I Templari: la Regola del celebre ordine cavalleresco
Un'analisi della Regola primitiva
Due Templari che condividono la stessa cavalcatura, dalla Chronica Majora di Matthew Paris - Wikimedia
I Templari sono probabilmente l’ordine religioso cavalleresco più famoso, la cui fama ha oltrepassato i confini storici per approdare nell’immaginario collettivo. Ciò è dovuto senza alcun dubbio alla fama sinistra dovuta alle vicende del suo scioglimento, con accuse di perversione e depravazione da parte degli inquisitori "sguinzagliati" dal re di Francia, Filippo il Bello, con l'intento di impossessarsi delle loro ricchezze. Altre volte, si immagina che i Templari siano ancora presenti oggi come società segreta, con cavalieri che occuperebbero posizioni di primo piano sulla scena mondiale. Tuttavia, ci limiteremo al lato storico e vedremo alcuni articoli curiosi della loro Regola Primitiva, originariamente redatta in francese volgare, raramente analizzata.
Tra i primi articoli della regola, si trovano prescrizioni sul vestiario: per esempio, l’art. 22 vieta di portare calzature appuntite, poiché «è risaputo che tali cose abominevoli appartengono ai pagani». L’art. 32 proibisce l’uso di parole scurrili e di «risate empie». L’art. 43 stabilisce che, senza il permesso di un maestro, un cavaliere non possa possedere borse o bauli con lucchetto. Inoltre, l’art. 44 vieta di ricevere doni senza l’autorizzazione di un maestro. L’art. 49 prescrive che un cavaliere non debba vantarsi delle proprie prodezze compiute in vita laica, definite «follie». L’art. 52 proibisce l’uso di metalli preziosi su briglie, staffe o speroni, un atteggiamento che san Bernardo di Chiaravalle rimproverava già ai cavalieri laici nel suo Lode della nuova cavalleria. Curiosamente, l’art. 53 è molto specifico e vieta l’uso di foderi per lance o coperture per scudi, poiché «sono notoriamente assai pericolosi». Ancora più sorprendente è l’art. 56: l’articolo precedente vieta la caccia, considerata un passatempo, ma questo fa eccezione per la caccia al leone, evidentemente presente in Terra Santa. L’art. 57 è emblematico: afferma che «questa confraternita di cavalieri in armi possa uccidere i nemici della Croce», richiamando il concetto di "malicidio" di san Bernardo, secondo cui l’uccisione dei nemici di Dio non è omicidio ma, appunto, "malicidio", cioè uccisione del male.
Jose Vincenzo Molle (a cura di), I Templari. La Regola e gli Statuti dell'Ordine, Genova, ECIG, 1995
Bernardo di Clairvaux, introduzione, traduzione e note di Franco Cardini, Lode della nuova cavalleria, Rimini, Il Cerchio, 2017
16/03/2026