamo toccato le stelle. Storie di campioni che hanno cambiato il mondo, Rizzoli, 2018

 

Autore:

Gaia Lorenzetti

Data di pubblicazione:
12/02/2026