ARTICOLO DEL GIORNO

30/04/2026

Devshirme

Una pratica controversa

Dettaglio delle Suleymanname, una serie di dipinti sulla vita di Solimano I conservati oggi al Museo del Topkapi (Istanbul). I bambini, vestiti in rosso, vengono prelevati da funzionari ottomani (sulla sinistra). A destra, i genitori dei bambini assistono impotenti alla "raccolta". - WikiCommons 

Un'istituzione controversa tipica dell'ordinamento ottomano era quella del devshirme (tradotto: raccolta). Introdotto dal Sultano Murad I (r. 1362-1389), si trattava di un istituto che consisteva nel "prelevare" bambini di origine e famiglia cristiana dai loro territori di origine - soprattutto dai Balcani, largamente conquistati dagli Ottomani durante il XIV secolo - per poi mandarli alla corte del Sultano; una volta giunti alla corte, molti di loro si sarebbero convertiti all'Islam, dunque costretti ad essere circoncisi e addestrati per diventare funzionari di palazzo. Non era raro che il Gran Visir - o altri membri di spicco della gerarchia ottomana - fossero stati reclutati seguendo questa pratica: l'esempio più calzante è Sokollu Mehmed Pasha, proveniente da una famiglia appartenente alla piccola nobiltà serbo-bosniaca di rito ortodosso, il quale divenne Gran Visir durante i sultanati di Solimano I (r. 1520-1566) e Selim II (r. 1566-1574). In generale, un obiettivo di questa istituzione era la creazione di una nuova classe di servitori totalmente fedeli al Sultano, come giustamente fa notare Marc David Baer nella sua sintesi sull'Impero Ottomano: oltre ai funzionari di natura amministrativo-politica, molti di questi bambini venivano addestrati come soldati, andando così a formare il temutissimo corpo dei giannizzeri, il cui nome in turco ottomano significa proprio "esercito nuovo" (Yeni ceri). L'altro palese obiettivo del devshirme era l'assorbimento e l'integrazione delle élite nemiche in territori conquistati; tuttavia, era molto comune che i coscritti ricordassero molto bene il loro luogo d'origine. Lo stesso Sokollu utilizzò risorse imperiali - a cui aveva pieno accesso in quanto Gran Visir - per costruire un ponte sul fiume Drina, un'infrastruttura essenziale per la sua terra d'origine. Una fonte molto calzante e ormai diventata imprescindibile è Memorie di un giannizzero. Si tratta dell'autobiografia di un certo Konstantin, bambino di origine serba che venne "raccolto" attraverso il devshirme; incluso nel corpo dei giannizzeri, partecipò all'assedio di Costantinopoli nel 1453



Bibliografia:

Marc David Baer, The Ottomans: Khans, Caesars and Caliphs  Londra: Basic Books, 2021, pp. 44-47, 191-193. 

Konstantin Michailović Di Ostrovica, Cronaca turca ovvero Memorie di un giannizzero  Sellerio editore Palermo, 2001

 

Autore:

Tacconi Giacomo

Data di pubblicazione:
30/04/2026