Gli apostoli degli slavi
Cirillo e Metodio e la missione evangelizzatrice presso gli slavi
Cirillo e Metodio recuperano le reliquie di papa Clemente I (Menologio di Basilio II, XI secolo – Wikimedia Commons)
I fratelli Costantino, più noto con il nome monastico di Cirillo, e Metodio erano originari di Tessalonica, una città che nel IX secolo contava una forte presenza slava, aspetto che diede ai due una certa familiarità con tale cultura fin dalla gioventù.
Costantino fece presto carriera presso la corte di Costantinopoli, dove conobbe molti intellettuali tra cui il futuro patriarca Fozio, e venne incaricato assieme al fratello di svolgere tre missioni diplomatiche per conto dell'impero: la prima presso Baghdad, capitale del Califfato arabo, la seconda presso i Cazari e la terza presso gli slavi.
A provocare l'invio di Cirillo e Metodio nelle terre slave fu una lettera inviata da Rastislav della Grande Moravia a Bisanzio. Si deve supporre che la Moravia fosse già stata convertita al cristianesimo dall'invadente clero germanico, suo "vicino di casa", e che quindi Rastislav si sia rivolto alla lontana Costantinopoli per ottenere il suo aiuto nella costituzione di una gerarchia ecclesiastica indipendente dai Franchi.
Bisanzio rispose alla chiamata al fine di sottrarre l'area danubiana all'influenza occidentale e chiese ai due fratelli di elaborare un alfabeto per gli slavi, necessario per predicare adeguatamente, oggi noto come glagolitico. La reazione dei vescovi franchi, timorosi di non poter più estendere il proprio potere verso est, non si fece attendere e Cirillo e Metodio vennero convocati a Roma da papa Nicola I. Qui il pontefice, lungi dal condannare i due, colse l'occasione per legare a sé la missione di conversione degli slavi e le nascenti Chiese morava e pannonica, anche a costo di inimicarsi il clero franco. Inviò allora Metodio (Cirillo morì a Roma nell'869) in una seconda missione in Moravia e in Pannonia, questa volta sotto l'egida romana. La reazione germanica fu durissima e Metodio si ritrovò più volte al centro di rivalità geopolitiche e giurisdizionali che lo portarono a subire detenzioni e limitazioni al suo operato. Nei suoi ultimi anni si dedicò alla traduzione della Bibbia in lingua slava, che fu completata negli anni Ottanta del IX secolo e costituì uno sviluppo estremamente innovativo per l’epoca. Morì, infine, a Velehrad, in Moravia, nell'885.
M. Garzaniti, Gli slavi. Storia, culture e lingue dalle origini ai giorni nostri, Carocci, Roma, 2013.
12/05/2026