Il maestro di coloro che sanno
La filosofia di Aristotele e il mondo cristiano attraverso i secoli
Ritratto di Aristotele risalente al 1595. L'iscrizione in latino recita: "Vera immagine di Aristotele di Stagira, principe della disciplina peripatetica". - Commons Wikimedia.
Per secoli, la visione del mondo di un singolo uomo fu considerata un punto di riferimento imprescindibile per la Chiesa e i teologi. Dante lo definì “il maestro di coloro che sanno”. Si era soliti citare la sua autorità senza neppure nominarlo direttamente, tanto era ovvia la persona a cui ci si riferiva. Per dimostrare la validità di un’affermazione, era sufficiente affermare che l’aveva detto lui, “ipse dixit”. C’era solo un piccolo dettaglio: l’uomo che aveva avuto tutta questa influenza sul mondo cristiano non aveva neppure mai sentito parlare del cristianesimo.
Aristotele fu riscoperto in Europa solo nell’ XI secolo grazie alle traduzioni dall’arabo. Nelle nascenti università europee, in particolare alla Sorbona, i suoi scritti cominciarono ad affascinare gli intellettuali. Alberto Magno e Tommaso d’Aquino tentarono di conciliare il suo pensiero con quello cristiano. Tommaso, in particolare, riteneva che, prima di Gesù Cristo, Aristotele fosse stato, tra gli uomini, colui che meglio aveva compreso il mondo, e nel dimostrare l’esistenza di Dio attinse a piene mani ad argomentazioni proprie di Aristotele.
Nonostante la condanna, nel 1277, di alcune proposizioni aristoteliche ritenute incompatibili con l’onnipotenza divina, per tutto il medioevo e per buona parte dell’età moderna l’aristotelismo rappresentò le fondamenta della filosofia cristiana, soprattutto per quanto riguarda la struttura del cosmo e del mondo fisico. Esso, infatti, è fortemente presente in Dante, il quale per descrivere il mondo della Divina Commedia, si servì dei cieli e delle stelle, mobili e fisse, di Aristotele. Sempre nella Commedia, Dante inserì il filosofo tra gli spiriti magni del limbo, ovvero quelle grandi personalità storiche morte senza aver ricevuto il battesimo.
In seguito, però, gli umanisti scoprirono che, oltre ad Aristotele, il sapere greco era composto anche da Platone, Pitagora, Aristarco di Samo e molti altri. Alcuni riformatori protestanti fecero inoltre notare che non era il caso che la Chiesa desse tutta questa autorità a un pensatore pagano. In seguito, l’universo di Aristotele, basato sul geocentrismo e sulla distinzione tra mondo sub-lunare, imperfetto e corruttibile, e mondo celeste, perfetto e immutabile, fu criticato da Copernico e Galileo. Quest’ultimo tentò di convincere gli aristotelici che per fare filosofia non bastasse leggere e commentare le opere del “Principe della filosofia corrente”. Sempre Galileo, in riferimento alla giovane età in cui agli studenti si insegnava l’aristotelismo, definì quest' ultimo una “opinione imbevuta col latte”.
Galileo Galilei, Antologia di testi, edito da Michele Camerota, Carocci Editore, 2017.
David Lindberg, Dio e natura. Saggi storici sul rapporto tra cristianesimo e scienza, La Nuova Italia, 1994.
Leone Buggio, studente magistrale in "European History" presso l'Università degli Studi Roma Tre e l'Université Paris Cité
26/07/2026