ARTICOLO DEL GIORNO

10/07/2026

I crimini di guerra di Napoleone in Palestina

L’assedio della città fortificata di Jaffa e il suo barbarico saccheggio

Caricatura di Napoleone Bonaparte del 1805 – Wikimedia Commons

Nel marzo del 1799, in piena campagna d’Egitto, la spedizione francese guidata da Napoleone si faceva strada lungo la costa palestinese, ponendo sotto assedio ogni città fortificata che incontrava, fino ad arrivare a Jaffa. Il 7 marzo, Bonaparte, prima di dare inizio al bombardamento al quale avrebbe fatto seguito un assalto della fanteria non appena i cannoni avessero aperto una breccia fra le mura, inviò una gentile richiesta di resa tramite un messaggero, nella quale dichiarava: «[Ho] il cuore commosso per il male che cadrà sull’intera città se questa fosse sottoposta a questo assalto». Il governatore rispose esponendo sulle mura la testa del suo messaggero. Quel che ne seguì fu un massacro. I cannoni aprirono il fuoco facendo crollare una parte delle mura, aprendo così una via d’accesso alla città. I francesi, dopo aver sgominato i difensori, si diedero al saccheggio e a violenze di ogni sorta.

Un savant descrisse la carneficina: «Le scene erano terribili […] il rumore degli spari, le urla delle donne e dei padri, i cumuli di cadaveri, una figlia stuprata sul cadavere della madre, l’odore di sangue, i gemiti dei feriti, le grida dei vincitori che litigavano per il bottino». Tutto cessò solo quando furono «sazi di sangue e oro» e riposarono «su una montagna di morti». A fine battaglia si contavano 60 francesi uccisi e 150 feriti; il numero dei difensori caduti e delle vittime civili è ignoto.

Ma lo spargimento di sangue non finì. I francesi avevano fatto 3000 prigionieri e, il 9 e il 10 marzo, i prigionieri vennero portati a 1,5 km a sud della città, sulla spiaggia. Bonaparte aveva dato istruzioni precise al generale Berthier: «ordinerete all’aiutante di condurre tutti gli artiglieri che sono stati presi in armi e altri turchi al bordo dell’acqua […] e li farete fucilare, prendendo precauzioni perché nessuno sfugga». Un quartiermastro, descrisse quanto accadde:

«[…] sono stati tutti portati in riva al mare e due battaglioni hanno cominciato a fucilarli. Per tentare di salvarsi potevano solo gettarsi in mare. Ma riuscivano a colpirli anche lì, e in un attimo il mare si è tinto di sangue ed è stato coperto di cadaveri. Qualcuno aveva avuto la possibilità di mettersi in salvo sugli scogli; hanno mandato delle barche con dei soldati per finirli. Abbiamo lasciato un distaccamento sulla spiaggia e la nostra perfidia ha attirato alcuni di loro, che sono stati massacrati senza pietà […] Ci avevano raccomandato di non usare la polvere [da sparo] e abbiamo avuto la ferocia di ucciderli con le baionette».



Bibliografia:

Andrew Roberts, Napoleone il Grande, UTET, 2015

Autore:

Gianluca Ravasi - Studente Magistrale - Ca' Foscari

Data di pubblicazione:
10/07/2026