La pizza napoletana è americana
Nascita e sviluppo di un prodotto italiano (forse)
Una pizzeria nella New York degli anni '50 - Immagine generata con IA.
In un articolo pubblicato sul "Journal of Asian Studies" nel 1970 dal professor Leopold Fisher - noto con il nome monastico di Agehananda Bharati - veniva teorizzato il "pizza effect": si tratta di un processo tramite cui un elemento di una determinata cultura viene trasportato in un'altra cultura, dove conosce una trasformazione. Una volta trasformato, ritorna nel contesto originale prendendo posto dell'elemento iniziale. Per descrivere questo fenomeno culturale, il Professor Bharati utilizzò proprio la pizza: questo perché la pizza nell'Ottocento non era il simbolo di buon cibo e benessere, bensì il simbolo di condizioni sociali ed economiche disperate come quelle della città di Napoli. Infatti, le caratteristiche comuni di questa focaccia, già di per sé molto diffusa nel contesto mediterraneo (ad esempio la greca pita), erano la scarsissima qualità e la povertà degli ingredienti. Erano poi gli stessi napoletani a disprezzare questo prodotto: la scrittrice Matilde Serao in uno dei suoi romanzi più importanti, Il ventre di Napoli (1884), prese la pizza e ne fece il simbolo del degrado che affligge la città all'indomani dell'ennesima epidemia di colera; il giornalista Gaetano Valeriani racchiuse il suo pensiero nella frase: "Sono antichissime tra di noi le pizze, ma meglio non fosser mai nate!". La pizza conobbe un profondo cambiamento all'inizio del Novecento con la grande emigrazione dal Sud Italia, durante la quale molti italiani giunsero in massa negli Stati Uniti d'America, in particolar modo nella città di New York: secondo alcune statistiche, all'alba della prima guerra mondiale più di 800.000 italiani vivevano nella Grande Mela. La maggiore disponibilità economica della popolazione americana e una maggiore disponibilità di ingredienti resero la pizza il piatto che è oggi: da cibo di strada a piatto da ristorazione. Le pizzerie divennero un punto di ritrovo anche per gli italiani emigrati, che potevano ora permettersi piatti arricchiti di nuovi ingredienti, a differenza dei piatti poveri e monotoni che erano costretti a mangiare in Italia. Le leggende attorno alla pizza - come quella riguardo alla regina Margherita di Savoia - sono di recente tornate in voga per il rilancio turistico della città; come scrivono Daniele Soffiati e Alberto Grandi: "La storia si vende ed è un ottimo fattore di promozione. La cosa diventa preoccupante quando a vendersi sono gli storici…"
Agehananda Bharati, "The Hindu Renaissance and its Apologetic Patterns", Journal of Asian Studies, vol. 29, n. 2 (1970): 267-287.
Alberto Grandi e Daniele Soffiati, La cucina italiana non esiste, Milano, Mondadori, 2024, pp. 96-108.
14/04/2026