Uno scambio di persona
Una storia di violenza politica nella Venezia Giulia del 1930
Incendio della sede del giornale Narodni Dom, simbolo della violenza durante il Ventennio nella Venezia Giulia, nel 1920 - Wikimedia
Il 1° Settembre del 1930 viene convocato il Tribunale speciale fascista nella città di Trieste, con l'obiettivo di avviare un maxi processo contro varie personalità dei movimenti nazionalisti slavi (come il TIGR), che ai tempi operavano nel territorio amministrato dall'Italia. La sentenza viene delineata già 5 giorni dopo l'inizio del processo, ovvero il 6 Settembre e immediatamente eseguita nei sui termini con la fucilazione dei quattro nazionalisti Fran Marusic, Zvonimir Milos, Alojz Valencic e Ferdo Bidovec per molteplici condanne a loro carico. Queste associazioni nazionaliste di stampo terroristico, erano note alla popolazione italiana, la quale aveva, negli anni precedenti, svolto attività antislave come l'incendio dell'Hotel Balkan.
Il poligono di Basovizza viene scelto come luogo della fucilazione dei quattro condannati e, in seguito nel 1945 diventa luogo simbolo della resistenza slava all’occupazione italiana. La vendetta dei compagni degli uomini fucilati contro gli uomini del regime non tarda ad arrivare. Il 4 Ottobre, infatti, un maestro elementare di nome Francesco Sottosanti viene fucilato davanti alla porta di casa sua. Il numero de La Stampa del 6 Ottobre ricostruisce in modo chiaro e puntuale l’accaduto, descrivendo l’uomo tornare a casa di sera in bicicletta dopo la fine del turno di lavoro. Ad aspettarlo ci sono sua moglie e i suoi cinque figli. Difatti, è proprio la moglie che vede dalla finestra di casa, in prima persona, i tre colpi di fucile rivolti verso la schiena del marito ed è la prima a prestargli soccorso.
Qui le propagande fascista e nazionalista slava sdoppiano le percezioni della realtà. Per gli slavi il maestro era un bruto ed autoritario insegnante affetto da tisi che sputava in bocca ai bambini che osavano parlare in slavo, mentre per la propaganda fascista era un inesauribile e ligio al dovere maestro elementare, stimato da alunni e genitori.
Da questa, anche comprensibile, differenza di vedute nella lettura dell'omicidio si scopre la vera motivazione di esso. Sottosanti Francesco, infatti, aveva un fratello di nome Ugo, noto fanatico fascista, che esercitava il suo stesso mestiere. Francesco aveva da poco preso il posto di suo fratello nella scuola elementare di Vipacco, vicino Gorizia, il quale era il colpevole delle accuse riguardanti gli abusi ai danni degli studenti slavi. In questo modo Francesco Sottosanti, colpevole solo di avere un fratello di nome Ugo con discutibili valori morali, entrò nel circuito delle violenze e degli omicidi della violentissima e politicamente esacerbata Venezia Giulia del Ventennio.
Raoul Pupo, Adriatico Amarissimo, Laterza, 2021, pp.90-92
Articolo de La Stampa, 06 Ottobre 1930, p. 6, titolato "Maestro assassinato"
25/06/2026