ARTICOLO DEL GIORNO

17/06/2026

Un gesuita sul Tetto del Mondo

Ippolito Desideri alla scoperta del Tibet e del buddismo

Francobollo emesso dalla poste vaticane nel 1984 in occasione dei trecento anni dalla nascita di Ippolito Desideri, raffigurante il missionario gesuita con alle spalle il celebre Palazzo del Potala. - Commons Wikimedia.

Ippolito Desideri nacque a Pistoia nel 1684 e cominciò a studiare per diventare gesuita nel 1700. Anni dopo, fu scelto per guidare la missione gesuitica nelle remote terre del Tibet. Nel 1712 dunque partì da Roma, arrivando nel 1715 nel Ladakh, un piccolo regno indipendente di cultura tibetana. Qui, grazie all’ampia tolleranza religiosa, poté liberamente predicare il messaggio cristiano, e cominciò ad apprendere la lingua tibetana conversando con una principessa mongola di ritorno da Lhasa. L'anno dopo giunse nella capitale del regno del Tibet, allora governato da Lha-bzan Khan, un sovrano di origine mongola. Desideri cominciò dunque a dedicarsi con rigore allo studio della lingua e del buddismo tibetano, noto anche come Lamaismo. Tale studio era ovviamente motivato dalla volontà di confutare tale dottrina e dimostrare la superiorià del cristianesimo. In quel periodo, si nutriva unicamente del tradizionale cià tibetano, tè mescolato al burro di yak, che egli stesso definì “un gran alimento”. Dopo pochi mesi di studio scrisse un dialogo in versi tibetani intitolato “L'aurora è il segno che sta per sorgere il sole che mette in fuga le tenebre”, in cui presentava la fede cristiana. L’opera venne molto apprezzata dal sovrano, che intendeva organizzare un dibattito tra Desideri e i dotti lama del regno. Tuttavia, a causa dell’invasione degli Zhungari nel 1717, non se ne fece più nulla. A differenza di altri missionari gesuiti, Desideri riuscì a cogliere appieno le sottigliezze della filosofia buddista. In particolare, egli tradusse il significato della formula Om Mani Padme Om, da lui definita una “dizzione magica”, e descrisse il concetto di stong pa-nyd, traducibile con “vacuità”. Con esso i buddisti intendevano che ogni cosa nell’universo non esiste se non in modo dipendente dalle altre, dal momento che non vi è nulla che non sia formato da altre cose o non derivi da esse. Questo portò il gesuita a giudicare il buddismo “infernal dottrina e diabolica religione”, poiché il concetto di vacuità portava a negare l’esistenza di un ente esistente causa sui, ovvero Dio. Desideri nei suoi scritti raccontò anche numerosi aspetti della società e della cultura tibetana, come la poliandria, l’usanza funebre di dare in pasto agli avvoltoi i cadaveri e la ricerca del futuro Dalai Lama tra i bambini. Nel 1721 Propaganda Fide affidò la missione in Tibet a tre cappuccini, costringendo Desideri a lasciare per sempre il paese. Il suo operato è oggi considerato come l’inizio della tibetologia in Occidente e un importante momento di confronto tra Occidente e Oriente.



Bibliografia:

Nicola Gasbarro, Le culture dei missionariBulzoni Editor, 2009.

 

Autore:

Leone Buggio

Data di pubblicazione:
17/06/2026