I Veneziani e quella strana passione per Città del Messico
Rappresentazione di Tenochtitlán nelle carte Veneziane del XVI secolo
Tenochtitlan, la città-stato capitale dell'Impero Mexica, o Azteco, nell' Isolario o Libro delle isole di Benedetto Bordone, dall'edizione del 1534, via Internet Archive.
Nel 1524 Hernàn Cortés, per rispondere al re di Spagna (che poi era anche l’imperatore di Germania, Carlo V) che gli inviava contro un’armata per punirlo di aver conquistato il Messico disubbidendo agli ordini dei superiori, scriveva una lunga lettera autoassolutoria. In allegato, una mappa della città di Tenochtitlán, la capitale dell’impero Mexica, costruita su un'isola all'interno di un sistema di laghi e collegata alla terraferma da tre ponti di legno. Anni dopo, distrutti i templi e prosciugati i laghi, dalle sue rovine sarebbe sorta Città del Messico. Questa cartina abbozzata da Cortés, per molti anni l'unica disponibile, venne subito ristampata dalle tipografie di Norimberga e da lì, attraverso il mercato librario, arrivò anche a Venezia.
Venezia era nel XVI secolo una città ancora fiorente ma che era stata tagliata fuori dalle conquiste commerciali di Spagna e Portogallo in quello che veniva chiamato "Nuovo Mondo", una terra dove veniva trovato l'oro nei fiumi e che eccitava le fantasie di mercanti e marinai. Fantasie che, in Italia, dovevano però rimanere tali: per le navi veneziane le nuove rotte commerciali erano rese inaccessibili sia dalle colubrine iberiche sia dal vero e proprio segreto di stato che proteggeva le carte nautiche. E così i cartografi della Serenissima, meno occupati sulle caravelle, offrirono i loro servigi alla stampa, altra attività fiorente in laguna: nel 1528 Benedetto Bordone, famoso per le sue carte dettagliatissime, dava alle stampe un Isolario in cui la xilografia della città di Tenochtitlán ("Temistan", nelle carte) mostrava al centro una piazza porticata e un idolo altissimo: le case avevano tetti spioventi, e tutto attorno all'isola i ponti avevano la caratteristica forma ad arco che Bordone vedeva ogni giorno nelle calli di Venezia. Questo parallelismo Tenochtitlán- Venezia non era presente solo in Bordone: le due città venivano paragonate esplicitamente anche nei lavori di altri cartografi, come Giambattista Ramusio (1534) e Giulio Ballino (1569). Persino la Tomba di Cortés descrive Tenochtitlan come un'altra Venezia. Insomma, almeno nella mente dei cartografi, i Veneziani in America ci erano arrivati ugualmente.
Sito: Liz Horodowich, "Armchair Travelers and the Venetian Discovery of the New World", The Sixteenth Century Journal, vol.36, 4 (Winter 2005), pp. 1039-1062. Jstor (consultato aprile 2025).
Sito: Denis Cosgrove, "Mapping New Worlds: Culture and Cartography in Sixteenth-Century Venice", Imago Mundi, vol.44, 1992, pp. 65-89. Jstor (consultato aprile 2025).
Sito: "Tenochtitlán",Encyclopedia Britannica. (consultato aprile 2025).
Sito: "Hernàn Cortés", Encyclopedia Britannica. (consultato aprile 2025).
Sito: Benedetto Bordone, Isolario, Venezia, presso Nicolo d'Aristotile, detto Zoppino, 1534 (f. pl. 1528), Internet Archive. (consultato aprile 2025)
Almici Giovanni, studente di Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Trento
31/03/2026