ARTICOLO DEL GIORNO

13/10/2026

Tra prudenza e alleanza atlantica

Le posizioni del governo Andreotti sulla crisi del Kuwait 1990-91

Andreotti con il ministro degli Esteri De Michelis (dicembre 1990) - giulioadreotti.org

L’Iraq di Saddam Hussein avviò l’operazione di invasione del Kuwait agli inizi dell'agosto 1990, che venne completata in poche ore. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvò la risoluzione di condanna, seguita dall’Italia che nello stesso periodo occupava il posto di Presidenza della Cee. In questa sede venne deciso l’embargo commerciale nei confronti di Baghdad, mentre il presidente del Consiglio Andreotti, sentendo telefonicamente Bush, indicava la necessità di un intervento del Consiglio di Sicurezza, mettendo a disposizione delle operazioni anche la base di Sigonella per il trasferimento di materiali e truppe nell’area del Golfo, decidendo in seguito di inviare anche una squadra navale italiana. A seguito di ciò, Saddam decise di tenere in ostaggio nel paese i circa 10 mila cittadini occidentali presenti sul territorio dell’Iraq, compresi molti italiani, ma il governo italiano, come la gran parte dei governi occidentali, non scese a compromessi. Solo nel dicembre Saddam decise di liberarli senza condizioni.

L’atteggiamento prudente di Andreotti sulla questione era dato dalle numerose manifestazioni pacifiste che si tennero in Italia e dai richiami di Cossiga alla Costituzione. Egli sperò nella mediazione pacifica dell’Urss, ma il 28 novembre arrivò l’ultimatum dal Consiglio di Sicurezza, fissando il 15 gennaio come data limite entro la quale le forze irachene avrebbero dovuto evacuare il Kuwait. L’Italia non sarebbe stata obbligata a fare ricorso all’uso della forza, ma era tenuta, secondo la risoluzione, a «provvedere appoggio adeguato». Andreotti tentò comunque già in ottobre di stemperare la tensione scrivendo una lettera direttamente a Saddam, cercando di evitare la guerra e affidandosi alla mediazione dell’Onu, ma il tentativo non ebbe esito positivo. Gli ultimi tentativi di mediazione, attuati dai leader europei e da papa Wojtila, finirono in un nulla di fatto e nella notte tra il 16 ed il 17 gennaio 1991 iniziarono le operazioni militari. Si mobilitarono quindi i movimenti pacifisti, insieme alle proteste di Occhetto e pure di Craxi, per cui Andreotti assunse un atteggiamento prudente.

Il capo del Governo accolse favorevolmente la proposta di mediazione di Gorbacev arrivata a metà febbraio, ma gli Stati Uniti la respinsero e avviarono le operazioni di terra, sbaragliando rapidamente le forze irachene e liberando il Kuwait. L’esperienza non giovò ad Andreotti, che scontentò sia gli Stati Uniti, per aver appoggiato i tentativi di mediazione di Mosca ed aver apportato scarsi aiuti alla causa, che la Santa Sede e l'opinione pubblica pacifista.

 



Autore:

Diego Monaci

Data di pubblicazione:
13/10/2026