ARTICOLO DEL GIORNO

11/09/2026

Un afroamericano in Africa

Vita e pensiero di Stokely Carmichael (che divenne Kwame Ture)

Foto di Stokely Carmichael durante una conferenza stampa in Mississippi nel 1966. La storiografia afroamericana tende a concentrarsi unicamente sul periodo in cui visse e operò negli Stati Uniti, spesso tralasciando l'importanza del suo successivo "auto-esilio" in Guinea. - Commons Wikimedia

Otto anni prima era stato ucciso Patrice Lumumba, quattro anni prima Malcom X, l’anno prima Martin Luther King. Lui invece voleva vivere, e voleva tornare a casa, in quella casa in cui non aveva mai vissuto, e che tuttavia sentiva come propria. Nel 1969, Stokely Carmichael giungeva finalmente a Conakry, in Guinea, in Africa, la terra dei suoi antenati.

Stokely Carmichael nacque a Trinidad e Tobago nel 1941, trasferendosi negli USA ancora bambino. Dopo gli studi, il giovane Stokely divenne un attivista per i diritti civili dei neri. Aderì inizialmente al SNCC (Student NonViolent Coordinating Commitee), venendo arrestato circa una trentina di volte. Inizialmente ispirato dalle idee del reverendo King, finì per avvicinarsi alle idee del più radicale Malcom X. Si convinse che l’integrazione dei neri nella società dei bianchi era inutile, poiché non avrebbe cambiato i rapporti di potere esistenti. Fu in questo periodo che coniò termini come “razzismo istituzionalizzato”, “suprematismo bianco” e “black power”.

Dopo aver espulso gli attivisti bianchi dalla dirigenza del SNCC, fu a sua volta espulso dal gruppo, unendosi nel 1967 al Black Panther Parthy. Presto però entrò in contrasto anche con loro, in quanto contrario all’ammissione di militanti bianchi nel gruppo. Per lui, i bianchi avrebbero dovuto pensare ai loro di problemi prima di impicciarsi di quelli dei neri. Nello stesso anno, viaggiò per la prima volta in Guinea, invitato dal presidente-dittatore Ahmed Sekou Touré. Fu in quel periodo che decise di trasferirsi in Africa. Lo fece sia per sfuggire a eventuali trame della CIA, sia per la convinzione che i naturali alleati degli afroamericani non fossero i bianchi progressisti ma gli africani stessi.

A Conakry, Carmichael divenne uno stretto collaboratore di Sekou Touré e di Kuame Nkrumah, ex presidente del Ghana rifugiatosi in Guinea nel 1966 dopo sua deposizione. Sulla scia di Malcom X e Muhammad Alì, Carmichael si liberò del suo “nome da schiavo”. Da quel momento, infatti, si fece chiamare Kuame Ture, in onore di Sekou Touré e Kwame Nkrumah. Dopo la morte di quest’ultimo, nel 1971, assunse la guida dell’All African People’s Revolutionary Party (AAPRP), un partito che intendeva coniugare le istanze di lotta degli afroamericani con quelle anticoloniali degli africani.

Stokely Carmichael (meglio Kwame Ture) visse a Conakry fino alla sua morte, causata nel 1998 da un cancro. Gli unici neri per cui egli non lottò mai furono le decine di migliaia di dissidenti guineani fatti incarcerare o fucilare dal regime di Sekou Touré. Evidentemente, aveva altre priorità.



Bibliografia:

Elara Bertho, Conakry, une utopie panafricaine: récits et contre-récits 1958-1984, CNRS Editions, 2025.

 

Autore:

Leone Buggio, studente magistrale in "European History" presso l'Università degli Studi Roma Tre e l'Université Paris Cité

Data di pubblicazione:
11/09/2026