Giulio prima di essere Andreotti
Infanzia e giovinezza di uno dei politici più potenti dell'Italia repubblicana
Il piccolo Giulio Andreotti (il bambino al centro) nella foto di gruppo della seconda elementare della scuola C. Armellini di Roma. - Foto da Massimo Franco, C'era una volta Andreotti. Ritratto di un uomo, di un'epoca e di un Paese, Solferino, 2019.
Giulio Andreotti nacque nel gennaio del 1919 a Roma, figlio di genitori originari di Segni, un paesino della Ciociaria. Suo padre, un maestro elementare, morì quando lui aveva solo tre anni per cause legate al suo periodo in guerra. La famiglia, dunque, viveva in umili condizioni, mantenendosi grazie alla piccola pensione percepita dalla madre in quanto vedova di guerra. A dimostrazione di ciò, il piccolo Giulio si lamentava che le suore presso cui faceva la materna a Segni “gli davano da mangiare la terra”, in riferimento al sangue bovino solidificato. Egli crebbe come un bambino socievole, tranquillo e maturo, mostrando fin da piccolo una forte devozione religiosa, servendo la messa e, dai 14 anni in poi, dedicandosi al reclutamento dei bambini come chierichetti. La sua devozione ai preti era spesso oggetto di scherno da parte degli altri ragazzi. La sua mentalità cinica e diffidente fu plasmata in giovane età dalla sua famiglia. Una sua anziana zia, che ancora ricordava la conquista di Roma da parte dei Savoia, per spiegargli come era fatta la gente gli raccontava: “Prima del 1870, la gente non pagava le tasse per non dare soldi al papa. Dopo il 1870, la gente non pagava le tasse per non dare soldi a chi teneva prigioniero il papa”. Un amico di famiglia, che talvolta lo accompagnava alla scuola elementare di Roma, indicandogli il parlamento gli diceva: “Li abita la cattiva gente che ci governa”. Dopo aver frequentato il liceo Tasso, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza e alla FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), dove incontrò diversi futuri protagonisti della vita politica repubblicana, tra cui Adriano Ossicini e Aldo Moro. Ciononostante, per lungo tempo l’interesse per la politica fu per lui estraneo, immerso come era nei suoi interessi religiosi ed ecclesiastici A riprova di ciò, nel 1938, col mondo sull’orlo della guerra mondiale, egli si recò nella biblioteca vaticana per richiedere un libro sulla flotta pontificia. Il bibliotecario, stupito, gli domandò se non avesse di meglio da fare. Giulio seppe in seguito che quel bibliotecario era Alcide de Gasperi. Un’altra caratteristica che lo accompagnò fin da piccolo furono problemi fisici, legati alla schiena e alla postura. Nel 1941 fu infatti esonerato dalla leva militare da un medico che, dopo averlo visitato, affermò che gli rimanevano sei mesi di vita. Molti anni dopo, Giulio, ormai noto a tutti come “Andreotti”, raccontò di aver telefonato al medico per dirgli di essere ancora vivo e di essere diventato ministro, ma scoprì che quello ad essere già morto era lui.
Massimo Franco, C'era una volta Andreotti,. Ritratto di un uomo, di un'epoca e di un Paese, Solferino, 2019.
23/05/2026