Gli alpini alla conquista del Monte Nero
Nelle prime settimane dopo l’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale gli alpini dei battaglioni Susa e Exilles conquistano con un’azione a sorpresa la vetta del Monte Nero secondo una manovra d’attacco che gli stessi austriaci definiscono “un colpo da maestro”.
Postazione con mitragliatrice di alpini italiani durante la Grande Guerra - Wikimediacommons
Nel maggio 1915 l’esercito italiano entrò in guerra contro l’Austria-Ungheria e iniziò l’avanzata oltre il fiume Isonzo per sfondare il fronte verso Trieste e Lubiana. Nel settore della II armata, il Monte Nero si presentava come un baluardo strategico da conquistare per avvolgere la posizione austriaca di Tolmino. Sfumata per eccessiva prudenza l’opportunità di occupare il monte nei primissimi giorni di guerra, quando le difese nemiche erano ancora impreparate, il comando italiano studiò la possibilità di un attacco a questa forte posizione da parte di truppe alpine, le più adatte per questo genere di combattimenti in montagna. Il 2 giugno ci fu una prima spettacolare azione da parte di un gruppo di trentuno alpini volontari che, dopo aver scalato una parete rocciosa in silenzio, riuscì ad aggirare e a cogliere di sorpresa gli austriaci che bloccavano la cresta tra il Monte Vrata e la cuspide del Monte Nero, passaggio chiave per l’attacco a quest’ultimo. Nei giorni successivi gli alpini resistettero ai contrattacchi nemici, mentre veniva preparato l’attacco finale che scattò nella notte tra il 15 e il 16 giugno. L’assalto doveva essere portato da due direzioni, rispettivamente da compagnie dei battaglioni Susa e Exilles: il primo dalla cresta del Monte Vrata a Nord del Monte Nero, mentre il secondo da sud, dal Monte Kozliak. Dopo un’intera giornata di bombardamento italiano sulle posizioni nemiche, nella notte entrambi i battaglioni dovevano avanzare il più possibile in silenzio scaglionati in piccoli gruppi per cogliere il nemico di sorpresa. L’effetto fu facilitato anche dal fatto che gli austroungarici, lavorando per rafforzare le trincee, provocavano un certo rumore che nascondeva quello prodotto dai nostri reparti nell’ascesa. Su entrambe le direttrici d’attacco gli alpini riuscirono a cogliere alla sprovvista il nemico, aggirandolo o venendo avvistati solo quando molto vicini alle sue trincee. Dopo una breve resistenza gli austriaci furono sbaragliati e alle ore 04:45 di mattina il Monte era conquistato con perdite relativamente lievi, mentre gli austriaci lasciavano sul campo alcune centinaia di prigionieri. Come noto, la conquista del Monte Nero non fu sufficiente a provocare il crollo del fronte nemico in quel settore; tuttavia l’episodio valse a mostrare fin dai primissimi giorni di guerra il valore dei nostri reparti alpini. Il mito di questa battaglia fu alimentato anche dalla canzone “Montenero” scritta subito dopo l’azione dall’alpino Domenico Borella e presto divenuta popolare in tutto il corpo.
Gianni Oliva, Storia degli alpini. Dal 1872 a oggi, Arnoldo Mondadori, Milano 2001.
Ministero della difesa. Esercito. 1915-1918. Battaglie, La conquista del Monte Nero (consultato il 2 luglio 2025)
Lopiano Emanuele, Laureato in Scienze storiche all'Università degli studi di Milano e docente abilitato di materie letterarie alla scuola secondaria
13/07/2026