ARTICOLO DEL GIORNO

05/08/2026

Il grande gioco del Quirinale nel 1992

Le sofferte elezioni per il Presidente della Repubblica

Oscar Luigi Scalfaro, applaudito dal Parlamento in seduta comune, che si prepara a fare il discorso di giuramento da Presidente della Repubblica. storia.camera.it

L'elezione di Oscar Luigi Scalfaro come Presidente della Camera dei Deputati nel 1992 scatenò le ire del Presidente della Repubblica Cossiga, considerato suo tenace avversario politico, che minacciò le dimissioni a meno che Forlani non si fosse dimesso da segretario della Dc. Esse non arrivarono, perciò Cossiga diede le dimissioni. Un anno prima di esse, però, nominò Andreotti senatore a vita. Questo solitamente era il segnale che i presidenti della Repubblica davano per la propria successione. Sarebbe stata l'ultima carica ancora da ricoprire per Andreotti all'ultima occasione per arrivarci, il suo sogno nel cassetto dopo 50 anni di potere.

Mentre nel paese il clima si faceva sempre più ostile verso la classe politica e la crisi economica si faceva sentire, partitrono gli scrutini in Parlamento per eleggere il nuovo capo dello Stato, ma le prime 3 votazioni mostrarono uno stallo. Nella Dc nessuno voleva esporsi e candidarsi direttamente, non avendo la certezza di un appoggio leale da parte dei propri compagni di partito, prima ancora di quello degli avversari. La Dc alla fine si decise sul nome del segretario Forlani, confortata anche dall’accordo con Craxi, ma sia al 5° che al 6° scrutinio non passò. L’emorragia di voti fu provocata dalle trame degli uomini di Andreotti, come confermò in seguito Paolo Cirino Pomicino; così il segretario della Dc si ritirò dalla corsa. I giorni passavano e gli scrutini non davano un nome preciso; i partiti non riuscivano a mettersi d’accordo mentre si bruciavano molti nomi. L’estremo tentativo, al 14° scrutinio, di far convergere i voti su Giuliano Vassalli (Psi) fu accolto dai democristiani, ma venne frustrato da 181 franchi tiratori, in larga parte proprio della Dc. L’ennesima conferma di un partito drammaticamente diviso e ingovernabile. Fu la goccia che portò Forlani a rassegnare le dimissioni da segretario del partito.

Nello stallo politico, proprio mentre Andreotti stava avanzando ufficialmente la sua candidatura dopo aver sfiancato i partiti, il 23 maggio venne ucciso dalla mafia Giovanni Falcone. Fu una scintilla per la classe politica, che comprese la necessità di far presto. Perciò al 16° scrutinio i partiti convennero di scegliere tra i due presidenti delle camere (Scalfaro e Spadolini) e la spuntò con 672 voti Oscar Luigi Scalfaro. Svanì il sogno di Andreotti di ricoprire l’ultima carica che gli mancava, la più importante, dopo che, insieme ai suoi fedeli o cooptati del momento, era riuscito a far fallire qualsiasi opzione che i partiti, il suo in particolare, avevano avanzato anche con fatica.



Bibliografia:

G. Formigoni, P. Pombeni, G. Vecchio, Storia della Democrazia Cristiana, il Mulino, 2023.

Autore:

Diego Monaci

Data di pubblicazione:
05/08/2026