La missione di Macartney alla corte imperiale cinese
La fallimentare delegazione britannica al cospetto dell’imperatore Qianlong
Macartney e la sua ambasciata porgono la lettera di Giorgio III a Qianlong, Wikimedia
Nel quadro degli assestamenti degli accordi commerciali tra Gran Bretagna, con l’ausilio della Comapagnia delle Indie orientali, e Impero cinese Qing, su espressa richiesta di re Giorgio III, venne mandata una spedizione diplomatica alla corte imperiale cinese presieduta dal conte di Macartney. L’obbiettivo di questa era quello di proporre accordi commerciali più favorevoli per i britannici e far discostare l’imperatore cinese Qianlong dalla politica commerciale con cui permetteva gli scambi con gli europei nella sola città di Canton per un ristretto periodo dell’anno.
Il 14 settembre del 1793, Macartney si trova ad udienza davanti alla corte imperiale cinese e all’imperatore in persona. Il delegato descrive nel suo diario vari aspetti della corte, come il grande palanchino, trasportato da ben 16 paggi, seguito da una processione di ufficiali con stendardi e ombrelli.
Davanti a questa scena tutti i presenti porgono le proprie riverenze tramite il tradizionale inchino cinese chiamato kowtow, il quale consisteva nell’inchinarsi, con le mani congiunte in avanti, fino a toccare terra con il viso. Gli unici che differiscono nel comportamento sono Macartney e i suoi sottoposti che si inchinano su una sola gamba, alla maniera europea. Questo gesto comporta una prima rottura del galateo di corte cinese, la quale viene continuata con il gesto di Macartney consistente nel consegnare la lettere di Giorgio III direttamente nelle mani dell’Imperatore e non di un suo sottoposto.
Il rifiuto dell’Imperatore cinese davanti alle proposte britanniche è per la maggior parte riconducibile al poco interesse che possedeva l’Impero Qing nel cambiare i rapporti commerciali con gli europei, in quanto la sua situazione economica non ne sentiva un reale bisogno. Accordi più favorevoli per i britannici, infatti, verranno raggiunti solo dopo le brutali - per il popolo cinese - due guerre dell’oppio.
C’è anche da dire, però, che la molta diffidenza degli ambienti cinesi nei confronti di qualsiasi tipo di proposta britannica è data anche dal mancato rispetto del galateo di corte in modo così spudorato. D’altronde dai diari di Macartney traspare tutta lo scetticismo del delegato nei confronti di queste regole per lui incomprensibili e, nonostante gli elogi per le bellezze naturalistiche ed architettoniche cinesi, la sua visione eurocentrica che lo porta a considerare le usanze cinesi al pari di insensato folklore.
Luca Caracciolo, Andrea Roccucci, Storia contemporanea: Dal mondo europeo al mondo senza centro, Le Monnier University, 2017, p.40
Website: David Akers-Jones, Journal of the Hong Kong Branch of the Royal Asiatic Society, Vol. 41, pp. 367-372 (consulted November 2025)
30/06/2026