ARTICOLO DEL GIORNO

14/10/2026

L'altro eroe dell'Amba Alagi

La resistenza italiana sull'Amba Alagi durante la Seconda Guerra Mondiale

L'Amba Alagi, montagna etiope, è sempre stata vista come una fortezza naturale dagli italiani. Il 7 dicembre 1895, durante la prima guerra italo-abissina, il maggiore Pietro Toselli decise di arroccarsi per difendere la posizione italiana; non ci riuscì e trovo la morte. Nel 1941 sarà Amedeo d'Aosta a scegliere il monte per l'estrema difesa dell'Etiopia. La resistenza non andò a buon fine, ma in Italia Amedeo fu soprannominato l'eroe dell'Amba Alagi. - Wikimedia

Il 3 aprile del 1941 si riunì nel Ghebì, sede del governo coloniale, di Addis Abeba l’ultimo consiglio di guerra del Regio Esercito. Il viceré Amedeo d’Aosta propose per proseguire la resistenza di creare un punto fortificato sull’Amba Alagi, poiché era considerata una fortezza naturale. Amedeo partì il giorno seguente con 7 mila uomini per cercare una disperata resistenza.

Amedeo di Savoia, terzo duca d’Aosta, divenne viceré d’Etiopia alla fine del 1937 sostituendo Rodolfo Graziani. Le politiche attuate da Graziani furono all’insegna della violenza; mentre, Amedeo cercò di attuare delle politiche più vicine alle popolazioni indigene. Furono aboliti i tribunali militari e ci fu la liberazione di diversi prigionieri politici, si cercò la pacificazione dell’Etiopia tramite il potere dei nobili locali e non con la violenza. Lo storico Paolo Borruso definisce tutte queste azioni come “politiche indigene” lodando Amedeo come governatore coloniale.

Amedeo nel giugno del 1940 diventò il comandante supremo in Africa Orientale italiana; sotto questa denominazione si raccoglievano Eritrea, Somalia ed Etiopia. Le prime operazioni militari riportarono dei successi contro gli inglesi a Cassala e nella Somalia Britannica, ma queste manovre militari portarono allo sfiancamento delle truppe e al consumo delle poche risorse belliche nelle colonie. La differenza la fecero marina e aviazione per gli inglesi, oltre ai mezzi corazzati, che riuscirono a portare decisivi successi. Dopo la feroce battaglia di Cheren, durata un mese, le posizioni italiane subirono un violento tracollo su tutti i territori costringendo così il viceré a proporre l’estrema resistenza sull’Amba Alagi.

Alla fine di aprile le posizioni che proteggevano le vie di ingresso al monte caddero sotto i colpi dell’artiglieria britannica. La prima settimana di maggio, come racconta Amedeo nel suo diario, fu particolarmente difficile per i continui bombardamenti e per il freddo notturno. Con il passare dei giorni ci fu il razionamento dell’acqua e del cibo che abbassò il morale della truppa; ma il vero problema fu la questione dei feriti visto che non c’era la possibilità di assisterli in modo adeguato come scrisse Amedeo il 15 maggio “Non posso tenere i feriti sotto le cannonate, anche oggi è stato un inferno”. Il 19 maggio ci fu la resa italiana con l’esercito britannico che concesse l’onore delle armi al Regio Esercito.

I reduci dell’Alagi furono fatti prigionieri e portati in diversi campi, il viceré fu internato a Donyo Sabouk in Kenya dove troverà la morte l’anno seguente per un’infezione polmonare.



Bibliografia:

Dino Ramella, Il duca d'Aosta e gli italiani in Africa Orientale, Daniela Piazza Editore, 2017.

Angelo Del Boca, Gli Italiani in Africa Orientale III, Mondadori, 2014.

Autore:

Medda Nicola

Data di pubblicazione:
14/10/2026