ARTICOLO DEL GIORNO

11/10/2026

Essere più francesi dei francesi

Gli ebrei d'Algeria e il grande amore per la Francia

"Donne ebree sul balcone ad Algeri" dipinto del 1849 del pittore francese Theodore Chasserieu (1819–1856). - Commons Wikimedia. 

Nel 1830, i circa 15 mila ebrei d’ Algeria assistettero alla conquista francese del paese, pensando che avrebbe semplicemente sostituito una dominazione (quella turca e mussulmana) con un'altra. Ancora non sapevano invece che quell’evento avrebbe cambiato per sempre la loro storia.

Per secoli gli ebrei avevano vissuto in Algeria come dhimmi. Essi potevano praticare la propria religione e gestire internamente alla loro comunità e le proprie dispute legali, tuttavia, dovevano pagare una tassa aggiuntiva, la jiza. Inoltre, non potevano praticare numerose professioni, possedere terre, armi o cavalli, vestire di verde (poiché era il colore dell’islam), di rosso (poiché era il colore dei turchi) o indossare scarpe diverse dai sandali.

Dopo la conquista francese dell’Algeria, il governo francese, convinto che, rispetto agli arabi, gli ebrei fossero più facilmente civilizzabili, decise di favorire e assimilare questi ultimi, anche nella logica del “dividi et impera”. Il governo cercò dunque di secolarizzare le comunità ebraiche, facendo studiare i bambini in scuole francesi e riducendo la tradizionale autorità dei rabbini.

Nel 1870, il ministro della difesa Adolphe Cremieux, egli stesso ebreo, concesse la cittadinanza francese a tutti gli ebrei d’Algeria. Ciò accelerò il loro processo di assimilazione. Le élites ebraiche, sempre più spesso, parlavano il francese, svolgevano professioni prestigiose, erano secolarizzati e vestivano alla occidentale, i loro figli andavano a  studiare in Francia e le donne si emancipavano. Essi si consideravano sempre più francesi e sempre meno ebrei, considerando la Francia come la Grand Nation che li aveva liberati ed emancipati. Molti di loro dimostrarono un grande patriottismo arruolandosi nell’esercito francese durante la Prima Guerra Mondiale.

Tuttavia, il regime di Vichy, nel 1940, revocò la cittadinanza agli ebrei. Nonostante ciò, essi continuarono a riconoscersi nella “Francia buona” e nei suoi valori laici e repubblicani Molti ebrei, dunque, collaborarono con gli anglo-americani per la liberazione di Algeri nel 1942. Nel 1954, allo scoppio della Guerra d’Algeria, essi si dimostrarono diffidenti all’idea di un’Algeria indipendente, temendo, nonostante le promesse del FLN, la perdita dei loro diritti e il ritorno delle discriminazioni. Nel 1960, essi chiesero e ottennero da De Gaulle di essere assimilati giuridicamente ai francesi d’Algeria.

Alla nascita dell’Algeria indipendente, seguì l’esodo di circa 135 mila ebrei. Quasi tutti scelsero di emigrare in Francia, nel paese che già da tempo avevano eletto come la propria patria.



Bibliografia:

Richard Ayoun, De l’émancipation à l’exode brutal des Juifs d’Algerie, in La fin du judaisme en terres d’islam, a cura di Shmuel Trigano, Editions Denoel, 2009

Allouce-Benayoun Joelle, Les Juifs d’Algérie. Du dhimmi au citoyen francais, in Les Juifs d’Algerie. Une histoire de ruptures, a cura di Allouce-Benayoun Joelle e Dermenjian Genevieve Presses Universitaires de Provence, 2015.

Autore:

Leone Buggio, studente magistrale in "European History" presso l'Università degli Studi Roma Tre e l'Université Paris Cité.

Data di pubblicazione:
11/10/2026