L'altra colonia del Regno
I primi passi italiani in Somalia fino alla proclamazione della colonia.
La Somalia è stata la seconda colonia italiana, dopo l'Eritrea nel 1890, la sua storia però fu particolare; il governo italiano preferì muoversi attraverso una forma di colonialismo indiretto lasciando così il governo a delle società commerciali. Le società non riuscirono a sviluppare ricchezza; perciò, il governo prese in mano la situazione unificando tutti i territori sotto il controllo italiano, compresi i protettirati, e nel 1908 nacque la Somalia Italiana. - Wikimedia
La storia coloniale del Regno d'Italia si sviluppò principalmente sul Mar Rosso; oltre alla più famosa Eritrea ci fu la colonia della Somalia Italiana. Il 5 aprile 1908 il Parlamento italiano approvò la legge che riuniva tutti i possedimenti italiani in un'unica entità che prendeva il nome di Somalia Italiana. Il governo coloniale fu affidato ad un governatore nominato direttamente dal re che a sua volta aveva alcuni consiglieri per gli affari politici e civili.
Il Regno d'Italia si affacciò nella terra dei somali nel 1885, anno della presa di Massaua in Eritrea, con Antonio Cecchi capitano della Regia Marina. Il capitano Cecchi convinse il governo a finanziare una spedizione per valutare le terre ei fiumi per una possibile espansione commerciale; riuscendo ad ottenere dal sultano locale un trattato commerciale siglato il 28 maggio 1885.
Nel 1885 ci fu il cosiddetto “Scramble for Africa” dove l'Italia non ottenne nulla; ci fu la possibilità di ottenere qualche briciola della torta africana come il porto di Chisimaio, ma il presidente del Consiglio Agostino Depretis rifiutò per non fare un torto alla Germania. Nel 1888 alla presidenza ci fu Francesco Crispi che, dopo un colloquio con la Germania, ottenne il controllo di diversi porti. Alla fine del 1888 si riuscì ad ottenere il protettorato sui sultanati di Obbia e Migiurtinia. Nel 1889 i porti controllati dai britannici passarono alla società di Vincenzo Filonardi che ottenne pure una concessione economica dal Regno per lo sviluppo dei territori.
La società di Filonardi non riuscì a creare la ricchezza che si sperava e il Parlamento decise di creare la Società anonima commerciale italiana del Benadir nell'aprile del 1896. La società del Benadir fu accusata, praticamente ogni anno, di usare i soldi della convenzione statale per gli azionisti e non per lo sviluppo della colonia. Alla fine del 1902 la società fu accusata di vendere schiavi, situazione che si rilevò parzialmente vera perché non vendeva direttamente uomini ma tollerava la tratta.
Nel 1904 la gestione dei territori passò allo Stato che ebbe più di un problema a gestire alcune tensioni con le popolazioni locali, i Bimal, dove si arrivarono in più occasioni a degli scontri armati. Gli scontri furono sempre di portata ridotta e sempre di esito positivo per il Regio Esercito. Il Regno d'Italia passò quindi ad avere un'altra colonia “diretta”; poiché, con le gestioni commerciali delle due società si voleva evitare il coinvolgimento diretto dello Stato perché l'opinione pubblica, dopo le vicende in Eritrea, non vedeva di buon occhio la questione coloniale.
Angelo Del Boca, Gli Italiani in Africa Orientale I , Mondadori, 2014
Nicola Labanca, Oltremare. Storia dell'espansione coloniale italiana , Il Mulino, 2025
Medda Nicola
24/10/2026