ARTICOLO DEL GIORNO

29/03/2026

Un'antica spa nel Somerset

Le terme romane di Bath

Terme romane di Aquae Sulis - Immagine generata con IA

La popolarità doveva aver già raggiunto tutto l’impero quando nel III sec. d.C. Solino nelle sue Collectanea rerum memorabilium descrisse le terme di Aquae Sulis, antico toponimo dell’odierna Bath. Il complesso termale fu infatti fatto costruire dall’imperatore Vespasiano, ma già durante l’occupazione sotto l’imperatore Claudio, gli ingegneri e la manovalanza che accompagnava l’esercito iniziarono a edificare il sito. Le sorgenti di acqua calda, attive ancora oggi, fuoriescono dal terreno accanto al fiume Avon a una temperatura di 46º C, suscitando già ben prima dei Romani ammirazione e sacralità.

Il nome Aquae Sulis contiene il nome della divinità autoctona Sulis il cui volto maschile, ma dalle fattezze di Medusa, è possibile vedere ancora oggi nel frontone termale. Sulis è un nome celtico che deriva da Sul, sole. Ma a questa fase preromana delle risorgive non ne è che rimasto il toponimo, in quanto ogni traccia di attività santuariale è stata spazzata via dalla monumentalizzazione romana. Come ogni complesso termale imperiale, anche a Bath furono costruiti un calidarium, un tepidarium e un frigidarium, tre piscine che progressivamente permettevano di passare dall’acqua calda risorgiva all’acqua fredda, passando per una di temperatura intermedia.

L’acqua delle terme era considerata curativa e molti pellegrini giungevano a Bath da ogni parte della Britannia, per farsi curare anche dai numerosi medici presenti nei pressi delle terme: in particolare erano gli oculisti a trarne i maggiori guadagni in quanto l’acqua delle terme era di per sé causa di numerose infezioni e congiuntiviti, che poi venivano curate in loco. Si creò quindi un vero e proprio mercato molto redditizio per gli oculisti e tra questi vi era un certo Ianianus di cui sono stati rinvenuti i bolli recanti il proprio nome, su ampolle contenenti unguenti per curare le infezioni degli occhi. Numerosi sono anche le figure delle parti anatomiche dei pellegrini lasciati nel santuario come ex voto alla divinità e testi di maledizione, chiamati defixiones, che venivano gettati nei pressi delle risorgive, considerati come i luoghi più comunicanti con le divinità ctonie e infere.



Bibliografia:

Miranda Aldhouse-Green, Sacred Britannia. The Gods and Rituals of Roman Britain, Thames & Hudson, London 2023. 

Autore:

Sofia Comini, studentessa magistrale in Scienze dell'Antichità (Università Ca' Foscari Venezia)

Data di pubblicazione:
29/03/2026