Come uccidere un drago.
Sulle tracce degli Indoeuropei
Uomo indoeuropeo che cavalca nelle steppe - Immagine generata con IA
Pochi popoli, nel corso della storia, sono stati più evocati, studiati e, spesso, incompresi di quello degli Indoeuropei. Già la definizione di “popolo” indoeuropeo si dimostra fallace, in quanto non dobbiamo immaginare una società omogenea e compatta, bensì diversi gruppi umani accomunati da certi usi e costumi e, soprattutto, una lingua comune. Attorno al 3000 a.C., gli Indoeuropei migrarono dalla loro terra d’origine, le steppe tra Ucraina e Russia, e giunsero in Europa. Qui, nei secoli precedenti, agli abitanti che già vi erano insediati, definiti “cacciatori-raccoglitori”, si erano aggiunti uomini provenienti dall’Anatolia e dediti all’agricoltura, fino ad allora sconosciuta in tali zone. Questa storia, l’alba dell’Europa, è ricostruibile grazie alla collaborazione tra diverse discipline come l’archeologia, la linguistica e persino la genetica. Gli Indoeuropei non hanno lasciato che tracce, talvolta appena percettibili, e sta a noi riportarle alla luce con ogni mezzo. Una di queste tracce si trova nelle strategie poetiche adottate dalle letterature in lingue d’origine indoeuropea. In particolare, è stato studiato a fondo il motivo dell’uccisione del drago da parte dell’eroe. La formula base è così costituita: eroe + verbo uccidere (dalla radice indoeuropea *gwhen-) + drago/serpente/mostro. Alcuni esempi si trovano in sanscrito nel Rig Veda: yo hatvahim, ‘egli (il dio Indra) che uccise il serpente’; in greco nelle Pitiche di Pindaro: epefnen te Gorgona, ‘(Perseo) uccise la Gorgone (che, come sappiamo, era un mostro dai capelli serpentini)’; nella lingua ittita in alcune tavolette cuneiformi: MUŠ illuyakan kuenta, ‘egli (il Dio del Tuono) uccise il serpente’; fino ad arrivare all’antico inglese, dove nel Beowulf si dice che Siegmund wyrm acwealde, hordes hyrde, ‘uccise un serpente, il guardiano di un tesoro’. Non si tratta che di tracce, dunque, ma esse permettono di gettar luce su un piccolissimo, quanto affascinante, scorcio di un passato che, oggi con rinnovata urgenza, ci dimostra quanto ciò che ci accomuna sia di gran lunga superiore a ciò che ci divide.
B. W. Fortson, Indo-European Language and Culture: an Introduction, Blackwell, Malden (Massachusetts) 2004.
C. Watkins, How to Kill a Dragon. Aspects of Indo-European Poetics, Oxford University Press, New York-Oxford 1995.
Marco Vittorio Pezzolo
28/01/2026