Un gigante d'acciaio che ha attraversato due guerre mondiali
L'obice britannico Ordnance BL 6 inch 26 cwt conservato al MITAG - Museo Storico Italiano della Guerra
L'obice britannico Ordnance BL 6 inch 26 cwt esposto presso il MITAG - Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto
Immaginatevi di fronte a un vero e proprio gigante d'acciaio che ha attraversato due guerre mondiali: è l'obice britannico Ordnance BL 6 inch 26 cwt, conosciuto nel nostro Paese come obice da 152/13. Più che un semplice pezzo di artiglieria, è un concentrato di storia nato da una necessità disperata. All'inizio della Grande Guerra, infatti, gli inglesi si resero conto che i loro cannoni non reggevano il confronto con quelli tedeschi. Decisero così di progettare questa nuova arma, capace di scagliare proiettili pesanti oltre 40 chili a quasi nove chilometri di distanza.
La storia di questo gigante si intreccia a doppio filo con quella italiana. Dopo la drammatica ritirata di Caporetto nell'autunno del 1917, il Regio Esercito aveva un bisogno vitale di rimpiazzare i cannoni perduti. Fu così che un'ottantina di questi obici arrivò in Italia per difendere l'estrema e decisiva linea del Piave. Si trattava di un'arma formidabile per l'epoca. Pensate, ad esempio, alle sue massicce ruote in legno: erano dotate di un doppio cerchione progettato per adattarsi a ogni terreno. Se il suolo era compatto l'arma scorreva veloce sul cerchione principale; se invece si trovava ad affrontare il famigerato fango delle trincee, la ruota affondava fino a far presa sul secondo cerchio, più largo, garantendo stabilità. Un complesso sistema idraulico aveva poi il delicato compito di "domare" il violentissimo rinculo al momento dello sparo.
Questo "veterano" di metallo era talmente ben costruito che continuò a servire l'esercito italiano fino alle prime fasi della Seconda Guerra Mondiale, per poi chiudere la sua carriera nella difesa costiera. L'esemplare che oggi possiamo ammirare a Rovereto non è un cannone qualunque, ma una sorta di "carta d'identità" incisa nel metallo. Leggendo i marchi stampigliati sul suo affusto e sulla culatta, scopriamo che è nato nel 1917, forgiato nelle acciaierie di Glasgow e Manchester. Donato al Museo Storico Italiano della Guerra nel 1949, ha riposato a lungo all'aperto, nel fossato del castello. Oggi, dopo un meticoloso restauro curato a Piacenza negli anni '90, ha trovato la sua casa ideale: le suggestive gallerie dell'ex rifugio antiaereo di Rovereto, dove domina la sezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale, pronto a raccontare il suo lungo viaggio a chiunque si fermi a osservarlo.
Enrico Finazzer, Davide Zendri, Le artiglierie alleate nella Prima guerra mondiale. La collezione del MITAG – Museo Storico Italiano della Guerra , Annali, Museo Storico Italiano della Guerra n. 32/2024, p. 195.
Davide Zendri
26/10/2026