ARTICOLO DEL GIORNO

17/04/2026

La setta degli assassini

L'ordine che ha ispirato Assassin's Creed

Tra l'XI e il XIII secolo, il Vicino Oriente fu vittima di un'organizzazione occulta, chiamata "Ordine degli assassini". Gli omicidi e l'apparente invincibilità di questa setta, che colpì diverse personalità importanti come due califfi, hanno reso celebri questi assassini, al punto da ispirare la creazione della saga videoludica di Assassin's Creed. Ma chi erano costoro? Quando e dove nacquero? E perché agirono così? Per decenni, queste domande sono rimaste senza risposta

Durante il Medioevo, nacquero varie branche e sette in seno alla religione islamica: una di essa fu quella ismailita, caratterizzata da un forte esoterismo. I suoi seguaci credevano che l'erede legittimo del profeta Maometto fosse il cugino Alì, il primo di una serie di Imam; uno dei suoi successori fu Ismail, il settimo Imam, che tuttavia morì (o, per alcuni, si occultò al mondo) nell'VIII secolo. Nel tempo, la setta ismailita sopravvisse alle persecuzioni condotte da altri Stati musulmani contro di essa e sul finire dell'XI secolo si spaccò in due correnti, una delle quali fu guidata dal persiano Hasan-i Sabbah. Questi, che divenne il Gran Maestro di questa corrente, nel 1090 conquistò l'importante fortezza di Alamut, nel nord della Persia, da dove iniziò ad espandere la propria influenza su altri castelli; pochi anni dopo inviò i suoi uomini a sostenere Nizar, uno dei contendenti al trono del califfato d'Egitto. Anche se Nizar perse, la setta di Sabbah sopravvisse e fu chiamata setta "nizarita"; nel tempo, i suoi adepti furono inquadrati in diversi gradi dal loro Maestro e sottoposti ad addestramenti con cui imparavano a mimetizzarsi tra la folla e ad infiltrarsi nelle corti; fu così che uccisero personalità influenti, tra cui due califfi abbasidi. Per spargere maggiormente il terrore, essi agivano in pubblico, di solito in moschea, cosa che li rese temibili agli occhi degli Stati musulmani e cristiani circostanti, che furono spesso costretti a scendere ad accordi con loro. La serenità con cui essi si facevano massacrare dopo aver compiuto le loro missioni fece credere ai contemporanei che i nizariti fossero drogati con hashish, motivo per cui vennero chiamati anche "assassini", cioé "consumatori di hashish", sebbene altre fonti dicano che il significato sia "seguaci di Hasan". Sabbah morì nel 1124 e fu succeduto da una serie di altri Gran Maestri, chiamati anche Agha Khan, che riuscirono a dare del filo da torcere a Saladino e altri condottieri musulmani e cristiani, mantenendo così imprendibile la setta, almeno fino al 1256. Infatti, in quell'anno le armate mongole guidate da Hulagu Khan, nipote di Gengis, conquistarono le fortezze degli assassini; la stessa Alamut fu rasa al suolo e molti nizariti furono massacrati, inclusa la famiglia del Gran Maestro Khur-Shah. Solo un figlio di questi e alcuni nizariti si salvarono e nei secoli successivi mantennero nascosta la propria identità per sopravvivere, mantenendo altresì la carica di Agha Khan per gli eredi di Khur-Shah, attualmente ricoperta dal principe Rahim al-Hussaini, chiamato Agha Khan V. 



Bibliografia:

Marshall G. S. Hodgson, L'ordine degli Assassini. La lotta dei primi Ismailiti nizariti contro il mondo islamico, Adelphi, 2019.

Bernard Lewis, Gli assassini. Una setta radicale islamica, i primi terroristi della storia, Mondadori, 1992.

Farhad Daftary, The Assassin Legends: Myths of the Isma'Ilis, Tauris Academic Studies, 1995.

Miklós Sárközy, The Early Nizari Ismailis and their Neighbouring Powers: Politics in the Caspian Provinces, I. B. Tauris, 2024.

W. B. Bartlett, Gli Assassini, Corbaccio, 2004.

Autore:

Saluzzo Marco

Data di pubblicazione:
17/04/2026