Il Terremoto di Messina
La crisi della classe politica liberale
Bersaglieri scavano tra le macerie di Messina - Wikimedia
Gaetano Salvemini, un importantissimo esponente del socialismo italiano della prima metà del Novecento, nelle prime ore della notte tra il 27 e il 28 dicembre del 1908 sta dormendo nella sua casa di Messina assieme a tutta la sua famiglia. Alle 5.20 del mattino la terra comincia a tremare, sempre più forte, e per 30 secondi continua inesorabile fino a distruggere Messina, Reggio Calabria e tutti i territori attorno ad esse. Si sta verificando quello che sarebbe divenuto celebre come il Terremoto di Messina. Il politico e scrittore italiano sarà l'unico nella sua casa a far parte della metà dei cittadini di Messina sopravvissuti alla catastrofe, il resto della la sua famiglia perirà sotto le macerie.
Il terremoto è un Magnitudo 7, di enorme potenza distruttiva nonostante la brevità temporale della scossa. I sismografi a Firenze rilevano dei dati non misurabili dagli strumenti in loro dotazione e capiscono che qualcosa di grande sta accadendo nella Penisola, ma non sanno dove. In questo modo la reale rilevazione dell'accaduto viene ritardata e il primo tentativo di comunicazione arriva alle 15 di pomeriggio, grazie a un avventuroso impiegato postale messinese. Questo riuscì a spostarsi di 15 km dalla città per raggiungere la stazione ferroviaria di Scaletta e inviare un telegramma alla capitale con scritto "Messina distrutta".
A Roma, tra chi pensa subito a un possibile attacco a sorpresa degli austriaci e chi ritiene il telegramma un'esagerazione o uno scherzo di cattivo gusto, l'opinione maggioritaria è quella di non dare credito e non allarmarsi per la provenienza dell'informazione da un canale non ufficiale. Questa azione fu complice del ritardo dell'invio di soccorsi di altre due ore, momento in cui una squadra navale alla fonda al largo di Messina riuscì a trovare un telegrafo funzionante sulla costa calabrese e a comunicare ufficialmente il governo di Giolitti attraverso un canale ufficiale.
Dopo più di 12 ore dalla catastrofe, Giolitti organizzò le prime squadre di soccorso muovendo navi della marina militare alla fonda in Sardegna verso lo Stretto di Messina. Le modalità di organizzazione di esse furono uno degli argomenti de "Il ministro della malavita", uno scritto di Gaetano Salvemini in cui veniva teorizzata la decadenza della classe governativa liberale. Secondo l'autore ormai essa non era più in grado di governare il Regno d'Italia e si mostrava profondamente corrotto nelle decisioni dell'esecutivo. I soccorsi organizzati per i terremotati messinesi ne furono una prova tangibile, con decisioni che affossarono ancor di più le città devastate.
Sito: Marcella Croce, Il terremoto a Messina, La Repubblica, 2008. (consultato ad aprile 2026).
Mario Baratta, Il terremoto calabro-siculo, Bollettino SGI, 31 dicembre 1908.
Sito: Il terremoto di Reggio di Calabria e di Messina (consultato ad aprile 2026).
04/08/2026