ARTICOLO DEL GIORNO

09/01/2026

Crespi d’Adda, il villaggio operaio ideale

Il sogno utopico di industriali illuminati nel XIX secolo

Foto dall'alto del villaggio di Crespi d'Adda in cui si distinguono la fabbrica e le abitazioni degli operai costituite da villette a schiera nei pressi - "lombardianotizie.online"

Il XIX secolo era periodo di forte industrializzazione per la Lombardia, ma al prezzo di condizioni igieniche, fisiche e psicologiche degradanti per i lavoratori sia nelle fabbriche che negli alloggi. In questo contesto, la famiglia di industriali tessili Crespi si distinse per l'adozione di idee umanitarie a favore dei propri operai. Cristoforo Crespi aveva fondato la fabbrica tessile e costruito i primi alloggi per gli operai nel 1877 a Trezzo sull'Adda. In seguito, furono decisivi gli apporti culturali del figlio Silvio, che nella sua formazione aveva assimilato ideali filantropici; i due promossero un progetto abitativo e lavorativo che tenesse conto delle più innovative norme igieniche per prevenire infortuni e favorire il riposo. I locali della fabbrica furono resi più ampi e illuminati. Gli operai furono sistemati in una serie di villette a schiera in modo da riservare a ogni famiglia uno spazio abitativo adeguato e fornito di verde. La ditta si incaricava anche di altri servizi necessari alla vita: la scuola, gli uffici religiosi, le attività ricreative. Tutto questo all'interno di un insieme organico e autosufficiente. Anche riguardo la sicurezza sul lavoro, la lunghezza dei turni, il lavoro minorile e i salari, i Crespi si distinguevano nel panorama degli industriali per filantropia ed umanità sostenendo riforme in favore deglli operai. Pur nel persistere di differenze di classe, i dipendenti della ditta Crespi che abitavano nel villaggio si dicevano fortunati per le condizioni di vita. Tuttavia, si trattava di un sogno utopico, destinato ad infrangersi in parte contro le lotte operaie, ma soprattutto contro le logiche economiche di mercato, che facevano di una ditta la quale si sobbarcasse numerosi oneri per il benessere dei suoi operai, un attore economico poco competitivo. La crisi del 1929 costrinse i Crespi a cedere la fabbrica a causa dei debiti accumulati non riuscendo più a recuperarne il possesso, nonostante le speranze degli operai. In seguito, la fabbrica e il villaggio caddero sempre più in decadenza, fino alla completa dismissione. Oggi Crespi d'Adda, così venne chiamato l’abitato, rappresenta un grande museo di archeologia industriale.



Bibliografia:

Luigi Cortesi, Crespi d'Adda. Villaggio ideale del lavoro, Grafica e Arte - Bergamo -1995

Autore:

Lopiano Emanuele - Laurea magistrale in Scienze storiche - Università degli Studi di Milano

Data di pubblicazione:
09/01/2026