Insulti russo-ucraini tra storia e attualità
Barbe e acconciature al centro di una contrapposizione secolare
Raffigurazione ottocentesca del principe Svjatoslav di Kyiv (X secolo) in abiti e acconciatura cosacca; si notino l'oseledets, i lunghi baffi e l'assenza della barba - Wikimedia Commons.
Il conflitto tra l'Ucraina e la Russia è sotto gli occhi di tutto il mondo ormai da anni. Si tratta di uno scontro che affonda le proprie radici nei secoli passati, manifestandosi sotto vari punti di vista oltre a quello militare. Secoli di tensioni etniche, culturali e linguistiche, infatti, non potevano non lasciare il segno nelle rispettive lingue dei due popoli, generando insulti riconducibili a stereotipi e identità contrapposte. Due termini spiccano per la loro forza simbolica: katsàp nella lingua ucraina e khokhòl (kh si pronuncia come una "h" aspirata, simile al "ch" tedesco in Bach o alla "j" spagnola in José; mentre la "o" non accentata si legge "a") nella lingua russa.
Katsap è un termine dispregiativo ucraino rivolto ai russi. La sua origine è dibattuta, ma ogni ipotesi etimologica tende a ricondurre il termine alla parola "capra" (in ucraino tsap), animale associato a testardaggine e rozzezza. Secondo una teoria la parola deriverebbe dal tataro qasaq sap (“barba di capra”), secondo un'altra sarebbe la crasi di kak tsap ("come una capra"), ma in entrambi i casi si tratta di un riferimento dispregiativo alla folta barba tradizionale dei contadini e soldati prima moscoviti e poi russi. Già nel XIX secolo, quando gli zar cercavano di soffocare la lingua e la cultura ucraine, katsap circolava tra i nazionalisti ucraini per indicare i russi come arretrati e oppressori.
Dall’altra parte, khokhol è l’insulto russo per eccellenza rivolto agli ucraini. Il termine è un sinonimo di oseledets, l’acconciatura tradizionale dei cosacchi ucraini: testa rasata con un lungo ciuffo o treccia sulla sommità del capo, lunghi baffi e assenza di barba (il contrario dei moscoviti!). Per i russi, quel ciuffo divenne simbolo di provincialità e rusticità; chiamare un ucraino khokhol significava ridurlo a una caricatura folcloristica, negandogli un’identità nazionale moderna. Nel periodo sovietico il termine rimase in uso colloquiale, spesso con sfumature paternalistiche: l’ucraino come “fratello minore” un po’ ingenuo.
Entrambi i termini funzionano come specchi rovesciati: ogni popolo vi proietta l’immagine negativa dell’altro, radicata in episodi storici concreti — guerre, rivolte, repressioni — ma anche in stereotipi semplificati e tramandati per generazioni.
Curiosamente, in contesti informali o tra amici, alcuni ucraini e russi hanno talvolta riutilizzato questi termini in senso scherzoso o autoironico, svuotandoli (temporaneamente) della loro carica offensiva: il recupero di un insulto da parte della comunità bersaglio è una forma di resistenza culturale.
Y. Hrytsak, Storia dell'Ucraina: dal medioevo a oggi, Bologna, il Mulino, 2023.
05/03/2026