ARTICOLO DEL GIORNO

05/05/2026

Una buona parola per tutti

Invettive e derisioni nelle opere di Voltaire

Celebre dipinto di Voltaire realizzato nel 1725 da Nicolas de Largillière (1656-1746). - Commons Wikimedia.

Il filosofo illuminista François Marie Arouet, noto col nome di Voltaire, non si faceva problemi a esprimere giudizi lapidari e derisori contro persone, religioni, culture e interi popoli, il tutto nel suo stile ironico e tagliente. Parlando degli intellettuali dell'Académie française, scrisse che “Chapelain, Colletet, Cassaigne, Faret, Perrin, Cotin, i nostri primi accademici, eran l’obbrobrio della nostra nazione, e i loro nomi son divenuti talmente ridicoli che, se qualche scrittore avesse la disgrazia di chiamarsi Chapelain o Cotin, sarebbe costretto a cambiar nome”. Sempre a proposito della società francese di allora, egli condivideva il disprezzo per il resto della Francia tipico di molti parigini. Nel suo “Trattato sulla tolleranza” scrisse infatti che “A Parigi la ragione prevale sul fanatismo, per quanto grande questo possa essere, mentre in provincia il fanatismo prevale quasi sempre sulla ragione”. Egli si limitava a criticare la società del suo tempo, esprimendo giudizi negativi anche contro quelle passate. Definì infatti la civiltà egizia intrisa di superstizione e chiamò “Estimatori dei costruttori di piramidi” i suoi ammiratori. In linea con l’antisemitismo presente all’epoca, Voltaire lanciò anche diverse invettive contro gli ebrei, affermando che non era stata l’ira di Dio a mandarli in rovina nei tempi antichi, bensì “la loro detestabile politica, la loro ignoranza delle arti, la loro rozzezza”. Scrisse anche che essi erano sempre stati odiati perché “odiavano ridicolmente gli altri popoli” ed erano senza pietà, e che nella loro storia non vi era nessuna traccia di generosità e beneficenza. L’ostilità di Voltaire verso gli ebrei non era certamente di matrice cristiana, anzi: tra i suoi bersagli preferiti vi erano infatti la Chiesa cattolica e gli ordini religiosi. Egli infatti giustificò la soppressione della Compagnia di Gesù in Francia, scrivendo che “erano stati intolleranti e persecutori, furono a loro volta perseguitati”. Dei francescani e dei domenicani criticò invece quelle che lui definiva le "superstizioni fratesche” e i mali causati dalla loro diffusione. Anche in questo caso, i suoi contrasti col mondo cattolico non lo rendevano necessariamente amichevole con i protestanti. Concluse infatti una delle sue “Lettere inglesi” dedicata alla Chiesa anglicana scrivendo che “[gli anglicani] sono degli odiosi eretici, da dar da bruciare a tutti i diavoli, come dice Mastro François Rabelais. Ecco perché non m’immischio nelle loro faccende”. Non sorprende dunque che, alla fine della sua vita, egli si fosse fatto non pochi nemici.

Oggi vi segnaliamo:



Bibliografia:

Voltaire, Scritti filosofici, edited by Paolo Serini, Laterza Editori, 1972.

Autore:

Leone Buggio

Data di pubblicazione:
05/05/2026