Il Khanato universale
Costruire un impero su cumuli di teschi
La Statua equestre di Gengis Khan, inaugurata nel 2008 a Tsonjin Boldog in Mongolia, è attualmente la statua equestre più alta del mondo.
Nel 1279 d.C., 24 milioni di chilometri quadrati e un quarto degli esseri umani viventi erano sottoposti alla leadership di un unico sovrano: Kublai Khan, immortalato anche dall’omonimo poemetto di Coleridge. Fu il più vasto impero con continuità territoriale mai esistito, il doppio di quello romano, e il più vasto in assoluto dopo il British Empire.
Quell’immenso potere era, quasi interamente, frutto delle imprese compiute dal ben più celebre e temuto nonno di Kublai: Temüjin, meglio noto come Genghis Khan. La spietatezza genocida di Temüjin superò gli scontri etnici e familiari che costellavano i clan della Mongolia e ne rivolse la violenza predatoria verso obiettivi espansionistici, perseguiti con efficienza. All’inizio del 1200, era piuttosto diffusa tra i mongoli l’idea che, unendosi, avrebbero ottenuto un enorme potere militare.
Facendosi passare per emissario di Tengri, il dio del cielo, Temüjin sostituì al tradizionale sistema di fedeltà tribale un nuovo apparato di potere verticistico. Similmente a quanto avvenne poi per l’Impero ottomano, la totale centralità governativa rese possibile a soggetti di umili origini l’ottenimento delle più alte cariche, a danno della nobiltà di sangue. Il Gran Khan non ebbe solo un approccio brutale, ma anche pratico. Equipaggiamenti quali l’arco composito e l’armatura di seta, nonché il largo uso di sofisticate macchine d’assedio, rendevano il suo esercito innovativo. L’orda sterminò qualcosa come 40 milioni di persone, cancellò splendide città mediorientali, come Merv, e schiacciò la civiltà Tangut in Cina, spazzandone via i magnifici monumenti e bruciandone le biblioteche. Tuttavia, permise agli autori superstiti delle civiltà sottomesse, per esempio allo storico persiano ʿAṭā Malik Juwaynī, di raccontare l’accaduto con dovizia di particolari, proprio al fine di terrorizzare i potenziali nemici. Riaprì la via della seta, la pose sotto controllo e unificò la burocrazia dei territori conquistati. Durante la Pax mongolica, nella prima metà del XIV secolo, l’Asia visse una fase di bassa conflittualità e scambi fiorenti, sebbene edificata su montagne di teschi create a macabra imitazione degli ovoo tengristi.
Articolo Sito: Ivan Ferrari, Il Sovrano Oceanico, La Tigre di Carta, N.24, settembre 2021 (consultato 2024)
Ala Ad Din Ata Malik Juvaini, The History of the World Conqueror, Franklin Classics Trade Press, novembre 2018
Ed. italiana Ala Ad Din Ata Malik Juvaini, Gengis Khan, il conquistatore del mondo, traduz. Gian Roberto Scarcia, Milano, Il Saggiatore - Mondadori, ottobre 1962
Ferrari Ivan
09/02/2026