ARTICOLO DEL GIORNO

19/09/2026

Messalina tra storia e leggenda

Infamia, propaganda e realpolitik alla corte di Claudio

Immagine di Messalina creata con IA

Il nome di Valeria Messalina è ancora oggi sinonimo di donna dissoluta e priva di scrupoli.

Appartenente alla gens Valeria e imparentata per parte paterna anche con gli Iulii, Messalina fu data in sposa, appena quattordicenne, al futuro imperatore Claudio, di trent'anni più anziano. Di Claudio, nonostante l’aspetto sgradevole, la zoppia e i tic, era ben nota la passione per le donne, probabilmente una valvola di sfogo per le numerose frustrazioni subite nel corso della sua vita; del resto, sarebbe stato impossibile rifiutare come partito lo zio dell’imperatore Caligola, allora ancora in carica. Dall’unione con Claudio nacquero due figli: Claudia Ottavia, futura prima moglie di Nerone, e Britannico.

I due assunsero la porpora nel 41 d.C., dopo l’assassinio di Caligola per mano dei suoi pretoriani. Messalina si ritrovò così, sedicenne, consorte dell’imperatore e, si presume, sfruttò la sua posizione per costruirsi una vasta rete di clientele. Ora, una donna romana che, invece di comportarsi in modo morigerato secondo le consuetudini del mos maiorum, trascorre il tempo ad agire alle spalle del marito per un fine mai chiaramente definito, era naturalmente destinata a generare una serie di dicerie infamanti: prassi già diffusa in epoca repubblicana per screditare gli avversari politici, tuttavia, nei confronti di una donna, lasciava spazio a una fantasia ben più sfrenata. Plinio e Giovenale, che scrissero circa cinquant’anni dopo, riportavano che Messalina, con il soprannome di Licisca (cagnetta), si prostituisse nottetempo nei lupanari, sfidando altre prostitute, e che avesse commesso incesto con i fratelli.

Si potrebbe ipotizzare che il comportamento di Messalina derivasse sia dalla mancanza di affetto nei confronti del marito sia dalla volontà di tutelare la posizione del figlio Britannico rispetto agli elementi avversi della casa imperiale, il che poteva presupporre alleanze extraconiugali o omicidi mirati.

A un certo punto Claudio dovette essere informato delle attività della moglie dal liberto Narcisso, attraverso la scoperta, nella casa di uno degli amanti, di beni appartenenti alla casa imperiale. Dovette infine essere lo stesso Claudio a decretarne la morte nel 48 d.C., eseguita da un tribuno, nonostante Tacito presenti l'esecuzione come un'iniziativa personale di Narcisso, il quale pare temesse che il princeps potesse perdonarla. Secondo Svetonio, Claudio dichiarò infine davanti all’esercito che avrebbe dovuto essere ucciso se avesse mai deciso di risposarsi: un proposito che non mantenne a lungo, poiché si unì alla nipote Agrippina, madre di Nerone.



Bibliografia:

Svetonio, Vite dei Cesari, libro V, Bur-Rizzoli, Milano, 1982.

Tacito, Annali, libro XI, Bur-Rizzoli, Milano, 1981.

Plinio il Vecchio, Storie Naturali, libri X, Bur-Rizzoli, Milano, 2011.

Giovenale, Satire, libro V, Bur-Rizzoli, Milano, 1976

 

 

Autore:

Alessandro Pagano - Dottore magistrale in Filologia Moderna

Data di pubblicazione:
19/09/2026