ARTICOLO DEL GIORNO

29/05/2026

I romani incontrano gli elefanti, i tank dell’antichità

Le “vittorie di Pirro” a Eraclea e Ascoli Satriano

Gli elefanti da guerra di Pirro - Immagine generata con IA

Al termine delle Guerre Sannitiche (343 a.C. - 291 a.C.), il meridione d’Italia per i romani non poteva certamente considerarsi pacificato e Taranto, la colonia spartana, si mise a capo di una lega anti romana (Lega Italiota) cui si unirono le antiche colonie della Magna Grecia. A seguito della violazione da parte di Roma del trattato di pace stretto anni prima con la polis, i Tarentini, loro malgrado, chiesero aiuto a Pirro, re dell’Epiro. La scelta era logica, vista la vicinanza della città con i regni del re dei Molossi, il quale non esitò a intervenire in quanto erede di Alessandro Magno e, perché no, di Achille.

Pirro sbarcò in Italia nella primavera del 280 a.C. alla testa di un esercito formato da 22000 fanti, 3000 cavalieri e 20 elefanti da guerra; a questi venne incontro il console Publio Valerio Levino con un esercito che affrontò per la prima volta la manovra avvolgente tipica della falange ellenistica e, naturalmente, gli elefanti, che, per citare Montanelli «fecero su di loro la stessa impressione che i primi carri armati inglesi fecero sui tedeschi in Fiandra nel 1916». Questi, in un primo momento, vennero scambiati per buoi (da qui il nome “buoi lucani”), ma fattisi vicini, si scatenò il panico tra i soldati e anche i cavalli faticarono a gettarsi all’attacco a causa dei barriti e dell’odore dei pachidermi.

Gli animali erano sormontati da una torretta di legno con all’interno due o tre guerrieri e protetta da scudi oplitici. Pirro, contrariamente a quanto si pensa, optò per un uso difensivo degli elefanti, che divennero così uno strumento efficace per evitare di essere accerchiati, una tecnica che fu utilizzata anche da Annibale (che guardò a Pirro come un modello) durante la battaglia della Trebbia (218 a.C.).

I romani furono sconfitti, tuttavia inflissero pesanti perdite all’esercito epirota (4000 morti a fronte di 6000): ebbero inizio così le proverbiali “vittorie di Pirro”, ovvero quelle ottenute a carissimo prezzo.

L’anno successivo (279 a.C.) due nuovi consoli, Sulpicio e Decio Mure si scontrarono nuovamente con il re dell’Epiro presso Ausculum d’Apulia (Ascoli Satriano) e, stavolta, grazie a giavellotti scagliati verso gli elefanti e a fiaccole lanciate verso le torrette, i romani ebbero maggior successo, ma Pirro prevalse, anche se ancora a costo di gravissime perdite, tanto che pare abbia esclamato: «Se vinciamo un'altra battaglia contro i Romani, saremo rovinati».



Bibliografia:

Eutropio, Storia di Roma, Rusconi Books, Santancargelo di Romagna (RN) 2016, pp. 22-27.

L. Anneo Floro, Epitome e frammenti, UTET, Turin 1977.

Plutarco (author), Barbara Scardigli (edited by), Vite Parallele. Pirro e Mario, Rizzoli 2017.

Indro Montanelli, Storia di Roma, Rizzoli, Milan 2011.

Giovanni Brizzi, Storia di Roma. Dalle origini ad Azio, Pàtron Editor, Bologna 1997, pp.124-128.

Andrea Frediani, Le grandi battaglie di Roma antica. I combattimenti e gli scontri che hanno avuto per protagonista la Città Eterna, Newton & Compton editors, 2023.

Giovanni Geraci, Arnaldo Marcone, Alessandro Cristofori, Storia romana. Editio maior, Mondadori Education, 2017.

Theodor Mommsen, Storia di Roma, Città di Castello (PG) 1936, Book II, Chapter VII.

Autore:

Giovanni Codazzi

Data di pubblicazione:
29/05/2026