Il grande sopravvissuto
La fine della repubblica attraverso la vita di un cavaliere
Attico che presta del denaro - Immagine creata con IA
Personalmente, ritengo Tito Pomponio Attico una delle figure più affascinanti della tarda Repubblica Romana. Importante membro dell'ordine equestre, ebbe il soprannome di "Attico" poiché visse per vent'anni ad Atene a partire dall'86 a.C., sia per approfondire i suoi studi sia, soprattutto, per allontanarsi dal primo conflitto civile tra Mario e Silla.
Le fonti sottolineano più volte la liberalità di Attico, il quale, attraverso la sua attività di usuraio, pare fosse solito elargire denaro senza gravare troppo i propri debitori con interessi, forse con l'intento di costruirsi più facilmente clientele influenti. Inoltre, fu attivo come esponente della corrente epicurea e promotore di opere letterarie a diversi livelli.
Attico è noto soprattutto per essere stato amico di Cicerone, amicizia che durò fino alla morte di quest'ultimo nel dicembre del 43 a.C. quando fu proscritto per volontà di Antonio a causa delle sue Filippiche. Proprio in virtù del suo epicureismo, Attico potrebbe aver segnalato a Cicerone l'opera principale di Lucrezio, il "De rerum natura". Il vasto carteggio tra i due permette inoltre di comprendere i convulsi decenni che segnarono la fine della res publica, della quale Attico rimase un osservatore attento, tuttavia determinato ad astenersi da qualsiasi carriera politica.
Fu proprio questo atteggiamento, unito alla sua generosità – o, meglio, al suo acume – a proteggerlo durante le lotte politiche, salvandogli di certo la vita in almeno un'occasione: fornendo aiuto economico ai parenti di Antonio durante la guerra di Modena, Attico evitò che il suo nome fosse inserito nelle future liste di proscrizione, nelle quali avrebbe potuto figurare proprio a causa del suo ingente patrimonio: ricordiamo infatti che le proscrizioni dei triumviri furono mirate non solo a fare tabula rasa di irriducibili repubblicani, ma soprattutto attingere a nuove fonti di denaro in vista della futura campagna contro i cesaricidi.
Negli anni successivi si legò a Ottaviano attraverso il matrimonio di sua figlia Pomponia con Agrippa, braccio destro del futuro princeps, e in seguito con l'unione della nipote Vipsania Agrippina con il futuro imperatore Tiberio. È curioso notare come Augusto intrattenne un rapporto epistolare con Attico fino alla sua morte, avvenuta nel 32 a.C. all'età di 77 anni. Si racconta che il princeps si preoccupasse sempre della sua salute, forse consapevole che l'anziano eques, grazie ai suoi legami col defunto Cicerone, fosse a conoscenza di numerosi retroscena della politica romana, inclusi elementi che potevano riguardarlo personalmente.
Cornelio Nepote, De viris illustribus, Rusconi, 2021.
Cicerone, Lettere ad Attico, UTET, 2021.
L. Canfora, Augusto figlio di Dio, Laterza, 2016.
20/05/2026