ARTICOLO DEL GIORNO

27/06/2026

Ercole romano

L'imperatore gladiatore

Commodo come Ercole romano - Immagine generata con IA

La figura di Commodo evoca ancora nell'immaginario collettivo l’interpretazione di Joaquin Phoenix ne "Il Gladiatore" di Ridley Scott (2000). Il quadro trasmesso dalla tradizione letteraria e storiografica è quello di un imperatore folle e dissoluto, in netta antitesi rispetto al padre, lo stoico Marco Aurelio. Ma fu davvero solo questo? 

Commodo succedette al padre alla sua morte nel 180 d.C., a Vindobona (Vienna) o, secondo altre fonti, a Sirmium (Sremska Mitrovica). La scelta di Marco Aurelio fu dettata dalla necessità dinastica: Commodo era l’unico erede diretto in vita. A parte uno stile di vita percepito come dissoluto e segnato da influssi orientali, egli non aveva mostrato segni evidenti di squilibrio mentale, e il padre confidava che il peso della responsabilità imperiale potesse condurlo alla maturazione. Conclusa una pace sfavorevole con i Marcomanni, Commodo rientrò a Roma, dove si garantì la lealtà dell’esercito e del popolo tramite generose elargizioni. Parallelamente, patrocinò l'arte antonina, incoraggiò culti orientali - in particolare il mitraismo - e mostrò tolleranza nei confronti del cristianesimo, forse consigliato in ciò dalla sua amante Marcia, della quale si diceva fosse cristiana.

La sua popolarità presso il popolo crebbe grazie alle frequenti apparizioni come gladiatore, nelle quali amava impersonare Ercole. Tale comportamento suscitava scandalo per due motivi principali: in primo luogo, i gladiatori erano perlopiù schiavi, dunque appartenenti all’estremo margine della gerarchia sociale; inoltre, gli scontri a cui Commodo prendeva parte erano spesso truccati, con avversari inermi o disarmati. Nel 190, approfittando dell'ennesimo incendio che colpì la città, Commodo rifondò simbolicamente Roma, rinominandola Colonia Commodiana e attribuendo il proprio nome a ogni istituzione statale e militare. Tali iniziative, sebbene ad oggi possano apparire eccentriche o antisociali, si collocano coerentemente all’interno di un disegno politico improntato a un’autocrazia di stampo orientale – già ravvisabile nei precedenti di Caligola, Nerone e Domiziano – e in contrapposizione rispetto al princeps civilis che Marco Aurelio cercò di incarnare.

Ma le sue azioni, come fu per gli imperatori sopracitati, finirono inevitabilmente per alienargli elementi a lui vicini: temendo per la propria vita, il suo prefetto del pretorio, Emilio Leto, organizzò una congiura coinvolgendo l'amante Marcia e l'istruttore gladiatorio Narcisso; proprio quest'ultimo, dopo un fallimentare tentativo di avvelenamento, strangolò Commodo nel 192.



Bibliografia:

Cassio Dione, "Storia Romana", books LXXII-LXXIII published Bur-Rizzoli, 2018.

S. Mazzarino, "L'Impero romano", published by Laterza, 2024.

 

Autore:

Alessandro Pagano - Dottore magistrale in Filologia Moderna

Data di pubblicazione:
27/06/2026