ARTICOLO DEL GIORNO

12/04/2026

Una rete di spie

La rete di informatori sefarditi dei Mendes/Nasi

Mercanti/spie nel Mediterraneo del '500 - Immagine generata con IA. 

Nel tardo Cinquecento, mentre il Mediterraneo era incendiato da conflitti tra cristiani e musulmani (come la guerra di Cipro), una rete invisibile di spie attraversava i confini religiosi e politici: era la rete sefardita al servizio della famiglia Mendes/Nasi. Discendenti di ebrei spagnoli e portoghesi forzati alla conversione (i cosiddetti conversos o Nuovi Cristiani, secondo la definizione di Francisco Bethencourt), i Mendes - convertiti all'ebraismo col nome Nasi, in ebraico "principe" - costruirono un impero commerciale che si trasformò in una macchina perfetta per l'intelligence. Gracia Nasi (nata Beatriz de Luna) e il nipote Joseph Nasi (nato João Miques) furono al centro di questa rete, usando i loro traffici di spezie, pietre preziose e tessuti per tessere alleanze e raccogliere informazioni in tutta Europa e nel Levante. Stabilitisi nell'Impero Ottomano verso il 1570 dopo la cacciata dal Portogallo e due brevi soggiorni ad Anversa e Venezia, i Nasi trovarono in Costantinopoli il luogo ideale per consolidare il loro potere. Joseph Nasi divenne uno degli uomini più influenti alla corte del sultano Selim II, agendo da consigliere personale; è ancora dibattuto il suo ruolo nel consigliare al Sultano di attaccare i veneziani nella guerra di Cipro (1570-1573). Attraverso una fitta trama di agenti - mercanti, ambasciatori, medici ebrei e convertiti cristiani - i Nasi monitoravano i movimenti di Venezia, della Spagna e persino dei piccoli stati italiani. La loro forza stava nella mobilità e nella discrezione: sfruttavano la diaspora ebraica dalla penisola iberica come una rete naturale di informazione che collegava Lisbona, Anversa, Venezia, Salonicco e Gerusalemme. La storia dei Mendes/Nasi rivela come, in un Mediterraneo frammentato da guerre di religione, l'intelligence potesse nascere non solo dalla forza militare o diplomatica, ma anche dalla resilienza di comunità perseguitate capaci di trasformare il commercio in potere politico. Ne sapevano qualcosa i veneziani: in una sua relazione, l'ambasciatore straordinario a Costantinopoli Andrea Badoer scrisse che Nasi era "di grandissimo danno non solo alla serenità vostra, ma ancora a tutta la cristianità, perché essendo lui capo di tutta la nazione sua, ed avendo intelligenza in ogni loco, e per tutte le parti del mondo, fa sapere a sua maestà molte imperfezioni dei principi, che causano poi grandissime rivoluzioni negli stati". L'intelligenza di cui parla Badoer era proprio l'intelligence, fondamentale per i veneziani come già spiegato in una pillola precedente



Bibliografia:

Giacomo Tacconi, Secrets Beneath the Waves. The Impact of Intelligence Networks on Mediterranean Strategies at the End of the Sixteenth Century (tesi di laurea magistrale discussa il 6 novembre 2024, Università di Bologna). 

Francisco Bethencourt, Strangers Within. The Rise and Fall of the New Christian Trading Elite, Princeton, Princeton University Press, 2024. 

Sito: Eugenio Albèri, Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, serie III, vol. 1, Firenze, Clio, 1840, p. 361, Internet Archive (Consultato maggio 2025)

Autore:

Giacomo Tacconi - Dottore Magistrale Unibo 

Data di pubblicazione:
12/04/2026