ARTICOLO DEL GIORNO

25/02/2026

Soldati corazzati

Scudi e corazze nella Grande Guerra 1914-1918

Personale di volo dotato di corazze Ansaldo per uso aereo, complete di elmi protettivi, Italia 1915-1918. Archivio Fotografico Museo Sorico Italiano della Guerra.

Vulnerabili alle armi da fuoco, esposti a sciami di proiettili e di schegge, insidiati dai gas asfissianti, rintracciabili dalla ricognizione aerea, i soldati della Grande Guerra si scoprirono privi di difesa. Nei primi mesi di guerra, il loro unico riparo fu la trincea: un lungo fosso scavato nel terreno, rinforzato all’interno da muri in pietre o da reti di contenimento, sopraelevato con sacchi di terra e scudi di metallo. Quando il soldato lasciava la trincea, abbandonava ogni protezione; le stesse trincee perdevano molta della loro efficacia quando erano bombardate. Se nel 1914 la cavalleria francese usò corazze di acciaio, i fanti una volta allo scoperti dovevano ripararsi nelle irregolarità del terreno o nei crateri provocati dalle esplosioni e correre verso la trincea nemica per occuparla, evitando di finire nel settore di tiro di mitragliatrici e artiglierie. Ammaestrati dalla vulnerabilità della fanteria nella guerra russo-giapponese e in quelle balcaniche, vari paesi sperimentarono scudi mobili dotati di feritoia e corazze che riprendevano modelli antichi, con cui i fanti avrebbero potuto avvicinarsi al nemico. In Italia, ad esempio, se ne adottarono di vari modelli fra cui il francese Degré. In Italia si produssero alcune migliaia di corazze di acciaio. Le più note furono le corazze Farina, dotate di petto, coprispalle, elmo, talvolta una ventriera. Ebbero una certa diffusione anche le corazze Corsi, costituite da lamine sovrapposte che proteggevano petto e ventre. Le corazze furono distribuite ai soldati che dovevano uscire dalla trincea per tagliare le barriere di filo spinato o posizionare tubi esplosivi; non ne venne decisa un’adozione generalizzata sia perché le corazze non proteggevano dal tiro diretto delle armi da fuoco individuali e delle mitragliatrici, sia a causa del loro peso che rallentava i movimenti dei soldati nel corso dell’attacco. Si tentò anche di proteggere il personale a bordo degli aerei ma, anche in questo caso, con scarsi risultati.



Bibliografia:

Mostra: La pelle del soldato. Uniformi, corazze, elmetti e maschere antigas dalla Prima guerra mondiale al Duemila, Museo Storico Italiano della Guerra, 2018-2023.

Autore:

Davide Zendri

Data di pubblicazione:
25/02/2026