Il "testamento" di Antonio
Come ottenere una guerra di consenso
Augusto legge in Senato il testamento di Antonio - Immagine creata con IA
Gli ultimi anni della Repubblica Romana furono caratterizzati dallo scontro politico e militare tra Ottaviano e Antonio, conclusosi con la vittoria del primo ad Azio nel 31 a.C. Ma come si era arrivati a questo punto?
Lepido era ormai stato liquidato dopo aver tentato di impadronirsi, nel 36 a.C., della Sicilia, sottratta a Sesto Pompeo; l'essere pontefice massimo gli salvò la vita, ma fu costretto a ritirarsi presso il Circeo. Il secondo triumvirato era quindi destinato a concludersi, come del resto era previsto per la fine del 33 a.C.
I due triumviri rimasti rappresentavano mondi contrapposti. Ottaviano, pienamente riconosciuto in Occidente come unico erede di Cesare, deteneva il controllo della curia grazie alla propria auctoritas e, soprattutto, al sostegno dei veterani cesariani. Antonio, invece, complice il rapporto con Cleopatra e il contesto egizio, finì per assimilare una concezione del potere di tipo assolutistico, cosa che un romano antico guardava con ostilità.
L'occasione per Ottaviano di risolvere definitivamente la questione si presentò in seguito a due eventi: il ripudio della sorella Ottavia per unirsi a Cleopatra e il trionfo che Antonio celebrò ad Alessandria nel 34 a.C. per la conquista dell'Armenia, anziché a Roma. Inoltre, dopo aver diviso i territori d'Oriente tra i figli avuti con Cleopatra, Antonio riconobbe Cesarione come unico vero erede di Cesare.
Ottaviano decise allora di sottrarre personalmente il testamento di Antonio, custodito dalle vestali, e di leggerlo davanti al Senato. In esso, Antonio chiedeva di essere sepolto in Egitto, riconosceva la paternità di Cesare su Cesarione e confermava l'assegnazione dei territori orientali ai propri figli. Probabilmente quel testamento fu ritenuto un falso già all'epoca - o quantomeno molti tra coloro che occupavano posizioni di potere dovettero nutrire dubbi sulla sua autenticità -, ma la propaganda di Ottaviano si mosse con rapidità. Egli ottenne che tutti i municipia d'Italia e dell'Occidente, indignati da Antonio e timorosi di vedersi Cleopatra regina del mondo romano, giurassero fedeltà alla sua persona. Nelle Res Gestae Divi Augusti, il futuro princeps presentava questo giuramento in termini solenni; tuttavia, si ritiene che esso abbia suscitato non pochi malumori, dal momento che il peso finanziario della guerra imminente ricadde sugli Italici.
Ottaviano riuscì infine a ottenere dal Senato la dichiarazione di guerra contro Cleopatra (e non Antonio), così da presentare il conflitto come una guerra contro un Oriente che aveva irretito e corrotto un Romano.
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L. Canfora, Augusto figlio di Dio, Laterza, Bari, 2016.
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S. Mazzarino, L'Impero Romano, Laterza Bari, 2024.
Svetonio, Le vite dei Cesari, libro II, Bur-Rizzoli, Milano, 1982.
20/10/2026