ARTICOLO DEL GIORNO

28/07/2026

L'amicizia che non ti aspetti

Come lo sport trascenda i confini dell'odio razziale

Jesse Owens e l'amico/rivale Luz Long - Wikicommons

“Si potrebbero fondere tutte le medaglie che ho vinto, ma non si potrebbe mai riprodurre l’ amicizia a 24 carati che nacque sulla pedana di Berlino.” Così parlava il vincitore di 4 medaglie d'oro ai Giochi Olimpici di Berlino 1936, Jesse Owens (1913 - 1980), riguardo al rivale tedesco Luz Long (1913 - 1943).

La storia di Jesse Owens è risaputa a molti: un afroamericano nell'epoca delle leggi razziali nonché velocista ed atleta formidabile che - in pieno Terzo Reich e sotto gli occhi del Fuher a Berlino - riuscì a battere i tedeschi in casa loro provocando uno smacco alle teorie della superiorità della razza ariana (Owens, per sua stessa ammissione nelle sue memorie, non venne snobbato da Hitler al momento del saluto post-gara verso la tribuna con i capi di Stato, bensì dal suo presidente: Roosevelt. Erroneamente a quanto si vuol credere al giorno d'oggi). Non molti sanno però che in quel di Berlino, tra allenamenti e gare, nacque anche una improbabile, ma grandiosa, amicizia tra Jesse e la persona ideologicamante più distante da lui: l'atleta tedesco Lutz Long (detto Luz) il quale arrivò proprio secondo in quelle Olimpiadi, dietro lo stesso Owens. 

Nonostante Long rappresentasse il prototipo del tedesco perfetto esaltato dalla propaganta nazista ovvero alto, forte fisicamente, occhi azzurri e capelli biondi, non condivideva le idee razziali del regime e in maniera diametralmente opposta ad esse diede preziosi consigli al rivale Owens su come riuscire a gareggiare al meglio in quelle Olimpiadi. Osando di più, Lutz dopo la gara che lo vide arrivare secondo, abbracciò Jesse Owens (posizionatosi primo) davanti a tutto lo stadio, dando un grande segnale di sportività.

Con lo scoppio della II Guerra Mondiale però, Long non si sottrasse dal servire la sua patria in prima linea, trovando la morte in Italia a soli 33 anni nel 1943, sotto il fuoco alleato. Seppur in trincea, il tedesco mantenne la corrispondenza con Owens, al quale chiese (poco prima di morire sul campo di battaglia) di trovare e badare a suo figlio una volta finita la guerra. Promessa che Owens mantenne appena ne ebbe l'occasione.

Tale gesto fu premiato come simbolo di pace dal comitato Olimpico nel 2000 a riprova di come lo sport possa essere un grande strumento di unione, amore, rispetto ed amicizia in grado di valicare muri di odio insensato, rovina dei popoli e degli uomini.

 



Bibliografia:

Giuseppe Assandri, Berlino 1936. La storia di Luz Long e Jesse Owens, San Paolo Edizioni, 2025

Autore:

Marco Locatelli, laureando in Scienze Storiche presso Unimi

Data di pubblicazione:
28/07/2026