ARTICOLO DEL GIORNO

14/08/2026

Filiberto Guala, l'uomo che inventò la televisione pubblica italiana

Storia del dirigente cattolico il cui progetto portò alla nascita della Rai

Filiberto Guala nel 1954. Wikimedia

All’inizio degli anni Cinquanta, mentre l’Italia usciva lentamente dalle macerie della guerra, la televisione stava per entrare nelle case degli italiani. Ma prima ancora dei programmi serviva una visione. A darle forma fu Filiberto Guala, un uomo poco noto al grande pubblico.

Nel 1954, anno ufficiale di nascita della televisione italiana, Guala fu nominato amministratore delegato della Rai. Non era un tecnico né un uomo di spettacolo, ma un dirigente con una forte formazione cattolica e una chiara idea del ruolo dei media: la televisione doveva essere uno strumento educativo, capace di formare cittadini prima ancora che intrattenere spettatori. La sua visione si inseriva perfettamente nel clima politico dell’Italia democristiana del dopoguerra, dove la cultura era considerata un terreno fondamentale per la costruzione della nuova democrazia. Per Guala, la Rai non doveva essere una semplice azienda, ma una istituzione pubblica con una missione morale. Una delle sue scelte più importanti fu il celebre “concorso dei 150”. Attraverso una selezione pubblica, la Rai reclutò giovani laureati destinati a diventare la nuova classe dirigente della televisione italiana. Tra loro ci sarebbero stati nomi destinati a segnare la cultura del paese, come Umberto Eco e Furio Colombo.

Guala voleva una televisione colta, ma capace di parlare a tutti. I programmi dovevano educare, informare, trasmettere valori. In un’Italia ancora segnata dall’analfabetismo e dalle disuguaglianze sociali, la televisione diventava uno strumento di unificazione culturale. Ma proprio questa impostazione, fortemente etica e pedagogica, suscitò anche critiche. Alcuni la giudicavano troppo rigida, troppo legata a una visione morale e politica precisa. La Rai di Guala era autorevole, ma poco aperta alla leggerezza e all’intrattenimento che presto il pubblico avrebbe iniziato a chiedere. Nel 1956, dopo appena due anni, Guala lasciò la Rai. La televisione italiana avrebbe preso altre direzioni, più orientate allo spettacolo e all’audience. Ma le fondamenta erano state gettate.

Filiberto Guala resta una figura chiave, spesso dimenticata, nella storia dei media italiani. Fu lui a immaginare la televisione come uno spazio di formazione collettiva, capace di incidere profondamente sulla società. In un paese che stava cambiando rapidamente, comprese prima di molti altri che la vera sfida non era solo trasmettere immagini, ma costruire una cultura condivisa. E, almeno all’inizio, la televisione italiana nacque proprio con questa ambizione.



Bibliografia:

A. Grasso, Storia della televisione italiana, Garzanti, 2000.

Autore:

Monaci Diego

Data di pubblicazione:
14/08/2026