ARTICOLO DEL GIORNO

25/07/2026

Muzio Scevola e Porsenna

La simbologia dietro al mito

Muzio Scevola e Porsenna, dipinto di Peter Paul Rubens (anni 1630) - Wikimedia

Conosciamo tutti la storia: secondo le fonti, nel 509 a.C., Roma subì l'assedio del re etrusco Lars Porsenna, il quale cercò di reinsediare Tarquinio il Superbo sul trono dell'Urbe, subito dopo la sua cacciata.

Un giovane appartenente alla nobilitas, Gaio Muzio Cordo, si offrì volontario per infiltrarsi nelle linee nemiche – del resto conosceva l'etrusco – e uccidere il re. Tuttavia Muzio fu scoperto e portato dinnanzi a Porsenna. Davanti al sovrano, il nostro si bruciò la mano destra su un braciere per punire il proprio fallimento. Porsenna, colpito dal gesto, lo lasciò andare e il giovane gli rivelò – mentendo – che altri trecento giovani romani erano stati incaricati di assassinarlo. Dopo ciò, il re, svonvolto, tolse l'assedio, avviando trattative di pace con i Romani. Da quel momento, il giovane ottenne il cognomen ex virtute di Scevola, cioè "il mancino".

In realtà, storicamente, è assai probabile che Porsenna fosse infine riuscito a rompere la resistenza romana, ma non reinsediò il Superbo e la sua stirpe; tuttavia, è abbastanza certo che l'Urbe fosse rimasta nell'orbita etrusca per diversi anni prima di dotarsi di uno "stabile" impianto repubblicano e sicuramente fu costretta a pagare un'indennità al re. Proprio per cancellare l'onta derivata da tale sconfitta, le fonti romane abbondano di episodi legati a singoli personaggi che si distinsero nel corso dell'assedio, ognuno di essi dotato di una forte simbologia (oltre a Muzio, basti ricordare Orazio Coclite e Clelia). Ma allora, cosa vuole comunicarci il mito di Scevola?

Bruciarsi la mano destra non fu un gesto casuale: essa era infatti consacrata alla fides, ovvero il principio che regolava la condotta dei Romani in ambito civile, militare e sacrale. Scevola, quindi, si punì non solo per aver fallito, ma anche per aver infranto consapevolmente il codice di guerra romano, cercando di avvalersi dell'intrigo per assassinare il re, seppur nemico.



Bibliografia:

Dionigi di Alicarnasso, "Antichità Romane", libro V edito Einaudi, 2010.

Tito Livio, "Storia di Roma", libri I-II edito Bur-Rizzoli, 1982.

G. Brizzi, "Roma - potere e identità dalle origini alla nascita dell'impero cristiano", Patron Editore Bologna, 2012.

Autore:

Alessandro Pagano - Dottore magistrale in Filologia Moderna

Data di pubblicazione:
25/07/2026