La XXII Edizione dei Giochi Olimpici di Mosca del 1980
Il boicottaggio del blocco occidentale
Cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Mosca 1980 – Immagine generata con IA
Le Olimpiadi di Mosca del 1980, disputate tra il 19 luglio e il 3 agosto, rappresentano uno degli episodi più emblematici dell’intreccio tra sport e politica durante la Guerra fredda. Alla cerimonia di apertura nello Stadio Lenin di Mosca mancavano 65 delegazioni nazionali – tra cui Stati Uniti, Germania Ovest, Giappone e Canada - che aderirono al boicottaggio promosso dal presidente americano Jimmy Carter. Le delegazioni di 16 Paesi, tra cui Italia, Francia e Regno Unito, decisero invece di partecipare sotto il vessillo olimpico, senza inni e bandiere nazionali.
Il boicottaggio fu la risposta all’invasione sovietica dell’Afghanistan del 27 dicembre 1989, quando alcune forze speciali del KGB assaltarono il palazzo presidenziale sostituendo il leader vicino agli Stati Uniti, Hafizullah Amin, con Babrak Karmal. Azione che venne duramente condannata da Washington come violazione del diritto internazionale. L’amministrazione Carter promosse l’astensione dai Giochi per colpire l’immagine internazionale dell’Urss; la scelta fu subito sostenuta da numerosi alleati occidentali e si inserì nella più ampia “dottrina Carter”, ovvero la difesa, anche militare se necessaria, degli interessi nel Golfo Persico. Negli USA alcuni atleti esclusi intentarono una class action contro il Comitato Olimpico statunitense per rivendicare il proprio diritto a competere, ma la causa venne respinta. Nonostante le tensioni la XXII Edizione dei Giochi si svolse regolarmente, sebbene con un livello competitivo ridotto e una forte impronta propagandistica sovietica: gli atleti sovietici dominarono il medagliere.
Significativo fu il caso italiano dove, senza aderire formalmente al boicottaggio, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) autorizzò la partecipazione degli atleti senza simboli nazionali, nel tentativo di mantenere un equilibrio tra alleanze politiche e autonomia sportiva. Furono escluse le forze dell’ordine e non vennero modificate le date degli esami per favorire la partecipazione degli studenti-atleti. L’Italia riuscì a guadagnarsi il 5° posto nel medagliere, vincendo 15 medaglie, di cui 8 ori; memorabili le vittorie di Pietro Mennea nei 200 metri piani e di Sara Simeoni nel salto in alto.
Il 3 agosto 1980, durante la cerimonia di chiusura a Mosca, in segno di protesta, venne issata la bandiera di Los Angeles – futura città ospitante dei Giochi – e venne suonato l’inno olimpico al posto di quello statunitense. L’edizione successiva, Los Angeles 1984, vide la risposta sovietica: gran parte del “blocco orientale” boicottò i Giochi, partecipò solo la Romania di Ceaușescu.
J. Caraccioli, T. Caraccioli, Boycott. Stolen dreams of the 1980 Moscow Olympic Games, New Chapter Press, Chicago, 2008.
P. Vonnard, N. Sbetti, G. Quin, Beyond Boycotts. Sport during the Cold War in Europe, De Gruyter, Oldenbourg, 2017.
Sito: N.Sbetti, Lo sport internazionale al tempo della Guerra fredda, in «Novecento.org», 30 giugno 2021 (Consultato il 10 ottobre 2025).
08/02/2026