ARTICOLO DEL GIORNO

10/02/2026

L’importante è essere organizzati…

Le case di tolleranza durante la Seconda Guerra Mondiale

Soldati italiani in Russia - Wikimedia

Un fenomeno, poco indagato dal punto di vista sociologico e della ricerca storica sulle guerre, è la sessualità dei militari al fronte. I soldati combattevano lontano da mogli e fidanzate, in condizioni fisiche e psicologiche difficili.

Nelle memorie o nei diari dei soldati non si parla apertamente dei rapporti sessuali con ragazze dei luoghi di combattimento, ma nessuno era indifferente alla questione. Non lo erano i tedeschi della Wehrmacht, come i giovani dell’Armir durante la Campagna di Russia.

La richiesta del capo di S.M. della “Ravenna”, Paolo Ducros, dell’apertura di bordelli, per evitare la diffusione di malattie veneree e il contatto con eventuali collaboratrici dei partigiani, dimostra le consuetudini dei militari italiani, ad avere rapporti con ragazze russe. Dopo Ducros, anche il capo di S.M. della “Torino”, Turrino, comunicava l’intenzione di aprire case di tolleranza per ufficiali, sottoufficiali e truppe, utili sia sul piano psicologico che igienico-sanitario.

Importante l’organizzazione. Un ufficiale medico era incaricato di visitare le donne e qualora fossero state riscontrate malattie veneree non avrebbero potuto lavorare e sarebbero state curate. Il comportamento imposto era rigoroso. Era vietata “la somministrazione di bevande di qualsiasi genere, il baratto o lo smercio di oggetti, derrate, schiamazzi, canti e clamori di ogni specie”. Il comando si occupava della distribuzione dei preservativi e dove organizzare i bordelli. Ovviamente non pochi erano i problemi, uno dei quali la carenza di luoghi adatti. Gli “alloggi” dovevano essere arredati con il mobilio necessario, “tutto di requisizione”, illuminazione, suppellettili, vitto per le donne, legna e carbone per il riscaldamento forniti dagli enti locali militari. La tenutaria della casa provvedeva al pagamento dei rifornimenti.

Naturalmente non era facile reclutare prostitute in zona, in quanto non era nella cultura russa la prostituzione sotto il controllo delle autorità, che non specificavano, nei loro regolamenti, a chi rivolgersi o come convincere le donne a prostituirsi, ma è noto che in una delle case del reparto “Ravenna” c’erano solo 4 donne, una tenutaria e una donna di fatica.



Bibliografia:

Maria Teresa Giusti “La campagna di Russia 1941-1943”- Società editrice Il Mulino-2018

Autore:

Paola Clerici

Data di pubblicazione:
10/02/2026