Il camerata samurai
Un giapponese tra gli Arditi
Durante la Prima guerra mondiale, tra le fila dell'esercito italiano vi fu un poeta giapponese, che avrebbe preso parte alle battaglie decisive del conflitto, all'occupazione di Fiume, alla marcia su Roma e, in seguito, avrebbe contribuito all'avvicinamento culturale e militare tra Italia e Giappone. Costui si chiamava Harukichi Shimoi. Foto di Harukichi Shimoi presente su Wikicommons: File:Harukichi Shimoi.jpg - Wikimedia Commons
Harukichi Inoue nacque nella prefettura di Fukuoka nel 1883 da un ex-samurai e, dopo le scuole medie, si trasferì a Tokyo, dove si iscrisse al dipartimento di inglese della Scuola normale superiore. Ivi fu adottato, nel 1907, da Kisuke Shimoi, un commerciante di legname e architetto, da cui prese il cognome e di cui sposò la figlia. In seguito divenne un poeta e un insegnante presso una scuola femminile; nel mentre continuò a studiare e, dopo aver letto la Divina Commedia in giapponese, rimase così impressionato dalla cultura italiana che decise di impararne la lingua presso l'Università degli Studi esteri. Nel 1911 scelse di trasferirsi in Italia per studiare Dante e arrivò a Napoli, dove entrò in contatto con diversi intellettuali dell'epoca e dove divenne professore di giapponese presso l'Istituto Universitario Orientale nel 1915. Due anni dopo si offrì come inviato di guerra e sul fronte conobbe il generale Armando Diaz e il poeta Gabriele D'Annunzio; ma poi, decise di arruolarsi come soldato, divenendo un Ardito e partecipando a diverse battaglie cruciali come quella di Vittorio Veneto. Dopo la guerra, seguì D'Annunzio nella sua conquista di Fiume, durante la quale fu nominato "camerata samurai" dallo stesso Vate; al contempo, permise lo scambio di lettere tra D'Annunzio e Mussolini. In questo periodo, Shimoi iniziò ad ammirare molto il futuro Duce poiché vedeva in lui un uomo d'azione, capace di incarnare la “forza vitale” della nazione, di migliorare una società decadente, e di condurre l'Italia ad un “ordine guerriero”. Inoltre, egli vedeva una somiglianza tra i valori fascisti e il codice dei samurai (bushido), come disciplina, lealtà, sacrificio e comunità sopra l’individuo. L'amicizia che strinse con Mussolini fu tale da spingerlo a partecipare alla marcia su Roma. Dopo la nascita del regime fascista, fece da intermediario fra Italia e Giappone, intensificando i rapporti culturali e politici tra i Paesi, promuovendo da un lato la cultura italiana e la venerazione del Duce in patria e dall'altro l'introduzione di autori giapponesi e del judo nel Bel paese. Negli anni '30 tornò in Giappone e iniziò ad essere più freddo verso i governi italiano e nipponico per via della loro vicinanza a Hitler, di cui disprezzava l'impostazione razziale, anche se non rinnegò la sua ammirazione verso il fascismo dei primi anni e rimase, fino al 1943, il corrispondente a Tokyo per il Corriere della Sera. Dopo la Seconda guerra mondiale, si ritirò a vita privata e conobbe Indro Montanelli, facendogli da guida nel proprio Paese, prima di morire nel 1954.
Shimoi Harukichi, Guido Andrea Pautasso (edited by), Un samurai a Fiume, Oaks editor, 2019.
Pierluigi Romeo Di Colloredo, La carne del Carnaro: Un giorno nella vita di Gabriele D’Annunzio: Venerdì 12 Settembre 1919, la marcia su Fiume, Luca Cristini Editor (Soldiershop), 2022.
Roger Griffin, The Nature of Fascism, Routledge, 2015.
Valdo Ferretti, Il Giappone e la politica estera italiana: 1935-1941, Giuffrè, 1995.
Shimoi Harukichi, The Italian Front: as seen by a Japanese Samurai, Tikhanov Library, 2021.
06/06/2026