Il Che Guevara dei cattolici
Vita e morte di un prete rivoluzionario
Fotografia di padre Camilo Torres. Per quanto la sua vicenda sia certamente atipica, nella storia dell'America Latina vi furono anche altri sacerdoti che imbracciarono le armi per cause rivoluzionarie, in primis i padri fondatori del Messico, Miguel Hidalgo e José Maria Morelos, nella lotta di liberazione anti-spagnola. - Commons Wikimedia.
Campagna colombiana, febbraio del 1966. Un gruppo di guerriglieri comunisti tende un’imboscata a una brigata di militari. I soldati rispondono al fuoco e uno dei guerriglieri rimane ucciso nel tentativo di recuperare la propria arma. Apparentemente è la tipica immagine da Guerra Fredda sudamericana, tranne per un piccolo dettaglio. Il guerrigliero comunista rimasto ucciso è un prete.
Questo prete si chiamava Camilo Torres, ed era nato a Bogotà nel 1929. Di famiglia borghese, liberale e anticlericale, terminati gli studi superiori si iscrisse a giurisprudenza, che però abbandonò poco dopo, desiderando diventare prete. I suoi genitori non la presero bene, e cercarono di impedirglielo, ma non ci fu verso: entrò in seminario e nel 1954 fu ordinato sacerdote. Nel 1955 si trasferì in Belgio per specializzarsi in sociologia. Qui entrò in contatto con esponenti del cristianesimo sociale e delle lotte anticoloniali, che contribuirono a sviluppare il suo pensiero. All’epoca erano molti i futuri rivoluzionari dei paesi del Terzo Mondo che radicalizzavano le loro idee in Europa. Non a caso, anche Pol Pot e Ho Chi Minh si erano formati a Parigi.
Tornato in Colombia, nel 1959 divenne professore di sociologia all’università di Bogotà, per poi essere allontanato a causa dei conflitti con l’arcivescovo. Si convinse che l’unico modo per destituire l’oligarchia che governava la Colombia era creare un’alleanza tra cattolici e marxisti e ricorrere alla lotta armata. Nel 1965 fondò dunque il Frente Unido del Pueblo, una piattaforma che raccoglieva diverse anime della sinistra colombiana. La sua attività appariva ormai ai suoi superiori inconciliabile col suo ruolo di sacerdote, motivo per cui abbandonò formalmente l’abito talare. Nello stesso anno, si unì all’Ejercito de Liberacion Nacional, un movimento di guerriglieri comunisti ispirati dalle tattiche di Che Guevara e addestrati a Cuba. Cominciò a diffondere dei proclami in cui la rivoluzione era presentata quasi come un obbligo morale per il cristiano che intendeva amare veramente il suo prossimo e attuare la vera carità. La sua morte per mano dei militari avvenne nel corso della prima azione di guerriglia a cui prese parte.
Dopo la morte, il suo mito si diffuse in buona parte del Sud America e dell’Europa, venendo celebrato da cantautori e poeti uruguaiani, cileni, messicani e italiani. Divenne una sorta di “Che Guevara dei cattolici”. Lo stesso regime cubano gli intitolò una scuola. Per l’occasione, Fidel Castro invitò la vecchia madre di Camilo, che ai tempi di certo non lo aveva incoraggiato a seguire i suoi ideali.
Lucia Ceci, La fede armata. Cattolici e violenza politica nel Novecento, il Mulino, 2022
Masssimo De Giuseppe, Gianni La Bella, Storia dell'America Latina contemporanea, il Mulino, 2019
Leone Buggio, studente magistrale in "European History" presso l'Università degli Studi Roma Tre e l'Université Paris Cité
11/07/2026