ARTICOLO DEL GIORNO

16/02/2026

A Gramsci non piaceva il melodramma?

"Il gusto melodrammatico" come cifra del popolo italiano

Antonio Gramsci - Wikimedia Commons 

Durante gli anni della prigionia fascista, l’8 febbraio 1929 Antonio Gramsci iniziò a scrivere i Quaderni del carcere. Questa opera monumentale, recipiente di appunti, annotazioni e riflessioni di varia natura, fu poi pubblicata postuma dall’Editore Giulio Einaudi tra il 1948 e il 1951. Tra i vari temi dalla lotta sociale e dall’impegno politico alle considerazioni filosofiche e al ruolo degli intellettuali, una delle riflessioni più interessanti riguarda la letteratura e il carattere non nazionale-popolare della letteratura italiana. Nel quadro storico di un’Italia post risorgimentale che sta ancora cercando di costruire una propria identità, le riflessioni di Gramsci sono rivolte alla ricerca delle profondi ragioni per le quali nel nostro paese gli intellettuali e la letteratura sono così distanti dal popolo e dalle masse. Partendo dal volume sulla poesia popolare e poesia d’arte di Benedetto Croce (1933), individua nel Cinquecento il momento di distacco tra intellettuali e popolo e decreta che il Romanticismo, definito come legame tra intellettuali e popolo, non è mai esistito in Italia. Il vero male è però, secondo Gramsci, il “gusto melodrammatico del popolo italiano” che privo di un gusto estetico e lontano dalla letteratura, in special modo dalla poesia, associa ogni forma d’arte al sentimentalismo melodrammatico. Questa “espressione teatrale, congiunta a un vocabolario barocco” è presente anche nelle manifestazioni collettive del popolo, per esempio nell’oratoria funebre e giudiziaria e pervadono quindi la vita quotidiana tanto in città quanto in paese. L’unica soluzione per creare quindi un nuovo gusto che elimini o almeno ridimensioni la sfera del melodramma è, secondo Gramsci, quella in primo luogo di criticarla aspramente e infine di diffondere libri di poesia “in lingua non aulica, e dove i sentimenti espressi non siano retorici o melodrammatici”. Solo un ritorno alla letteratura veramente popolare potrà giovare alla formazione di un gusto estetico rinnovato e a un riavvicinamento degli intellettuali al popolo italiano.



Bibliografia:

Antonio Gramsci, Quaderni dal carcere, Giulio Einaudi Editore, Torino 2014. 

Autore:

Sofia Comini, studentessa magistrale in Scienze dell'Antichità (Università Ca' Foscari Venezia)

Data di pubblicazione:
16/02/2026