La Fine del Mondo Antico
La Caduta del Paganesimo Romano Attraverso gli Occhi di Quinto Aurelio Simmaco (340 - 402 d.C.)
Quinto Aurelio Simmaco (340–402), aristocratico e oratore della tarda Roma imperiale, fu l’ultimo grande difensore delle antiche tradizioni pagane. Celebre per la sua supplica in difesa dell’Altare della Vittoria, simbolo della grandezza di Roma, sostenne la coesistenza pacifica dei culti - Immagine generata con IA
Quinto Aurelio Simmaco (340 - 402) è riconosciuto come uno dei più influenti oratori e politici della Roma tardo imperiale. Originario di una famiglia senatoriale gallo-romana i suoi scritti costituiscono una testimonianza di profondo interesse della caduta del mondo pagano romano e del sorgere di un nuovo mondo medievale governato dal Cristianesimo.
Una delle principali vicende che coinvolsero Simmaco riguarda la rimozione dell'altare della Vittoria dalla Curia Romana. L'altare era un potente simbolo della fortuna e delle divinità antiche che avevano portato Roma alla sua grandezza, ma il Cristianesimo non lo tollerava più. La ''setta'' cristiana ai tempi si era espansa molto velocemente nell'impero, cominciando metodicamente a prendere il controllo delle principali istituzioni imperiali, finchè anche gli stessi imperatori romani cominciarono a convertirsi uno dopo l'altro ''all'unica vera'' religione. Simmaco rimaneva fedele alle tradizioni della Roma antica, al Mos Maiorum e alla religione dei suoi antenati, la rimozione dell'altare era uno scandalo. La decisione era stata presa dall'imperatore Graziano e successivamente confermata dall'imperatore Valentiniano II. Simmaco rivolse a entrambi una sentita supplica e orazione nelle quali non cercò mai di attaccare il cristianesimo, ma piuttosto difese il paganesimo come una forma di pluralità religiosa pacifica che permetteva a numerosi culti locali di convivere assieme in pace. La sua frase più celebre fu “Uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum” (“Non si può arrivare a un mistero così grande con una sola strada”). La sua argomentazione è un capolavoro di retorica e tolleranza: egli non difese il paganesimo con fanatismo, ma con una logica inclusiva. La risposta cristiana arrivò dall’uomo destinato a incarnare il nuovo corso dell’Impero: Ambrogio, vescovo di Milano. Ambrogio non solo rifiutò la richiesta, ma ribaltò il discorso di Simmaco, affermando che la verità era unica e si identificava con il cristianesimo. La vittoria cristiana in questo apparentemente piccolo contenzioso, assestò un colpo simbolico formidabile alle antiche tradizioni romane.
La supplica di Simmaco segnò simbolicamente la fine del mondo antico, l'idea di una lunga e prospera tradizione, quella del paganesimo romano, che giunse alla sua fine.Nel 410, appena otto anni dopo la sua morte, Roma sarebbe stata saccheggiata dai Visigoti di Alarico. Quel trauma segnò la percezione che davvero un’epoca fosse finita. Simmaco, con la sua oratoria appare come l’ultima voce della vecchia Roma.
Sito: Heather, Peter. The Fall of the Roman Empire: A New History of Rome and the Barbarians. Oxford: Oxford University Press, 2006.(consultato settembre 2025)
Sito: Gibbon, Edward. The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Edited by David Womersley. 3 vols. London: Penguin Classics, 1994. (consultato sett. 2025)
Toniatti Francesco
Master of Arts in International Relations - University of Leiden
Master of Arts in History and Oriental Studies - University of Bologna
Former History Teacher - International European School of Warsaw
28/05/2026