ARTICOLO DEL GIORNO

01/02/2026

Un villaggio di pescatori chiamato Dubai

Breve storia di Dubai prima del petrolio e dei grattacieli

Cartina della costa arabica del Golfo Persico prodotta dai britannici nel 1851. Dubai, qui indicata come "Debai", è solo uno tra i tanti insediamenti di pescatori di perle situati sulla costa. - Commons Wikimedia.

Dubai, una delle più moderne e sfavillanti metropoli dell’era moderna, era una volta un piccolo villaggio di poveri pescatori. Per millenni, infatti, le popolazioni della costa orientale della penisola arabica avevano trovato nella pesca delle perle la loro principale fonte di sostentamento. Già nel III millennio a.C. infatti vi erano rapporti commerciali tra le comunità di pescatori del Golfo Persico e i villaggi della Mesopotamia meridionale. La prima menzione di Dubai da parte di un occidentale risale al 1590, quando un mercante veneziano di nome Gasparo Balbi descrisse diverse località del Golfo note per la qualità delle perle pescate ed esportate verso l’India, tra le quali spiccava una certa “Dibai”. A iniziò ‘800, in una pianta della regione prodotta dai britannici, il luogo era invece chiamato con il nome di “Debai”, e figurava come un minuscolo villaggio abitato da circa un migliaio di persone in cui si trovavano solo la residenza dello sceicco locale, le capanne di paglia dei pescatori, una torre di guardia, alcune piantagioni di palma e datteri e un pozzo di acqua dolce. A inizio ‘900, nonostante la crescita commerciale, la vita dei pescatori continuava ad essere estremamente dura. Essi, infatti, passavano tutta l’estate su barche con a bordo anche sessanta uomini, nutrendosi solo di pesce, riso e datteri. Passavano tutta la giornata ad immergersi fino a quindici metri di profondità, con solo qualche minuto per riprendere fiato. I pescatori si immergevano con un cesto attorno al collo in cui mettere le perle raccolte, e per resistere alla pressione si ungevano di olio le orecchie e si chiudevano il naso con un tappo. Gli agenti di commercio erano soliti bastonare coloro che si rifiutavano di immergersi nuovamente, e vi era il costante rischio di essere attaccati da meduse e squali. Molti pescatori sviluppavano malattie della pelle a causa dell’esposizione al sole, e altrettanti morivano annegati. Il commercio di perle del Golfo raggiunse il picco negli anni ’20, per poi subire un primo tracollo a seguito della crisi del ’29. Le cose peggiorarono ulteriormente nel corso degli anni ’30 e ’40, a causa della concorrenza dei giapponesi, che avevano iniziato a coltivare anziché pescare le perle, e dei dazi imposti dal governo indiano sulle importazioni dal Golfo. La popolazione di pescatori cominciò a fare la fame e a vivere in miseria. Fu in questo contesto che gli emiri locali cominciarono a diversificare l’economia, investendo prima sull’estrazione petrolifera e in seguito sull’edilizia, il turismo e i servizi, rendendo Dubai la città che è oggi.



Bibliografia:

Justin Marrozzi, Imperi islamici. Quindici città che riflettono una civiltà, Einaudi, 2020

Autore:

Leone Buggio, studente triennale dell'Università Ca'Foscari di Venezia

Data di pubblicazione:
01/02/2026