La terribile cavalleria del Sultano
Le Hamidyie curde e i massacri di armeni
Foto del 1901 di alcuni soldati curdi di un reggimento di cavalleria Hamidyie. Il termine Hamidyie significa letteralmente "appartenente ad Hamid", in riferimento al sultano Abdul-Hamid II. - Commons Wikimedia
Per secoli, in Anatolia orientale avevano convissuto contadini sedentari armeni e cristiani e tribù seminomadi curde e mussulmane. Vi era un accordo che prevedeva che gli armeni pagassero dei tributi ai capitribù curdi in cambio della loro protezione contro i banditi locali, anch’essi curdi. Si trattava di fatto di una forma legalizzata di estorsione, volto a mantenere la sottomissione degli armeni.
Nel 1891, il sultano ottomano Abdul-Hamid II creò le Hamidyie, un corpo armato di cavalleria leggera composto da curdi. Il modello di riferimento erano i cosacchi dell’esercito zarista: anche in questo caso, infatti, si voleva creare un corpo di cavalleria reclutando i soldati tra una popolazione semi-nomade. L’obiettivo era duplice: rafforzare il controllo sui territori dell’Anatolia orientale, assicurandosi la fedeltà delle élites islamiche locali, e reprimere duramente le attività politiche degli armeni, sospettati di separatismo e complicità con potenze straniere.
Di fatto, la creazione delle Hamidyie fu la legalizzazione del tradizionale banditismo curdo. Le milizie praticavano estorsioni, violenze arbitrarie e saccheggi contro i contadini, sia curdi che armeni, impossessandosi delle terre e agendo nella sostanziale impunità. Era evidente il particolare odio che essi nutrivano verso gli armeni. Un missionario americano presente in Anatolia raccontò che, all’arrivo di un reggimento di Hamidyie in una città, passando attraverso il quartiere armeno, le reclute mimavano con la mano il gesto della decapitazione, avvertendo gli armeni che, ora che il governo era dalla loro parte, li avrebbero massacrati tutti.
Nel 1894, i contadini armeni della regione montana di Sassoun chiesero più tempo per pagare le numerose tasse imposte loro, organizzando allo stesso tempo una difesa armata dei loro villaggi. Le Hamidyie chiesero dunque l’intervento dell’esercito ottomano, e promisero agli armeni un’amnistia se avessero deposto le armi. La parola non venne mantenuta: numerosi villaggi furono saccheggiati o distrutti e circa 7000 armeni furono uccisi. Tra il 1894 il 1896, nei cosiddetti “massacri hamidiani” furono uccisi circa 100 mila armeni, molti dei quali nelle provincie orientali per mano delle Hamidyie.
Nel 1909 Abdul-Hamid II venne deposto, e l’anno dopo il governo dei Giovani Turchi rinominò il reggimento, chiamandolo “Aşiret Süvari” (Cavalleria tribale), eliminando il riferimento al sultano e integrandolo nell’esercito ottomano. Cionostante, durante la Prima Guerra Mondiale la cavalleria e le milizie curde prenderanno parte attiva al genocidio degli armeni.
Mikaël Nichanian, Détruire les Arméniens. Histoire d'un génocide, PUF, 2015.
Bozarslan Hamit, Duclert Vincent, Kévorkian Raymond H., Comprendre le génocide des Arméniens: 1915 à nos jours, Editeur Tallandier, 2015.
Gérard Cjaliand, Le crime du silence. Le génocide des Arméniens, L’Archipel, 2015.
Leone Buggio, studente magistrale in "European History" presso l'Università degli Studi Roma Tre e l'Université Paris Cité.
21/10/2026