ARTICOLO DEL GIORNO

29/10/2026

I condaghes dei monasteri sardi

I registri delle gigantesche aziende monacali nel territorio sardo

Il condaghe di San Pietro di Silki - Wikimedia

L'economia sarda del XI Secolo può essere pienamente definita di stampo curtense. L'isola era tappezzata di aziende di varia grandezza, chiamate donnicalias, solitamente di proprietà di signori locali chiamati donnus. Questi donnus agivano sui loro terreni privati trattandoli alla stregue di aziende private, nelle quali lavoravano considerevoli quantità di servi-lavoratori. Nelle donazioni da parte e nei confronti di questi proprietari terrieri abbiamo, infatti, lunghe liste che descrivono i lavoratori allegati alle proprietà incluse nella donazione. Questi prendevano varie denominazioni rispetto a quanti padroni avessero e la cura nella ricostruzione delle loro genealogie, per evitare equivoci in quanto ad eredità e spartizioni, dimostrano la grande importanza nel funzionamento dei centri produttivi. 

La produzione sarda a cavallo tra Alto e Basso Medioevo, però, non si riduceva alle sole possessioni dei privati, in quanto proprio in questo periodo cominciarono ad insediarsi nei territori isolani compagini di monaci provenienti dal Continente europeo. Questi spostamenti vennero enormemente foraggiati dall'autorità papale, la quale aveva tutto l'interesse ad avvicinare gli affari dei giudicati sardi verso la Chiesa latina e ad allontanarli dalla loro tradizionale affinità con la cultura cristiana di stampo orientale. I giudici dei quattro giudicati sardi - noi abbiamo prove sicure riguardo quello arborense e logudorese, ma probabilmente lo fecero anche i giudici cagliaritani e galluresi - elargirono grandi porzioni di terra agli ordini ecclesiastici interessati ad amministrarli.

La più grande testimonianza di queste amministrazioni monacali in territori dei giudicati sardi sono i condaghes, ovvero dei registri composti da varie schede, nei quali sono elencate e descritte le varie transizioni riguardanti terreni e lavoratori di queste grandi attività rette da monasteri. I condaghes di cui abbiamo traccia riguardano cinque monasteri logudoresi di San Pietro di Silki, San Nicola di Trullas, San Michele di Salvenor e San Pietro di Torres, e uno arborense di Santa Maria di Bonarcado. Questi, oltre a diffondere idee affini alla agli interessi papali, pisani e genovesi, riuscivano ad accumulare continue donazioni dai privati in cambio di preghiere e assoluzione di peccati e dai giudici grazie alla loro effettiva opera benefica nei confronti della produttività dei territori amministrati. I monaci, infatti, erano custodi delle più avanzate tecniche agricole, pastorali e di estrazione del sale sviluppate in Europa al tempo.

 



Bibliografia:

A cura di Manlio Brigaglia; Storia della Sardegna. Dalla preistoria ad oggi; Edizioni della torre; 2017

Autore:

Lilliu Federico, laureando in Lettere storiche all'Università degli Studi di Cagliari

Data di pubblicazione:
29/10/2026