ARTICOLO DEL GIORNO

27/09/2026

Le granate dei resistenti africani contro il governo coloniale italiano

L'attentato di Addis Abeba al viceré Rodolfo Graziani

Il vicereame di Rodolfo Graziani non portò la pacificazione dell'Etiopia, ma aumentò le tensioni che sfociarono nell'attentato del 19 febbraio del 1937. In quel giorno il governo italiano voleva mostrare la sua bontà e la sua clemenza, ma le cose non andarono come sperato. Dopo quel giorno seguiranno giornate di violenze e omicidi che rimarranno una delle pagine più cupe della nostra storia coloniale.  Wikimedia

In un'assolata mattina nel cuore di Addis Abeba successe un evento che scosse e insegnò profondamente gli equilibri del colonialismo italiano. Era il 19 febbraio 1937, giornata di festa per i cristiani copti, e il viceré Rodolfo Graziani si apprestava a elargire ai poveri della capitale 2 talleri d'argento, ma all'improvviso volarono sul palco diverse granate che ferirono il viceré e uccisero 7 persone; ci furono diversi feriti e alcuni anche gravi. Nella confusione Graziani riuscì a mettersi in salvo, mentre i militari italiani e indigeni sparavano sulla folla.

Rodolfo Graziani divenne viceré d'Etiopia poco dopo la conquista italiana del 1936. La guerra fu portata avanti dal fascismo che, dopo tanti anni, cercò di realizzare quel “sogno” d'impero. La guerra iniziò alla fine del 1935 e si concluse nel maggio del 1936; i protagonisti sul campo furono Pietro Badoglio e lo stesso Graziani. Durante il conflitto, l'Italia attuò misure vietate dalle convenzioni internazionali come l'uso dell'iprite, gas urticante, o la distruzione di alcune tende della Croce Rossa. Il primo viceré fu il maresciallo Badoglio, ma pochi giorni dopo rinunciò all'incarico vista la situazione non ancora stabilizzata; perciò Mussolini diede l'incarico a Graziani.

Il governo di Graziani fu molto duro, soprattutto verso i cristiani copti ritenuti vicini all'imperatore in esilio Hailè Selassiè; dal 1936 al 1937 colpì in modo massiccio le ultime sacche di resistenza etiope con metodi particolarmente violenti, senza risparmiare i civili. Questa tensione portò a un  diffuso malcontento di buona parte della popolazione che sfociò nell'attentato del 19 febbraio.

Subito dopo l'attentato nella città si scatenò il terrore più assoluto; il segretario del Partito Fascista ad Addis Abeba, Guido Cortese, prese in mano la situazione e iniziarono le violenze verso la popolazione locale. Ai militari e alle camicie nere si aggiunsero dei civili volontari che commisero diverse atrocità nei quartieri più poveri distruggendo i tucul, le capanne degli etiopi e uccidendo i civili.

Le indagini avanti portate in modo sommario dall'amministrazione coloniale italiana individuarono alcuni presunti colpevoli; i primi responsabili furono dei giovani nobili etiopi che avevano fatto un'accademia militare, i secondi furono i monaci copti del monastero di Debre Libanos. Questa situazione rafforzò la resistenza etiope, che provocò altri problemi al Regno d'Italia, che dovette rimuovere Graziani per le continue richieste di uomini e armi che pesavano sul governo di Roma; al suo posto fu scelto Amedeo d'Aosta.



Bibliografia:

Angelo del Boca, Gli italiani in Africa Orientale III , Mondadori, 2014.

Autore:

Medda Nicola

Data di pubblicazione:
27/09/2026