ARTICOLO DEL GIORNO

09/06/2026

"Più stupido di Claudio"

Sopravvivere alla propria famiglia

Claudio presenta i nuovi senatori gallici - Immagine creata con IA

Claudio fu un’anomalia nella dinastia giulio-claudia: primo imperatore nato fuori dall’Italia, a Lugdunum (Lione), figlio di Druso maggiore e di Antonia minore, fratello di Germanico e nipote di Tiberio nacque con difetti fisici che lo esclusero dalla vita pubblica e gli valsero il disprezzo della famiglia: secondo Svetonio, la madre Antonia, per definire qualcuno stupido, soleva affermare che lo era “più di suo figlio Claudio”.
Non sappiamo con certezza quale fosse la sua malattia (forse paralisi cerebrale o poliomielite), ma le sue capacità intellettive restarono intatte. Ricevette un’ottima educazione, mostrando una viva passione per la storia (si suppone avesse avuto tra i maestri Tito Livio) e scrisse una storia degli Etruschi, perduta. Augusto ne apprezzò l’oratoria, ma lo tenne in un ambiente protetto, considerandolo l’anello debole della famiglia. Tale condizione lo salvò dalle purghe dello zio Tiberio e poi del nipote Caligola, che, secondo Svetonio, pare lo trattasse come un fenomeno da baraccone. Dopo l’assassinio di Caligola da parte dei pretoriani, Claudio fu proclamato imperatore da costoro, forse perché ritenuto facilmente manovrabile. In realtà, fece subito eliminare i congiurati e consolidò il potere, affidando l’amministrazione ai liberti, promuovendo grandi opere pubbliche (tra cui l’acquedotto Claudio) e nuove campagne in Tracia, Mauretania e Britannia.

Particolarmente significativa fu la sua politica verso la Gallia: ormai importante bacino produttivo e militare, la sua vicinanza a un settore caldo come la Germania imponeva di rinsaldarne la fedeltà. Nel 48 d.C. Claudio propose al senato di concedere lo ius honorum — cioè, il diritto di accedere alle magistrature — ai cittadini romani di origine gallica, aprendo così le porte del senato alle élite provinciali; operazioni del genere, nell'antichità, partivano sempre dall'alto, nella speranza che, progressivamente, raggiungessero anche gli strati più umili. Il progetto suscitò inizialmente la resistenza dei senatori più conservatori, ma Claudio li convinse con un celebre discorso (di cui resta parte nella Tabula Claudiana) ricordando che Roma, fin dalle origini, aveva saputo integrare popoli esterni, cooptando prima le loro classi dirigenti: citò l’esempio di Latini, Etruschi e Sabini e della propria gens Claudia, proveniente da questi ultimi.

Il provvedimento fu infine approvato.



Bibliografia:

Svetonio, "Vite dei Cesari", Book V published by Bur-Rizzoli, 1982.

Cassio Dione, "Storia Romana", book LX published by Bur-Rizzoli, 2018.

Tacito, "Annali", book XI published by Bur-Rizzoli, 1981.

S. Mazzarino, "L'Impero Romano", Laterza 2024.

Autore:

Alessandro Pagano

Data di pubblicazione:
09/06/2026