ARTICOLO DEL GIORNO

02/11/2026

Un paese invaso dalla vigna

I francesi e la colonizzazione vinicola dell'Algeria

Foto di inizio '900 di alcuni monaci trappisti impegnati nella vendemmia nella vigna dell'abbazia di Notre-Dame de Staouèli, vicino ad Algeri. Solitamente tuttavia i francesi non lavoravano direttamente i campi. La manodopera agricola impiegata nelle terre dei francesi era infatti composta quasi interamente da arabi mussulmani. - Commons Wikimedia. 

Negli anni ’80 del 1800, la fillossera, un parassita originario del Nord America, infestava vigne francesi, causando la perdita di circa 1,5 milioni di ettari di vigne e il tracollo della produzione vinicola del paese. La rovina della vigna in Francia, tuttavia, portò a un vero e proprio boom della produzione vinicola in un altro paese: l’Algeria.

 

L’Algeria era stata conquistata dalla Francia nel 1830. A partire dagli anni ’70, la crisi delle campagne europee e in particolare quella della vigna in Francia portarono numerosi imprenditori a investire nel settore della vite in Tunisia e soprattutto in Algeria. In pochi anni, l’Algeria fu dunque “invasa” dalla vigna francese, che divenne presto il settore trainante dell’agricoltura locale.  Vi erano 15 mila ettari dedicati alla vigna nel 1878, che erano divenuti ben 167 mila nel 1903. Nel 1940, la vigna occupava ormai 400 mila ettari di suolo algerino (circa 4000 km quadrati, quasi la superficie del Molise), con una produzione di ben 21.5 milioni di ettolitri di vino all’anno. C'era la possibilità di fare degli affari enormi: ad esempio, la ricca famiglia Duroux, in seguito a degli investimenti fatti negli anni ’20, era arrivata a possedere nel paese oltre 1000 ettari di vigne.

 

Si trattava di un settore concentrato interamente nelle regioni settentrionali del paese, che ospitavano infatti le terre più fertili e irrigabili, e quasi interamente controllato dai coloni francesi. Nel 1950 gli europei possedevano ben il 90% delle terre dedicate alla vigna, pur rappresentando solo il 15% della popolazione algerina. La vite rappresentava spesso una monocultura, “scacciando” il grano, il cotone, le pecore e le capre. Contribuiva inoltre all’inquinamento dell’acqua, dal momento che gli scarti e rifiuti prodotti dalle aziende vinicole confluivano nei fiumi.

 

Una parte del vino era destinata al mercato interno, venendo venduto soprattutto ad Algeri, principale centro di consumo del paese. La maggior parte invece era destinato all’esportazione, in particolare verso la Francia, che aveva il monopolio dei commerci algerini. Il vino non era centrale solo per il settore agricolo: coinvolgeva anche altri settori dell’economia, come la logistica dei trasporti, lo sviluppo delle distillerie e la ricerca scientifica. L’enologia algerina era infatti diventata una delle più avanzate al mondo, grazie alle ricerche e alle tecniche sperimentali dell’Institut Agricole d’Algerie.

 

Ironia della sorte, tutto ciò avveniva in un paese mussulmano, dove quindi la maggioranza della popolazione, per motivazioni religiose, non consumava alcolici.



Bibliografia:

Guy Pervillé, La France en Algérie. 1830-1954, Vendémaire, 2012.

Pierre Mannoni, Les Français d'Algérie. Vie, mœurs, mentalités, L'Harmattan, 1993.

Benjamin Stora, Histoire de l'Algérie coloniale. 1830-1954, Éditions La Découverte, 1991.

Autore:

Leone Buggio, studente magistrale in "European History" presso l'Università degli Studi Roma Tre e l'Université Paris Cité.

Data di pubblicazione:
02/11/2026