ARTICOLO DEL GIORNO

24/01/2026

L'epopea dei cosacchi in Friuli

Storia di un esperimento di ingegneria etnica nella Seconda Guerra Mondiale

Soldati cosacchi arrivano in Friuli a cavallo - Immagine generata dall'AI

Durante l'Operazione Barbarossa - denominazione ufficiale della campagna militare nazista in Unione sovietica - la popolazione cosacca russa, che già aveva parteggiato con i bianchi durante la Guerra civile russa, vede nei tedeschi dei liberatori e decide di aiutarli attraverso la formazione della 162° divisione turkmena della Wehrmacht. Dopo che la situazione bellica volge a favore dei sovietici e l'esercito tedesco è obbligato a ritirarsi dalla Russia, i cosacchi sono obbligati a seguirlo per non incappare nella sicura vendetta di Stalin. Nasce così uno dei più grottescamente ironici esperimenti di ingegneria etnica nazista. 

La Wehrmacht dopo la disfatta di Stalingrado continua a ritirarsi sempre di più dal territorio russo e la promessa di reinsediare il popolo cosacco alleato, in un territorio dove possano tornare a una vita normale rimane tale. Dalla Polonia vengono spostati in Carinzia e dalla Carinzia nelle Alpi Giulie. Proprio qui arriva la soluzione di un territorio dove la popolazione slava e italiana non avrebbe avuto nessun diritto di lamentarsi del nuovo coinquilino. Le grandi masse cosacche arrivano in Friuli nell'autunno del 1943 e sconvolgono il già complicato quadro sociale ed etnico della regione. 

I 60.000 friuliani stanziati all'epoca sul territorio rimangono stupiti di questo popolo così diverso da loro e cominciano a chiamarli semplicemente "i mongoli". I cosacchi si trovano subito a loro agio e dividono i territori a loro concessi come se fossero in patria. I territori vengono divisi in distretti chiamati okrugi e ancora in villaggi chiamati stanicy, portando il loro stile di vita fatto di guerra e depredazione del territorio in ricerca di costante cibo per gli animali.

Gli abitanti autoctoni rimangono scioccati e trattano i nuovi arrivati come depredatori del poco che gli anni di guerra non gli avevano ancora tolto dalla bocca. I cosacchi si macchiano di violenze sessuali e non contro la popolazione e di devastazioni nelle campagne a causa dei loro 4.000 cavalli al seguito. La fine della loro permanenza è, però, solo questione di tempo o, per meglio dire, di anni. Infatti, quando l'esercito tedesco è obbligato ad abbandonare anche il territorio giuliano a causa della vicina capitolazione nazista del 1945, i cosacchi vengono catturati dagli inglesi e in seguito consegnati ai sovietici assetati di vendetta. Molti di loro, pur di non tornare in patria, si lasceranno morire annegati nel fiume Drava con donne e bambini, tutti gli altri spariranno nei campi di lavoro del sistema dei GuLag in Siberia. 



Bibliografia:

Raoul Pupo, Adriatico Amarissimo, Laterza, 2021, pp.158-161

Autore:

Lilliu Federico

Data di pubblicazione:
24/01/2026