Il calendario che spaccò l'Europa
La riforma del calendario di Gregorio XIII e la reazione del mondo protestante
Tavoletta illustrata commissionata dalla Biccherna di Siena e prodotta da Scipione Turamino nel 1582 raffigurante Gregorio XIII assieme alla commissione di teologi, matematici e astronomi cui aveva affidato la riforma del calendario. - Commons Wikimedia.
Fino al 1582, in Europa era stato in vigore il calendario giuliano, istituito da Giulio Cesare, che però col tempo aveva cominciato a dimostrarsi obsoleto. Gli equinozi e i solstizi risultavano troppo anticipati, e questo era stato notato già nel medioevo. Inoltre, i difetti del calendario creavano problemi anche con la datazione delle feste cristiane, cosa di cui la chiesa era chiamata ad occuparsi. Già diversi pontefici avevano incaricato matematici e astronomi di risolvere il problema, e anche al Concilio di Trento i cardinali si erano ripromessi di affrontare la questione. Tuttavia, a causa della difficoltà e della delicatezza di tale operazione, fu solo con Gregorio XIII, nel 1582, che si ebbe la definitiva riforma del calendario. Nella commissione convocata dal pontefice furono fondamentali il gesuita tedesco Cristoph Clavius, professore di matematica, tra gli altri, di Alessandro Valignano e Matteo Ricci, e i fratelli Antonio e Luigi Lillo, professori di matematica e astronomia. Il papa presentò la riforma con la bolla Inter Gravissimas, in cui descriveva le modifiche riguardanti la frequenza degli anni bisestili, la cadenza di equinozi e solstizi e la datazione delle feste. In particolare, il pontefice decretò di passare direttamente dal 4 al 15 ottobre di quell’anno per recuperare tutti i giorni di ritardo accumulati dal calendario giuliano. Ben presto in tutto il mondo cattolico venne adottato il nuovo calendario, mentre nei paesi protestanti e ortodossi si impiegò molto più tempo. A fine ‘500 infatti l’odio tra cattolici e protestanti era ai massimi livelli, e sebbene anche astronomi protestanti come Keplero e Tycho Brahe valutassero favorevolmente il nuovo calendario, molti paesi si rifiutarono di adottarlo, giudicandola una “novità papista”. Molti erano anche convinti che questo fosse un modo del vescovo di Roma per confondere la percezione del tempo, impedendo così ai cristiani di essere preparati alla fine dei tempi, in linea con l’idea diffusa secondo cui il papa fosse addirittura l’Anticristo. Non a caso, in quegli anni l’università di Tubinga, nella Germania protestante, bollò come alleati dell’Anticristo tutti coloro che avessero accolto il calendario riformato. Fu solo a metà ‘700, in un clima ormai religiosamente più disteso, che i paesi protestanti come l’Inghilterra e la Svezia accettarono definitivamente il calendario gregoriano. Nella Russia ortodossa invece lo zar si rifiutò di abbandonare il calendario giuliano fino al 1917, quando la Rivoluzione d’Ottobre impose l’adozione del calendario gregoriano.
Eamon Duffy, La grande storia dei papi. Santi, peccatori, vicari di Cristo, Mondadori, 2017.
Text of the papal bull Inter Gravissimas of Pope Gregory XIII: bluewaterarts.com
11/05/2026