ARTICOLO DEL GIORNO

27/04/2026

Le suore e le "selvagge"

Una curiosa scoperta dell'altro nel Canada francese del '600

Disegno sulla copertina di un libro sulla vita di Marie de l'Incarnation scritto da Agnes Repplier (1855-1950) nel 1931, raffigurante l'orsolina assieme a due bambine indigene. - Commons Wikimeda

Nel corso del ‘600, numerose bambine e ragazze indigene canadesi furono educate nei conventi delle Orsoline del Quebec e delle Suore della Congregazione di Notre Dame di Montreal. L’obiettivo era “civilizzare” e cristianizzare le giovani indigene, affinché poi si sposassero con i coloni francesi per aumentare la popolazione della colonia. Diversi capi famiglia indigeni furono entusiasti dell’idea, volendo rafforzare le loro alleanze politiche e commerciali con i francesi, motivo per cui mandarono le proprie figlie a studiare dalle suore. Altre indigene convertite, invece si recarono spontaneamente presso i conventi, volendo fuggire da mariti o parenti ostili alla fede cattolica. Le suore insegnavano alle loro ospiti il francese, il latino, le orazioni, la storia sacra, la dottrina cattolica e le buone maniere. A loro volta, esse apprendevano dalle giovani native lingue indigene, come l’urone, l’algoncino e il montagnais, al fine di redigere catechismi, libri di preghiere e storie dei santi nelle lingue locali. Tra le suore e le indigene si creò un rapporto di reciproca fascinazione e curiosità: le suore osservavano incuriosite le pelli o le coperte con cui si vestivano le native, le quali “non hanno certo lo stesso profumo delle vesti delle signore in Francia!”, come commentò in una sua lettera l’orsolina Marie de l’Incarnation. Similmente, le giovani erano incuriosite dall’abbigliamento austero e dallo stile di vita delle suore. Queste ultime, vivendo assieme alle indigene, impararono molto della loro cultura e del loro stile di vita: Marie de l’Incarnation scrisse infatti che le donne indigene erano abituate a vivere nelle foreste, navigare, cacciare e avevano una certa importanza nella loro società. L’educazione delle giovani indigene diede certamente dei risultati: alcune giovani infatti impararono a leggere, scrivere e parlare francese, sviluppando una forte devozione verso le immagini della Vergine Maria. Addirittura, nel 1654, in occasione della visita di alcuni ambasciatori irochesi, le native educate dalle suore impressionarono i presenti con un canto sacro trilingue: latino, francese e urone. Tuttavia, alla lunga il progetto di assimilazione alla cultura francese delle native si rivelò difficile. La maggior parte delle giovani, infatti, trascorso un certo periodo presso le suore, ritornavano a vivere nei boschi con le loro famiglie. Questo portò Marie de l’Incarnation a ragionare sulla differenza tra la conversione delle indigene, spesso raggiunta, e la loro assimilazione alla cultura francese, che risultava assai più difficile.



Bibliografia:

Nicola Gasbarro, Le culture dei missionariBulzoni Editore, 2009

Ronnie Po-chia Hsia,  A Companion to the Early Modern Global Catholic Missions, Brill, 2018

Autore:

Leone Buggio

Data di pubblicazione:
27/04/2026