ARTICOLO DEL GIORNO

30/07/2026

Il fallimento del “neocentrismo” negli anni '70

La caduta del governo Andreotti II ed il ritorno al centrosinistra

Mariano Rumor dal presidente Leone che presenta la lista dei ministri del suo nuovo governo, tornando alla coalizione di centro-sinistra. Wikimedia

Nell'estate del 1972 si costituì il governo Andreotti II, nel quale Dc, Pli e Psdi partecipavano attivamente ed il Pri dava appoggio esterno. Dal governo rimasero fuori i membri della sinistra democristiana, tra i quali Moro, che voleva proseguire l'alleanza coi socialisti e voleva arrivare ad una legittimazione del Pci.
A minare la stabilità del Governo nell'anno successivo concorsero non solo la difficoltà della politica monetaria, derivante dalla decisione di Nixon di sganciare il dollaro dall’oro, ma soprattutto le pressioni sindacali che culminarono nello sciopero generale. Inoltre, all’interno della Dc, Moro e Fanfani spingevano per il ritorno al centro-sinistra; soprattutto il politico pugliese, che prefigurava il prossimo Congresso democristiano come appuntamento da «ultima spiaggia» per la ripresa della politica di centro-sinistra, sostenendo che «se falliamo stavolta, potrà davvero finir male». Il tentativo di riprendere il centro-sinistra era legato soprattutto alle crescenti difficoltà di gestione dell’emergenza economica, che sarebbero state ardue da affrontare con una maggioranza politica ed un riferimento sociale troppo risicati. Anche il vicepresidente del Consiglio e presidente del Psdi Mario Tanassi intervenne sulla questione, sostenendo in un’intervista l’esigenza di «un’iniziativa per sondare a fondo le possibilità che esistono per ridare vita ad una coalizione di centro-sinistra»; sortita che non piacque ad Andreotti, che ribadì l’inaffidabilità dei socialisti.

Intanto i repubblicani ritirarono il loro appoggio esterno al Governo, mentre la Dc rinvió la propria decisione al Congresso nazionale del partito. Alla vigilia di questo, Fanfani convocò i maggiori esponenti democristiani nel suo ufficio di presidente del Senato a palazzo Giustiniani. Essi decisero di portare Fanfani alla Segreteria del partito, di affidare a Moro la Presidenza della Camera e di riaprire la collaborazione coi socialisti, decretando la fine di fatto del II governo Andreotti al quale sarebbe dovuto subentrare Rumor. Aderirono anche Andreotti e Forlani, seppur in modo incerto, poichè avrebbero perso rispettivamente la Presidenza del Consiglio e la Segreteria della Dc. Al Congresso vennero soltanto ratificate le decisioni della sera precedente ed Andreotti si recò in Parlamento a rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio. Si costituì così il Governo Rumor, che tornó alla formula del quadripartito di centro-sinistra (Dc-Psi-Psdi-Pri) con Moro ministro degli Esteri, che lasció la presidenza della Camera a Pertini per non creare malumori col Psi.



Bibliografia:

M. Barone, E. Di Nolfo, Giulio Andreotti. L'uomo, il cattolico, lo statista, Rubbettino, 2010.

Autore:

Diego Monaci

Data di pubblicazione:
30/07/2026