ARTICOLO DEL GIORNO

20/02/2026

La regina guerriera che si fece cristiana

La storia di Njinga Mbande, regina di Ndongo e Matamba

Illustrazione ottocentesca di Njinga prodotta dal disegnatore francese Achille Deveria (1800-1857). Qui raffigurata come ancora giovane, probabilmente agli inizi del suo regno, visse fino 80 anni, cosa piuttosto insolita per l'epoca. - Commons Wikimedia.

Nel 1624, Njinga Mbande, la sorella del defunto sovrano Ngola Mbande, divenne regina del regno di Ngongo, nell’ Africa sud-occidentale. Due anni prima era stata battezzata con il nome di Anna de Sousa per motivi politici, senza pienamente aderire alla fede cattolica. Diversi anni dopo, i portoghesi ripresero ad aggredire il suo regno, come avevano fatto ai tempi di suo nonno, suo padre e suo fratello. Njinga abiurò dunque il cattolicesimo, cominciando a cercare alleanze contro i portoghesi. Inizialmente si associò agli Imbangala, noti anche come Jagas. Questi erano gruppi di guerrieri semi-nomadi, noti per i loro cruenti rituali che prevedevano sacrifici umani e atti di cannibalismo. Njinga aderì a questi gruppi, cominciando a partecipare a tali riti e guidare gli Imbangala in guerra. Anni dopo, si alleò anche con gli olandesi, rivali dei portoghesi nell’area. Dopo decenni di guerre, nel 1648 Njinga decise di tornare a tentare la via della diplomazia: attraverso alcuni frati cappuccini fatti prigionieri, tentò di avviare dei contatti con il papa, al fine di ottenere sostegno diplomatico contro i portoghesi. Fu in questo contesto che avvenne un suo sincero riavvicinamento alla fede cattolica. Njinga, infatti, guarì miracolosamente da una malattia recitando delle preghiere cristiane, e soprattutto, parlando con i frati cappuccini, si convinse che il cristianesimo fosse la religione più adatta per legittimare una regalità forte e moderna come quella che lei desiderava. Ella, dunque, si dissociò dai guerrieri e dai riti Imbangala, riconvertendosi ufficialmente e stabilendo un accordo con i portoghesi nel 1656. Da qui iniziarono i suoi sforzi di cristianizzazione del regno di Ndongo. Njinga, che da allora riprese a farsi chiamare anche Anna, fece costruire numerose chiese, scuole per i bambini e seminari per la formazione del clero locale, invitando numerosi missionari nel suo regno e promuovendo il battesimo dei neonati. La capitale del regno, Kabasa, fu ribattezzata Santa Maria di Matamba, i sacrifici umani e il cannibalismo furono vietati e numerosi xingula, gli sciamani locali, furono arrestati o consegnati come schiavi ai portoghesi. Njinga si batté anche contro la poligamia, ampiamente praticata nella regione; tentò di dare il buon esempio ripudiando i suoi numerosi amanti e concubini e sposandosi in chiesa con un giovane cristiano di nome Sebastiao. Il suo più grande successo si ebbe quando fu riconosciuta da papa Alessandro VII come la regina di un regno cristiano; questo avvenne nel 1661, due anni prima della morte di Njinga, avvenuta nel 1663.

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Bibliografia:

Linda M. Heywood, Njinga of Angola: Africa's Warrior Queen, Harvard University Press, 2017

Autore:

Leone Buggio, studente triennale dell'Università Ca'Foscari di Venezia

Data di pubblicazione:
20/02/2026