ARTICOLO DEL GIORNO

13/06/2026

L'Arabia prima dell'Islam

Il contesto sociale, economico e religioso della penisola arabica prima di Maometto

Illustrazione turca risalente al 1848 raffigurante una veduta dell'area sacra della Kaaba alla Mecca. Nella cultura islamica si è soliti indicare l'era precedente l'avvento di Maometto come jahiliyya, termine traducibile come "ignoranza", in riferimento alla mancanza di conoscenza del vero monoteismo. - Commons Wikimedia

Fin dal I millennio a.C. la penisola arabica fu abitata da popolazioni nomadi di lingua semitica, note come beduini, dall’arabo bidwa, traducibile con "deserto" o "solitudine". Questi erano dediti all’allevamento di dromedari, pecore e capre e in seguito anche al commercio, alla razzia e al mercenariato. Le tribù beduine, perennemente in guerra tra loro, col tempo fecero del commercio la loro principale fonte di ricchezza. La penisola arabica era infatti il punto d’incontro delle merci che dal Corno d’Africa, dall’India e dal sud-est asiatico giungevano nelle città mesopotamiche e mediterranee. Soprattutto a partire dal V secolo d.C., i commerci con la Siria, la Persia e l’Etiopia si intensificarono. Nella penisola circolavano spezie, aromi, avorio, legname, perle, tessuti e medicinali. I beduini prendevano le merci dai porti del Bahrein, dell’Oman e dello Yemen, la regione più meridionale della penisola, nota anche ai romani come Arabia Felix per la sua fertilità, e percorrevano il deserto dell’Hegiaz fino alle città della Mesopotamia. Fu in questo contesto che si svilupparono, a partire dalle oasi in cui sostavano le carovane, città come Petra, Palmira e soprattutto La Mecca. La storia della Mecca è indissolubilmente legata alla storia della Pietra Nera custodita nella Kaaba, già allora venerata dagli arabi. I beduini infatti veneravano i Bethelim, pietre ritenute di origine celeste nella quale si credeva risiedesse la forza divina. Dal punto di vista religioso, le tribù beduine erano essenzialmente politeiste, venerando un pantheon di tre divinità femminili e diversi spiriti benigni o maligni. Tuttavia, esse erano anche in contatto col monoteismo di ebrei e cristiani, motivo per cui riconoscevano l’esistenza di un Dio superiore, che già allora chiamavano Allah. La presenza della pietra nera nella Mecca attirava numerosi pellegrini, facendone derivare, assieme al commercio, una grande ricchezza. La città era allora controllata dalla tribù dei Quraysh, di cui faceva parte anche la famiglia da cui sarebbe nato Maometto. La prosperità della Mecca era tale che, nel 570 d.C., passato alla storia come “l’anno dell’elefante”, il viceré etiope dello Yemen tentò di conquistare il santuario della Kaaba guidando il proprio esercito in groppa al suo elefante. Secondo la tradizione, tuttavia, l’elefante, giunto di fronte al santuario, come per miracolo si rifiutò di proseguire la propria marcia. Il 570 coincide anche con l’anno di nascita del personaggio destinato a cambiare la storia della penisola arabica e di buona parte del mondo, ovvero Maometto.



Bibliografia:

Franco Cardini, Marina Montesano, Storia medievaleUniversità Le Monnier, 2019

Justin Marozzi, Imperi islamici. Quindici città che riflettono una civiltà, Einaudi, 2020

Autore:

Leone Buggio, studente magistrale in "European History" presso l'Università degli Studi Roma Tre e l'Université Paris Cité

Data di pubblicazione:
13/06/2026