ARTICOLO DEL GIORNO

28/08/2026

La commissione per la lingua italiana

Alessandro Manzoni e la modalità con cui unificare la lingua italiana

Alessandro Manzoni nel 1870 - Wikimedia

A seguito dell'unificazione italiana del 1861, il Ministro dell'istruzione del governo Menabrea, il deputato Emilio Broglio, dovette intervenire per risolvere la situazione linguistica d'Italia verso un'unificazione. Per fare ciò, nel 1867, istituì una commissione parlamentare atta a regolare e teorizzare le operazioni che avrebbero portato all'unificazione della lingua, individuando una base già esistente da cui partire. A capo di questa commissione e, inoltre, della sottocommissione di Milano affiancata a quella di Firenze, fu posto Alessandro Manzoni, già resosi noto grazie alle complesse e variegate modifiche linguistiche dei Promessi sposi, per renderlo un romanzo scritto nel dialetto fiorentino parlato. 

Così come fece con il suo più celebre romanzo, Manzoni impose la base dialettale fiorentina a lui contemporanea come punto di partenza per la costruzione di una lingua unitaria, confermando una volta per tutte il primato linguistico dell'area toscana sugli altri dialetti d'Italia. Questo processo era stato iniziato dalle cosìddette "Tre Corone" della letteratura italiana - ovvero Dante, Petrarca e Boccaccio - grazie alle loro illustri opere e poi codificata e teorizzata da Pietro Bembo nel Cinquecento. Ciò che cambiò nell'atteggiamento manzoniano rispetto alle teorizzazioni già fatte, fu proprio lo spostamento dell'attenzione dalla lingua letteraria a quella popolare, in quanto il bisogno era ormai quello di creare una lingua con cui potesse comunicare l'intero paese a ogni livello e registro. 

Per fare ciò la commissione inviò al Ministro Broglio il testo "Dell'unità della lingua e dei mezzi per diffonderla", al quale veniva accompagnato l'inizio della stesura del "Novo vocabolario della lingua italiana secondo l'uso di Firenze". Nel testo partorito dalla commissione manzoniana, fu riassunta la direzione che da quel momento in poi avrebbe preso la lingua italiana che oggi noi tutti parliamo. Questo permise a un'Italia appena unificata che contava, secondo le stime più generose, il 9.8% di italofoni, di funzionalizzare l'istituzione scolastica e di amplificare enormemente l'alfabetizzazione e la diffusione dell'italiano. Per questo vennero introdotti al toscano i maestri di regioni diverse dalla Toscana e cominciò a formarsi una lunga e ampia produzione di libri di testi e vocabolari funzionali all'apprendimento dell'italiano nelle scuole, come il celebre testo "L'idioma gentile" di Edmondo De Amicis. Tutto questo permise, assieme ai movimenti migratori interni e ai mass media del XX Secolo, di giungere all'italianizzazione capillare del nostro paese. 



Bibliografia:

Luca Caracciolo, Andrea Roccucci, Storia contemporanea: Dal mondo europeo al mondo senza centro, Le Monnier Università, 2017

Autore:

Lilliu Federico, laureando in Lettere storiche all'Università degli Studi di Cagliari

Data di pubblicazione:
28/08/2026