L'impero all'asta
La porpora in vendita
Giuliano festeggia la sua nuova carica - Immagine generata con IA
Dopo la morte di Commodo alla fine del 192 d.C., assassinato dopo una congiura organizzata dal suo prefetto del pretorio Emilio Leto, questi acclamò come nuovo imperatore Publio Elvio Pertinace, figlio di un ricco commerciante liberto e in quel momento console collega dell'imperatore assassinato. Pertinace era stato scelto per la sua lunga carriera politico-militare e per il suo ottimo rapporto con il senato, verso cui la figura imperiale doveva recuperare legittimità dopo il regime di terrore instaurato da Commodo; tuttavia, i pretoriani speravano soprattutto che egli destinasse a loro quanto prima le ricchezze espropriate al defunto imperatore e a i suoi collaboratori. Ciononostante, trovandosi in una situazione finanziaria difficile a causa degli sprechi del predecessore, Pertinace orientò il suo principato alla più rigorosa frugalità, attirandosi così le ire della guardia pretoriana; inoltre, decise di graziare coloro che erano stati costretti a ottemperare alle stravaganze di Commodo in nome della pacificazione.
Dopo una prima congiura fallita, gli elementi più sovversivi della guardia pretoriana penetrarono nel palazzo imperiale alla fine di marzo del 193 d.C. e assassinarono il princeps. Fu allora che entrò in scena Marco Didio Giuliano: politico e militare di carriera come Pertinace, ma di gran lunga più facoltoso. Questo gli permise di ottenere la porpora imperiale, messa all’asta dai pretoriani, per 25.000 sesterzi. Pur riconosciuta dal senato, l’ascesa di Giuliano attraverso tale modalità non fu ben accolta dal popolo, il quale pare lo osteggiasse proprio per il forte contrasto con la moderazione del predecessore; soprattutto, la sua elevazione venne apertamente rifiutata dai comandanti delle principali legioni di frontiera. Questi si rivoltarono contro la sua autorità, facendosi acclamare imperatori dalle proprie truppe: tra loro, Clodio Albino in Britannia, Settimio Severo in Illirico e Pannonia e Pescennio Nigro in Siria. Era il preludio di una nuova guerra civile.
Il più vicino all’Italia era Settimio Severo, che marciò senza particolari ostacoli verso la penisola. Giuliano, dopo aver perso la flotta sull'Adriatico, cercò di trattare con Severo per governare collegialmente, ottenendo un rifiuto; di conseguenza, non solo venne delegittimato da un senato ormai timoroso delle legioni severiane, ma si trovò infine abbandonato anche dalla propria guardia: Giuliano infatti si era inimicato costoro per aver messo a morte il prefetto Leto, convinto che parteggiasse per Severo. I pretoriani lo decapitarono nel giugno del 193.
Cassio Dione, "Storia Romana", book LXII published by Bur-Rizzoli, 2019.
S. Mazzarino, "L'Impero Romano", published by Laterza, 2024.
07/06/2026