Ribelli contro rivoluzionari
La Guerra di Vandea, tra Rivoluzione e Controrivoluzione
Dipinto del pittore francese Paul Emile Boutigny (1853-1929) rappresentante Henri de La Rochejaquelein, ufficiale dell'Esercito Cattolico e Reale (il nome ufficiale delle armate ribelli) mentre guida i suoi uomini durante la seconda battaglia di Cholet nel 1793. - Commons Wikimedia.
Nel marzo del 1792, nella regione francese della Vandea bande di contadini armati e guidati da guardacaccia, bottai e carrettieri cominciarono a sollevarsi contro le autorità del governo rivoluzionario francese. Le cause che portarono la popolazione locale a insorgere contro i repubblicani furono molteplici. Vi fu anzitutto il malcontento suscitato dall’aumento delle tasse di guerra e dall’arruolamento forzato di 300 mila uomini per servire nell’esercito da parte del governo di Parigi. A ciò si legava l'opposizione alla deposizione del sovrano Luigi XVI e al centralismo del governo parigino che soffocava le tradizionali autonomie locali. Da ultimo, le politiche ecclesiastiche del governo rivoluzionario avevano scontentato la popolazione locale, fortemente cattolica. I beni della Chiesa erano infatti stati confiscati, e agli ecclesiastici era stato imposto di giurare sulla nuova costituzione francese, creando così una divisione tra i parroci che avevano giurato (preti giurati) e coloro che si erano rifiutati (preti refrattari). Presto le bande di contro-rivoluzionari cominciarono ad essere guidate da ex ufficiali, solitamente nobili, e raggiunsero in totale circa 80 mila unità. Le tattiche militari dei ribelli consistevano soprattutto in operazioni di guerriglia che spesso coglievano di sorpresa l’esercito regolare francese. Inoltre, i ribelli operanti sul Canale della Manica ricevevano il supporto della marina britannica, la quale desiderava in tutti i modi indebolire il governo rivoluzionario francese. A causa dell’odio ideologico presente, vi furono massacri e violenze da entrambe le parti. Spesso, nelle città e nei villaggi caduti in mano ai ribelli, i rappresentanti delle municipalità e i filo-repubblicani venivano fucilati. Di fronte a ciò, l’esercito francese reagiva con la massima durezza. La repressione fu portata avanti attraverso confische di grano e bestiame, deportazioni di civili ed esecuzioni di massa, che avvenivano tramite fucilazioni e annegamenti. Furono condannate a morte moltissime persone accusate di simpatizzare o collaborare con quelli che i repubblicani chiamavano “i briganti”. Le autorità rivoluzionarie si accanirono in particolare contro coloro che definivano “fondamentalisti”, spesso semplici donne che rifiutavano di assistere alla messa dei preti giurati, preferendo quelli refrattari, o sacerdoti accusati di aver celebrato la messa per i ribelli. Alla lunga, i repubblicani prevalsero sul campo, e una prima pace con i ribelli venne firmata nel 1795. La Vandea da quel momento in poi divenne sinonimo di “controrivoluzione”.
Luigi Mezzadri, La Chiesa e la rivoluzione francese, Edizioni Città Nuova, 2004
02/05/2026