Alle origini della Public History.
Pietro Mattei e i cantari storici in rima
Una folla riunita in piazza per ascoltare la performance di un canterino. - Immagine generata con IA
Chi erano i “canterini”? Sotto questo nome si è soliti includere autori di cantari, ovvero testi in ottava rima destinati al pubblico ascolto di argomento novellistico o cavalleresco, ma non solo. Infatti, alcuni canterini portano in scena storie ispirate a opere storiografiche, oppure a eventi a cui loro stessi hanno assistito in prima persona. Il canterino, dunque, porta la Storia in mezzo alla gente, nelle piazze dei paesi, e svolge così un ruolo sociale fondamentale, trasmettendo a un vasto pubblico messaggi politici, morali e religiosi. La tecnica narrativa ricorda quella di una moderna serie TV: l’ascoltatore viene accompagnato per tutta la narrazione, e ogni volta che il racconto subisce uno stop, vengono poi riprese le “puntate precedenti” per ricostruire la vicenda. Per quanto riguarda i componimenti più lunghi, la cui performance durava diversi giorni, le varie sezioni finivano con una sorta di trailer che invogliava gli ascoltatori a ripresentarsi il giorno successivo per godersi i nuovi sviluppi della storia. Essa era avvolta da un velo di suspence tramite la tecnica dell’entrelacement, cioè la sovrapposizione di più filoni narrativi. Questo sforzo di venire incontro anche a un pubblico non necessariamente intellettuale ha portato a definire i cantari storici una “public history avant la lettre”. Particolarmente interessante risulta la figura del canterino cinquecentesco Pietro Mattei, abitante di Chiusdino (Siena), di professione artigiano. Mattei è chiaramente alfabetizzato: nelle sue opere si colgono echi dell’epica rinascimentale, ma persino di Virgilio e Omero, Petronio e Platone. Notevole è la chiusa dell’incipit di un suo cantare: Valete. Pietro Mattei de Chiusdino fecit. Il canterino, dunque, masticava il latino. Nonostante l’apparente erudizione, Mattei è ben conscio degli espedienti retorici necessari per attirare l’attenzione del pubblico, e ricorre spesso a proverbi e modi di dire. Il suo lessico è marcatamente popolare e riflette la lingua vernacolare, con espressioni come “accasa” per “a casa”, “volsuto” per “voluto”, “gattivo” per “cattivo” e così via. Τra i suoi cantari di argomento storico ricordiamo Il passaggio dei Turchi, che si focalizza sull’impatto che hanno avuto sulle comunità del senese le incursioni del corsaro turco Khayr al-Dīn, appoggiato dal re francese Francesco I contro Carlo V d’Asburgo, con il quale Siena era alleata. La guerriglia marittima, tuttavia, resta sullo sfondo nell’opera di Mattei, il quale ha come focus “lassare / la memoria de’ fatti di Chiusdino / a chi verrà, che la possi racontare”.
D. Balestracci, L’Erodoto che guardava i maiali e altre storie popolari. 1300-1600, Laterza Editions, Bari - Rome 2025.
Marco Vittorio Pezzolo
26/04/2026