Il problema dei due imperatori
Bisanzio e l’Occidente di fronte allo specchio di Roma
Incontro tra Niceforo e Liutprando, immagine creata con IA
Nel giugno del 968 d.C., il vescovo Liutprando da Cremona fu inviato come ambasciatore presso il basileus dei Romei, Niceforo II Foca, dall’imperatore germanico Ottone I. Il vescovo longobardo non era nuovo a tale incarico: già vent’anni prima si era recato a Costantinopoli come diplomatico di Berengario II d’Ivrea, re d’Italia; è quindi probabile che fosse in grado di esprimersi in greco, sebbene non ad alti livelli. Stavolta, lo scopo dell’ambasceria era trattare il matrimonio tra l’erede omonimo dell’imperatore, Ottone II, e una principessa bizantina; ciò tuttavia avvenne solo anni dopo, con la nobile Teofano, pronipote di Niceforo.
Innanzitutto, bisogna considerare che Liutprando, il quale doveva essere giunto a Bisanzio con diversi pregiudizi verso i Greci, tipici dell’epoca, se li ritrovò confermati, descrivendo minuziosamente la pessima accoglienza ricevuta e il vino locale, da lui giudicato scadente. Il vescovo non risparmiò un ritratto mostruoso di Niceforo, dipinto come un essere abietto e deforme.
La trattativa naufragò a causa di un’accesa discussione intercorsa tra il vescovo, Niceforo e i suoi dignitari sul titolo regale: il basileus si riferiva spregiativamente a Ottone come rex e non, appunto, basileus o imperator. Quando Liutprando gli fece notare che il termine usato per definire il suo signore avesse lo stesso peso e significato del proprio, cioè quello di imperatore romano, Niceforo andò in collera e non fece che battibeccare con il vescovo per tutta la sua permanenza; durante un banchetto, il basileus apostrofò i suoi ospiti affermando che non fossero Romani, bensì Longobardi. Liutprando, mantenendo toni accesi entro i limiti della diplomazia, gli rispose affermando che i primi Romani non fossero stati altro che ladri e assassini raccolti da Romolo, genia che loro, cioè i Longobardi e altre popolazioni di origine germanica, facevano bene a disprezzare, insultando così esplicitamente i suoi anfitrioni. Niceforo, tuttavia, dovette lasciar correre in nome dei rapporti internazionali con Ottone.
La reazione di Niceforo va inquadrata nel suo riconoscersi — come i suoi predecessori — unico imperatore romano: benché fossero trascorsi oltre centocinquant’anni dall’incoronazione di Carlo Magno, presso i Romei restava vivo il ricordo di quella che fu un’usurpazione del titolo imperiale compiuta dal re franco con papa Leone III nell’800; titolo che, secondo la prospettiva bizantina, spettava all’imperatore d’Oriente da quando Odoacre, nel 476, inviò a Zenone le insegne imperiali.
Liutprando da Cremona, Relatio de legatione Constantinopolitana, edito J. P. Migne, Corpus Corporum.
G. Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino, edito Einaudi, Torino, 2014.
T. Carpegna Falconieri, A. Feniello, C. Grasso, Fonti medievali. Un'antologia, edito Carocci editore, Roma, 2017.
16/08/2026