La Minaccia degli uomini buoni
La Chiesa e l’eterodossia tardomedievale
Espulsione dei Catari da Carcassonne nel 1209, attinta dalle pagine delle Grandes Chroniques de France. Il testo fu realizzato dal monaco benedettino Primat di Saint-Denis intorno al 1250, su commissione di Luigi IX, mentre questa immagine è stata prodotta per un’edizione databile al 1415 circa e miniata dal Maestro di Boucicaut o da un suo collaboratore. Wikimedia
Vinta la lotta per le investiture, la Chiesa sollevò molti malumori tra i fedeli che consideravano il suo attaccamento a ricchezza e potere troppo lontano dal messaggio evangelico. I càtari furono i più forti detrattori del cattolicesimo in Occidente, prima dell’avvento del protestantesimo. Nati in Occitania intorno al 1150, furono definiti con un termine greco, καθαρός significa “puro”, per via del loro legame con lo gnosticismo e i dualismi manichei radicatisi nei Balcani e in Tracia durante il X secolo, come quello dei bogomili. Essi preferivano chiamare se stessi “uomini buoni” e la loro dottrina si basava su una netta opposizione tra le realtà spirituali create da Dio e quelle materiali create da Satana, al fine di intrappolarle e corromperle. Il Creatore della Genesi, dunque, sarebbe il diavolo inteso come anti-Dio e ogni cosa materiale ne risulterebbe intrinsecamente maligna. I càtari più radicali non erano solamente ostili alla ricchezza, ma a ogni forma di piacere mondano, soprattutto la sessualità. Predicavano l’autoestinzione ascetica dell’umanità come liberazione delle anime dalla prigione corporea. I buoni, per essere salvi, dovevano riconoscere l’orrore della vita terrena, rinunciare al coito e lasciarsi morire di fame. Dall’Occitania, i loro centri del culto si diffusero nelle contee catalane dei Pirenei, in Provenza e in Lombardia, coinvolgendo diversi signori feudali. Si radunavano in borghi castrali, cittadelle fortificate con mura, torri e talvolta un castello. Domenico di Guzmán e Francesco d’Assisi posero la propria dottrina in aperta polemica con la cupa visione càtara, pur accogliendo la potenza del loro richiamo al pauperismo evangelico. La Chiesa tentò inizialmente di affrontare la questione in maniera pacifica e tollerante, inviando predicatori. Nel 1208, però, il legato pontificio Pietro di Castelnau fu assassinato e, l’anno seguente, papa Innocenzo III bandì una crociata contro i càtari francesi. Le brutali stragi che ne seguirono assunsero la portata di un genocidio che causò il declino della cultura occitana, eppure occorse più di un secolo e l’intervento costante dell’Inquisizione per estirpare il catarismo dall’Europa.
Gioacchino Volpe, Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale italiana, Donzelli Editore, 2010
La Cena segreta, a cura di Francesco Zambon, Adelphi, 1997
Articolo sito: Ivan Ferrari, Scalzi dinnanzi a Dio, La Tigre di Carta N.34, Gennaio 2025
Ferrari Ivan
22/03/2026