ARTICOLO DEL GIORNO

21/07/2026

Un mandarino confuciano e cristiano

Xu Paolo: colonna della missione gesuitica in Cina

Illustrazione risalente al XVII secolo raffigurante il mandarino cinese Xu Guangqi. - Commons Wikimedia.

Nel 1603, il mandarino cinese Xu Guangqi, a seguito dell’incontro con il gesuita italiano Matteo Ricci, si convertì al cattolicesimo, venendo battezzato col nome di Paolo. Egli giocò fin da subito un ruolo da protagonista nello sviluppo e nella diffusione del cristianesimo nel paese, divenendo un punto di riferimento sia per i cinesi convertiti che per i missionari europei. Era noto ai gesuiti come “il dottor Paolo”, e Ricci lo soprannominò “Colonna della missione cinese”. Egli era infatti un uomo estremamente colto, grande conoscitore dei classici confuciani e molto politicamente influente; nel corso degli anni, infatti, scalò i vertici dell’amministrazione, arrivando ad essere prima Ministro dei Riti e poi precettore dell’erede al trono, contribuendo a far conoscere il cristianesimo a corte. Xu Paolo si distinse anche per l’aiuto che diede ai missionari europei nella traduzione in cinese di numerose opere, laiche e religiose, provenienti dall’Europa. Egli stesso scrisse numerosi testi, trattando di religione, politica, scienza e tecnologia. Xu Paolo si era infatti convinto che gli “studi occidentali” (xixue) o “studi celesti” (tianxue) (termini con cui si indicava non solo la fede cristiana, ma anche le conoscenze scientifiche, astronomiche, tecnologiche e militari portate dai gesuiti in Cina), avrebbero contribuito a modernizzare e rafforzare l’impero cinese, allora retto dalla dinastia Ming e in crisi sotto gli attacchi dei manchù. Nei suoi scritti, Xu tentò in particolare di dimostrare la compatibilità tra il cristianesimo e il confucianesimo, descrivendo il primo come un modo per completare e perfezionare il secondo: a detta sua infatti il cristianesimo, come il confucianesimo, predicava il rispetto dell’autorità, la ricerca della virtù, la moralizzazione del popolo e la pietà filiale. Criticò invece fortemente le numerose dottrine e sette buddiste presenti in Cina, accusando i bonzi di corruzione morale e sostenendo che, nonostante il buddismo fosse diffuso in Cina da oltre quattordici secoli, la gente continuava ad essere malvagia e viziosa. Al contrario, egli presentò un’immagine completamente idealizzata e inverosimile delle società e dei paesi cristiani europei, affermando che, nei paesi dove vigeva la legge cristiana, non vi erano ingiustizie o sopraffazioni, ma regnava l’armonia, la fratellanza e la pace sociale. L’operato di Xu Paolo e di altri mandarini e letterati cinesi convertiti al cattolicesimo, noti come “cristiani confuciani”, contribuì fortemente a creare il primo grande scambo culturale e scientifico tra l’Europa e la Cina.



Bibliografia:

Elisa Giunipero, (a cura di)  Xu Guangqi e gli studi celesti. Dialogo di un letterato cristiano dell'epoca Ming con la scienza occidentaleGuerini e Associati, 2020.

Autore:

Leone Buggio

Data di pubblicazione:
21/07/2026