Una rete di spie
La rete di informatori sefarditi dei Mendes/Nasi
Mercanti/spie nel Mediterraneo del '500 - Immagine generata con IA.
Nel tardo Cinquecento, mentre il Mediterraneo era incendiato da conflitti tra cristiani e musulmani (come la guerra di Cipro), una rete invisibile di spie attraversava i confini religiosi e politici: era la rete sefardita al servizio della famiglia Mendes/Nasi. Discendenti di ebrei spagnoli e portoghesi forzati alla conversione (i cosiddetti conversos o Nuovi Cristiani, secondo la definizione di Francisco Bethencourt), i Mendes - convertiti all'ebraismo col nome Nasi, in ebraico "principe" - costruirono un impero commerciale che si trasformò in una macchina perfetta per l'intelligence. Gracia Nasi (nata Beatriz de Luna) e il nipote Joseph Nasi (nato João Miques) furono al centro di questa rete, usando i loro traffici di spezie, pietre preziose e tessuti per tessere alleanze e raccogliere informazioni in tutta Europa e nel Levante. Stabilitisi nell'Impero Ottomano verso il 1570 dopo la cacciata dal Portogallo e due brevi soggiorni ad Anversa e Venezia, i Nasi trovarono in Costantinopoli il luogo ideale per consolidare il loro potere. Joseph Nasi divenne uno degli uomini più influenti alla corte del sultano Selim II, agendo da consigliere personale; è ancora dibattuto il suo ruolo nel consigliare al Sultano di attaccare i veneziani nella guerra di Cipro (1570-1573). Attraverso una fitta trama di agenti - mercanti, ambasciatori, medici ebrei e convertiti cristiani - i Nasi monitoravano i movimenti di Venezia, della Spagna e persino dei piccoli stati italiani. La loro forza stava nella mobilità e nella discrezione: sfruttavano la diaspora ebraica dalla penisola iberica come una rete naturale di informazione che collegava Lisbona, Anversa, Venezia, Salonicco e Gerusalemme. La storia dei Mendes/Nasi rivela come, in un Mediterraneo frammentato da guerre di religione, l'intelligence potesse nascere non solo dalla forza militare o diplomatica, ma anche dalla resilienza di comunità perseguitate capaci di trasformare il commercio in potere politico. Ne sapevano qualcosa i veneziani: in una sua relazione, l'ambasciatore straordinario a Costantinopoli Andrea Badoer scrisse che Nasi era "di grandissimo danno non solo alla serenità vostra, ma ancora a tutta la cristianità, perché essendo lui capo di tutta la nazione sua, ed avendo intelligenza in ogni loco, e per tutte le parti del mondo, fa sapere a sua maestà molte imperfezioni dei principi, che causano poi grandissime rivoluzioni negli stati". L'intelligenza di cui parla Badoer era proprio l'intelligence, fondamentale per i veneziani come già spiegato in una pillola precedente.
Giacomo Tacconi, Secrets Beneath the Waves. The Impact of Intelligence Networks on Mediterranean Strategies at the End of the Sixteenth Century (tesi di laurea magistrale discussa il 6 novembre 2024, Università di Bologna).
Francisco Bethencourt, Strangers Within. The Rise and Fall of the New Christian Trading Elite, Princeton, Princeton University Press, 2024.
Sito: Eugenio Albèri, Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, serie III, vol. 1, Firenze, Clio, 1840, p. 361, Internet Archive (Consultato maggio 2025)
12/04/2026